La gioia di Gabriella Dorio: «Gianmarco e Marcell mi hanno fatto piangere. Che abbracci, tanta roba»

La padovana di Veggiano e la prova di Jacobs che porterà slancio: «E guardate cosa ha combinato Sibilio: è in finale nei 400 ostacoli»

PADOVA. Provate voi a vincere una medaglia d'oro ai Giochi olimpici e a rivivere, 37 anni dopo, le stesse emozioni di una serata da sogno come quella di Los Angeles 1984 guardando prima Gianmarco Tamberi e pochi minuti dopo Marcell Jacobs apporre il proprio nome nel libro d'oro di Tokyo 2020, con i successi strepitosi nel salto in alto e nei 100 metri piani.

Un lungo, intenso brivido che percorre il proprio corpo e poi, Gabriella Dorio?

«Sono ancora qui che ho gli occhi gonfi, perché tutt'e due mi hanno fatto piangere».

E ancora: «Mi sono commossa quando ho visto “Gimbo” e il suo amico-avversario del Qatar convocati dal giudice di gara, che chiedeva loro se avessero intenzione di “spareggiare” per il primo posto. È stato bellissimo quel gesto di voler salire sul gradino più alto del podio insieme. Come suol dirsi, tanta roba...».

Oggi 64enne, padovana di Veggiano ma vicentina d'adozione, splendida protagonista della finale dei 1.500 metri nell'edizione americana delle Olimpiadi, la Dorio ha seguito ieri dal vivo, nella sua casa vicino a Bassano, entrambe le gare degli azzurri, con vicino a sé il marito e il figlio Davide.

«Non abbiamo neppure pranzato, avevamo due televisori accesi perché ogni tanto il collegamento saltava, e abbiamo esultato come se ci fossi stata lì io».

«AVEVO PRESO 15 MILIONI DI LIRE»

Facile riannodare il filo con il passato glorioso. Oggi la signora Dorio-Spigarolo è accompagnatrice ufficiale delle squadre giovanili della Fidal, un dirigente federale rispettato e ascoltato, ma per lei è tutto normale.

«Io che vivo dentro questo sport, proprio a contatto con i giovani, seguo la loro crescita passo dopo passo. Non pensate solo a Marcell e a Gianmarco, guardate cosa ha combinato Alessandro Sibilio, nei 400 ostacoli: 22 anni ed è in finale nei 400 ostacoli. Sino a qualche tempo fa non sapeva neppure cosa fossero le scarpe chiodate. Con le giovanili si lavora davvero bene».

Gabriella sorride se le si chiede quanto ha fruttato, economicamente parlando, il suo storico oro nel mezzofondo: «Quindici milioni di lire, l'equivalente di 7.500 euro, forse qualcosina in più. Poco? Quelli erano i premi (ora un vincitore della medaglia d’oro ne riceve 180 mila dal Coni, ndr), e ho pure il sospetto che pagassero di più quelle dei maschi che non delle donne».

LA MATURITA’ E LA COMPOSTEZZA

Il confronto, poi, si allarga all'atteggiamento dei giovani in campo nazionale e, soprattutto, internazionale.

«Dobbiamo capire che la scuola è importante per i nostri ragazzi, è da lì che si parte. Hanno una mentalità diversa rispetto ai miei tempi, oggi la gran parte di loro è laureata, sono svegli, bene educati, formati. Accettano anche le sconfitte con dignità, ma la voglia di arrivare è tanta. E quando sono impegnati in eventi, con trasferte e viaggi faticosi, la loro compostezza ed educazione mi sorprende. Per questo spero in altri Tamberi e Jacobs».

«CAMBIA LA VITA»

Ma quanto può cambiare la vita di un atleta un oro olimpico? «Eh, in effetti, un po' ti cambia. Personalmente ho condotto un'esistenza abbastanza normale, anche se non nego che la popolarità sia aumentata in modo consistente. Adesso, chi si fregia dell'oro convive con ben altre attenzioni, a livello mediatico e di sponsor». A proposito di media, lei come festeggiò quel trionfo?

«Vuole la verità? Il giorno dopo, quando tutti mi aspettavano per la conferenza-stampa di rito, me ne andai con il marito a Disneyland, comunicando che preferivo le... attrazioni di Walt Disney».

Quando si dice: farla in barba ai giornalisti. 

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