Ecco l’alta velocità a Tokyo 2020: la specialità regina dei 100 metri mai così incerta

Marcell Jacobs, 26 anni, nato in Texas, si è trasferito con la madre in Italia quando era piccolo

Le donne in finale stasera, gli uomini si sfidano nelle batterie. Sogniamo con i tempi spettacolari di Jacobs e speriamo nell’impresa di Tortu

DALL’INVIATA A TOKYO. Si sposta il vento anche piantati nell’umidità. Alla prima batteria dei 100 metri già si sente l’aria che cambia, il ritmo che sale, la frenesia.

Le donne hanno iniziato subito, vanno in finale stasera e vanno pure di fretta: in batteria in sei sotto gli 11 secondi. È un bell’andare quando non si ha neanche bisogno di spingere. Gli uomini entrano in pista oggi, ore 12,45, ed è il festival dello scatto in avanti che ci trascina tutti dopo un anno e mezzo a rilento. Usciamo idealmente dai blocchi insieme con gli sprinter. In cerca di libertà e di futuro.

Primi 100 metri senza Usain Bolt dal 2000 e in mezzo la velocità è stata stravolta, prima esperienza senza pubblico per una gara da brivido che gioca con l’alternanza tra silenzio e rumore. L’attesa che si riempie di improvviso baccano, gli uomini più veloci del mondo presentati nel frastuono e poi la calma assoluta dentro al caos. Uno sparo, il boato di uno stadio pieno che condivide il brivido dell’accelerata e riparte il frastuono. Stavolta non funziona così, si va in modalità muto. Gli atleti dicono che per loro la gara dura troppo poco e non sentono nulla, sono lanciati dietro a un cronometro, in una corsia dentro al tunnel del vento che potrebbe anche stare su un altro pianeta, ma all’ingresso dello stadio ognuno avverte la folla a modo proprio e la reazione sarà inedita. Così come la festa.

Primi 100 metri ad alta tecnologia, le scarpe da record capaci di abbassare tutti i tempi della strada qui si vedranno con il modello disegnato per la pista e pure lei è ben diversa dal solito. La Mondo l’ha addirittura vulcanizzata per esaltare le prestazioni. Soprattutto prima avventura con due italiani che ambiscono alla finale, al maschile non è mai successo, mai un azzurro nell’intera storia dei Giochi. Marcell Jacobs ci punta deciso, eletto uomo del destino dopo una stagione di tempi spettacolari, un personale da 9”95, un avvicinamento calibrato e una voglia che si mangia i minuti. Non si nasconde: «Mi fa piacere che le persone ci contino, che si aspettino un risultato, vuol dire che in tanti credono in me». Non è solo anche se è decisamente quello più avanti: Filippo Tortu ha aperto la strada e ora insegue, in casa e fuori. Non ha trovato i cronometri che cercava ma si è preparato per tirarli fuori qui e non è il tipo che stecca i grandi appuntamenti. In due, tra i tanti, in questi 100 forsennati senza qualcuno che possa metterci sopra il nome fin da ora, senza padrone e senza giamaicani in grado di catturarli.

Il favorito è americano, Trayvon Bromell, 26 anni, un’ostinata umiltà che lo fa sembrare meno credibile delle credenziali che presenta: è il leader dell’anno in 9”77 eppure Jacobs lo ha già battuto, in Diamond League, a Montecarlo. In quella sfida ha vinto Ronnie Baker che qui torna tra i candidati al successo. Nei pronostici sta avanti l’America e dietro c’è molto mondo, il Sudafrica di Simbine, il Canada di De Grasse, talento sparso, possibilità ottime e zero dominatori. Tutto aperto, anche per noi. Saranno 100 metri elettrici, ci possono portare dove non siamo mai stati, almeno con gli uomini perché in realtà con le donne l’Italia è salita pure sul podio di questa spettacolare specialità e chissà perché ce lo ricordiamo poco e male.

Siamo nel 1960, a Roma e la torinese Giuseppina Leone, nata nel 1934, si prende una medaglia destinata alla storia. Era stata in finale pure quattro anni prima, a Melbourne, però nulla, come se non fosse successo nonostante il suo bel sorriso con il bronzo al collo si veda in molte fotografie. Altri tempi, presi a mano tra l’altro e altra partecipazione, alle olimpiadi non era presente l’intero universo. Eppure della gloria di Livio Berruti, oro sorprendente nei 200 metri nello stesso anno e con la stessa concorrenza si rievoca giustamente ogni dettaglio e di quel terzo posto da pioniera si è persa la memoria.

Le ragazze hanno sempre faticato a prendersi la scena dei 100 metri e per dare uno strattone pure a questa percezione sono partite fortissimo. Marie Josée Ta Lu, Costa d’Avorio,10”78 senza forzare, Elaine Thompson, Giamaica, campionessa in carica, 10”82 in frenata negli ultimi 30 metri e Shelly-Ann Fraser-Pryce, Giamaica, che vuole essere la prima donna a vincere tre ori nella specialità, 10”84 guardandosi alle spalle prima di arrivare. Si ritroveranno in semifinale, ore 12,15 e poi sul rettilineo con vista medaglie (ore 14,50), decise a scatenare la velocità. Portateci con voi. 

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