Cambiamento climatico in Veneto: il nuovo meteo e quel battito d’ali perduto

Cattura e inanellamento sul Pizzoc (foto Francesco Mezzavilla)

Sulla Pedemontana di Treviso rischiano l’estinzione diverse specie di uccelli, mentre bussano all’uscio nuovi insetti. Quali sono i fenomeni naturali che stanno cambiando? Ne parliamo con il biologo Francesco Mezzavilla

TREVISO. Uccelli in via di estinzione, altri che si auto-confinano sulle montagne più alte, nuovi insetti asiatici o africani che da alcuni anni si sono piazzati in pianta stabile nel Veneto. Il cambiamento climatico ormai bussa alle porte.

Le estati sempre più calde, con ondate di calore prolungate, e gli inverni troppo miti sono la regola, accompagnate da perturbazioni sempre più forti e violente. Ne parliamo con Francesco Mezzavilla, biologo, libero ricercatore, oltre 150 pubblicazioni al suo attivo soprattutto in campo naturalistico e ornitologico, per dieci anni presidente del Centro italiano studi ornitologici (Ciso).

Il primo effetto del surriscaldamento in atto, ci spiega, lo si vede sugli insetti: voraci locuste africane, cimici asiatiche, coccinelle arlecchino (harmonia axyridis) di origine asiatica e zanzare africane ormai si sono stabilite nella Marca e nel Veneto come a casa propria.

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La marcia degli insetti

Gli uccelli hanno problemi diversi. A pagare il prezzo più alto sono i migratori, che devono attraversare habitat assai differenti fra loro e talvolta molto instabili. Si pensi ai volatili che ogni primavera partono dall’Africa sub sahariana per giungere fino a noi: di mezzo c’è il deserto che cresce ogni anno che passa e il viaggio si fa più lungo e difficoltoso. Nell’area del Niger, poi, l’uso degli antiparassitari nelle colture è sempre più intenso. Noi non ce ne accorgiamo, ma le conseguenze di quel che avviene in Africa giungono direttamente sull’uscio di casa nostra.

Si pensi all’averla piccola, che fino a 20 anni fa si vedeva tranquillamente fra i vigneti, oggi è quasi scomparsa perché anche il nostro habitat è cambiato. Si pensi alla rondine, diminuita del 30 per cento.

Oppure alla balia nera, che da qualche anno – disorientata dai cambiamenti climatici – arriva da noi troppo presto (10-15 giorni prima) e non trova gli insetti necessari allo svezzamento dei piccoli.

La misura di questo calo la si ha salendo sul monte Pizzoc o sul Colle San Giorgio, vicino ad Asolo, dove i naturalisti praticano da decenni gli avvistamenti e il conteggio degli individui di ogni specie di volatile.

[VIDEO] Chi ci ruba le rondini e gli altri migratori

Chi ci ruba le rondini

E poi in Cansiglio e sul Grappa c’è lui, il kaiser, il gallo cedrone che rischia seriamente l’estinzione. Ormai vive a quote sempre più alte dove si adatta all’interno di “isole”, ecosistemi separati fra loro che quindi riducono le occasioni di incontro e quindi la diversità genetica.

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Non perdiamoci il gallo cedrone

Ma non è una faccenda che riguarda solo i volatili. Se la fauna di grossa stazza per ora alle nostre latitudini non manifesta importanti conseguenze, il cambiamento climatico è un campanello d’allarme per ogni ricercatore impegnato a capire i fenomeni naturali in corso anche nella Marca e nel Veneto. Come dire: si comincia dalle rondini ma non si sa dove si va a finire. Quel che è certo è che alcune conseguenze indirette sull’uomo si intuiscono già.

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Clina, per chi suona la campana

LA NOSTRA INCHIESTA. Questo articolo si inquadra in un più vasto progetto d’inchiesta sul cambiamento climatico in Veneto. Sarà un lavoro lungo e impegnativo, ma lo riteniamo imprescindibile. Nel video qui sotto il condirettore Paolo Cagnan illustra questo percorso d'approfondimento con lo scrittore Matteo Righetto, che ci accompagnerà in questo viaggio che vuole mappare l'esistente e tracciare la strada per il futuro: non c'è più tempo. Ecco i temi di cui ci occuperemo.

Cambiamento climatico in Veneto, la nostra inchiesta con Matteo Righetto

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