Tokyo, ora tocca al talento friulano Milan: tutto pronto a Buja per seguire la corsa di Jonathan

BUJA. Dieci e zero due, ora olimpica italiana. A Tokyo, per la precisione al velodromo di Izu, scende in pista il quartetto azzurro dell’inseguimento nelle qualificazioni. Obiettivo: andare forte, fortissimo e sbarcare al primo turno di domani con intatti i sogni di medaglia, pure pregiata.

Per tutti è il quartetto di quel fenomeno che si chiama Filippo Ganna e Simone Consonni, Francesco Lamon e Jonathan Milan.


Per il Friuli, e in particolare a Buja, è semplicemente il quartetto di Milan. Il più giovane, vent’anni anni di potenza si pensa per lo più ancora inesplorata. La pista è velocissima, aria condizionata e bassa pressione atmosferica faranno volare i quartetti con bici, accessori e abbigliamento costruiti con tecnica aerospaziale. Il ct Marco Villa darà fiducia ai “Frecciarossa” protagonisti del bronzo ai Mondiali di Berlino 2000, quello in cui baby-Milan fu inserito a sorpresa dopo il primo turno e poi frantumò il primato italiano con 3’46”353. In quattro chilometri. Perché l’obiettivo è inseguire in pista la squadra avversaria per quattro chilometri. A oltre sessanta all’ora. Dopo il Mondiale arrivò il Covid. Da quel giorno niente raffronti o gare per studiare i rivali. Australia e Danimarca, l’oro di Berlino, in pista a Tokyo in questi giorni sono state “spiate” a correre in pazzeschi tempi da 3’40”. Tranquilli, Ganna, quattro ori nell’inseguimento individuale e, post Covid, un Mondiale su strada a crono condite da sette tappe al Giro è una garanzia.

E poi c’è Jonny, il pupillo di “Pippo”, come lo stesso campione della Ineos ci aveva confermato lo scorso ottobre.

Siamo andati a casa Milan a Buja per farvi conoscere meglio il ragazzo-jet friulano. Ne siamo usciti con una certezza: tre quarti dei successi di uno sportivo arrivano dalle famiglie in cui sono cresciuti. Le storie da Tokyo in questi giorni lo dimostrano, pure quelle olimpiche di ieri.

Prima di casa Milan, che è poi l’impresa di famiglia “Creazioni Tessili” sulla strada per Santo Stefano, c’è appunto Buja. Il paese dei ciclisti: Alessandro De Marchi, maglia rosa al Giro e a Rio 2016 con l’Italbici, Asia Zontone, che ha appena fatto il Giro donne, due squadre di ciclismo fucina di talenti: la Bujese e la “Jam’s bike”, che sta per Jonathan, Asia e Matteo i figli di Flavio Milan, ex fenomeno tra i dilettanti e papà del nostro Jonny e di Matteo, e Marco Zontone, ora presidente della Bujese. Un intreccio di...ciclismo.

Buja freme, è in ansia, trepida. Due enormi grandi sulla rotonda della Osovana e davanti a duomo e Municipio incitano Jonny, quel ragazzino educato che saluta tutti quando passa in paese uscendo in allenamento e che, alla fine capiremo perché, nessuno riesce più a seguire. Il sindaco Stefano Bergagna ha pure dato al ragazzo una bandiera del Friuli da portare in Giappone. Poi casa Milan, un covo di stoffe, tendaggi colorati, impiegati laboriosi. Una mamma, cuore di mamma, orgogliosa un sacco ma già in piena fibrillazione, che ci attende. «Jonny ci ha chiamati ieri – spiega – per la prima volta una videochiamata, era il mio compleanno. Sta bene, è concentrato», spiega Elena, maestra per vent’anni a Udine e poi catapultata in azienda e famiglia. Spunta Matteo, 16 anni, corre in bici (e bene) nel Team Danieli tra gli juniores. «Sogno di correre tra i pro con mio fratello, magari un giorno alle Olimpiadi», spiega. È la fotocopia di Jonny, con qualche centimetro in meno. «Tranquilli – spunta papà Flavio, che col Caneva tra i dilettanti a cavallo tra anni ’80 e ’90 faceva soffrire gente come Simoni e Pantani – Jonathan era anche più basso. Fino a 16 anni era il più piccolo nelle foto delle squadre, facevi fatica a trovarlo, poi...Ora è alto 1.94 e pesa 84 kg». Puntualizza il “fratellino”: «Anche se ci vogliamo un bene dell’anima, fa in tempo a rubarmi i vestiti perché abbiamo le stesse misure: ecco sì, per i vestiti scambiati riusciamo anche a litigare».

Interviene “maestra” Elena. Parla e dispensa orgoglio. Con i piedi ben piantati a terra, come tutti i friulani. «Stiamo vivendo un’atmosfera surreale in questi giorni, credo che le Olimpiadi per Jonny siano un sogno, corre già tra i pro nella Bahrain Victoriuus a vent’anni, il sogno di un corridore, ha già vinto medaglie a Mondiali e Europei, maglie tricolori, ma i Giochi... a solo 20 anni».

E poi, annotare con cura: «Questo per lui è un ulteriore percorso di crescita iniziato da quando era piccolo in famiglia. Lui è molto legato alla famiglia. Passo dopo passo siamo arrivati a questo nella nostra “squadra-famiglia”». E ora? «Ferie, due settimane, l’azienda chiude “per Olimpiadi”, dipendenti avvertite appena Jonathan ha ricevuto la convocazione. Tanto staranno tutte davanti alla tv a vederlo perché qui siamo una famiglia. Andremo, speriamo fino alle finali di mercoledì a ora di pranzo, a vedere le gare Ursinins Grande, la nostra borgata». Il bar da Ugo diventerà un ciclistico Milan club.

E saranno in tanti. Perché tutti in paese hanno seguito la parabola di quel bimbetto messo in bici da papà e che pian piano ha cominciato ad accelerare. «Era il 2018 – ricorda papà Flavio – correva per la Sacilese, squadra che lo ha preparato alla grande e coccolato per tre anni come poi ha fatto il Team Friuli, e da juniores ha battuto ai campionati regionali a cronometro un azzurro come Frigo del Team Danieli. Lì allora...». Pensi: il ragazzo jet del Freciarossa di Ganna e l’ex stella dei dilettanti, col sogno (svanito) di Seoul 1988 e Barcellona 1992 e un anno solo, causa guai fisici, da pro all’Amore&Vita, andranno spesso in bici...Invece: «Impossibile – spiega papà Flavio – due settimane fa ci ho provato, parte e va a 45 all’ora fisso». Matteo annuisce, capita anche a lui. Spesso. Arriva la nonna materna Marcella: «Forza Jonny, ha sempre un pensiero per i nonni, faccio già il tifo per lui». Corri Milan corri. A quasi settanta all’ora inseguendo un sogno.

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