Scherma olimpica flop, i veleni di Cipressa: «Basta insulti e faide interne»

Lo sfogo del commissario tecnico del fioretto azzurro in risposta alle critiche piovute sui risultati deludenti del suo settore. 

TOKYO. «Non ho alcuna voglia di censurare le critiche che mi vengono mosse, purché esse siano costruttive e non si limitino a una violenza verbale inaudita e insulti pesanti e gratuiti che scaturiscono da odi, antipatie personali e faide di fazioni opposte».

È lo sfogo di Andrea Cipressa, ct del fioretto azzurro in risposta alle critiche piovute sui risultati deludenti del suo settore. Tra queste, anche la ex fiorettista Elisa Di Francisca, che lo aveva definito «non all'altezza». «Voltafaccia 'disgustosì», ha scritto Cipressa su facebook. «Sputa veleno nel piatto in cui ha mangiato». 

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Sotto processo. Un medagliere di un'edizione olimpica con tre argenti e due bronzi rappresenterebbe un bilancio eccellente per (quasi) tutti gli altri sport azzurri: non è, non può essere così per la scherma, da sempre il forziere italiano dell'oro ai Giochi estivi, e invece uscita da Tokyo 2020 con le ossa rotta. Tanto che il presidente del Coni, Giovanni Malagò, all'ANSA parla «di un ambiente da ricostruire» e i dirigenti e i tecnici guardano già allo spazio da dare ai giovani nei prossimi tre anni che condurranno a Parigi 2024.

«L'assenza di un oro pesa», deve ammettere il presidente federale, Paolo Azzi. Oggi la Federscherma si attendeva dall'ultima prova delle Olimpiadi giapponesi uno scatto d'orgoglio, con la squadra di fioretto maschile chiamata a cancellare un fastidioso «zero» nella casella degli ori, come non succedeva da Mosca 1980.

Negli annali a Cinque cerchi resterà invece vuota. E dire che nella prima edizione che includeva tutte le armi, l'Italia era una delle poche a schierare tutte le squadre. In quella di fioretto, gli azzurri Alessio Foconi, Daniele Garozzo e Giorgio Avola (che ha sostituito l'infortunato Andrea Cassarà sono stati sconfitti nel primo scontro, quello dei quarti di finale, dal Giappone per 45-43.

Una debacle clamorosa, anche in considerazione dell'argento nella prova individuale di Garozzo, crollato insieme a Foconi (molto deludente la sua Olimpiade), mentre merita la sufficienza solo Avola, entrato «a freddo» e costretto a vivere un «incubo: non volevo chiudere in questa maniera».

Rileggendo la storia delle ultime tre Olimpiadi, appare evidente la discesa della scherma italiana, che aveva chiuso Londra 2012 con tre ori, due argenti e due bronzi e Rio 2016 con un oro e tre argenti. Con tre argenti (oltre a Garozzo, Luigi Samele nella sciabola e la squadra di sciabola maschile) e due bronzi (le squadre di fioretto e spada femminili), Tokyo 2020 va quindi in archivio con più medaglie (ma senza l'oro) rispetto alla precedente edizione, lasciando spazio a un processo che sarà sicuramente lungo e ricco di polemiche.

La prima parola è stata quella di Malagò, sibito dopo l'eliminazione della squadra di fioretto maschile. «Premesso che lo sport italiano e il Coni devono essere eternamente grati alla scherma, i risultati a Tokyo sono stati profondamente deludenti: ci aspettavamo ben altro».

È «grandissima» l'amarezza del numero uno del Coni che nelle sue «richieste» è stato molto chiaro: «Ora ci vuole una profonda riflessione da parte della federazione, tra tre anni ci sono i Giochi di Parigi: da domani si deve lavorare per ricostruire un ambiente».

Un ambiente che già nei scorsi giorni era stato infiammato dalle accuse espresse da Elisa Di Francisca (oro nel fioretto femminile a Londra 2012) in particolare contro il ct del fioretto, Andrea Cipressa che, secondo l'olimpionica, andrebbe sostituito al più presto con il ritorno di Stefano Cerioni. Lo stesso

Cipressa è stato da molti criticato anche per aver inserito nel quartetto del fioretto femminile (una volta il Dream Team italiano e a Tokyo solo quarto) la figlia Erica. Tutti elementi che faranno parte del processo.

La difesa spetta al presidente della Federscherma, Paolo Azzi.

«Il bilancio - ha ammesso - non può essere soddisfacente. È mancato l'oro, e questo pesa. E sono mancate medaglie in specialità da cui era lecito attenderle: ma - ha aggiungo Azzi - a mente fredda vedremo anche gli elementi positivi».

A cominciare dai giovani. «Da oggi le gerarchie olimpiche si azzerano: i giovani proveranno a scalzare i vecchi, i vecchi a difendere il loro posto. Spero solo che l'attività internazionale torni alla normalità per poterli mettere alla prova».

Idea condivisa dal capo delegazione della scherma italiana a Tokyo 2020, Maurizio Randazzo, che si è detto «in disaccordo con chi parla di flop» della scherma. «Non è stata un'Olimpiade negativa, è mancato l'oro, forse anche a causa del covid che ha fatto saltare quasi tutte le gare intenzionali. Oggi è finito un ciclo olimpico, da domani ci occuperemo di quello che porterà a Parigi».

Prima, però, bisognerà affrontare il processo alla scherma: la sentenza finale potrebbe portare a diversi cambiamenti. 

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