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Campioni a Tokyo, le sliding doors di Frigo: «Via i baffi per l’argento. Gli eroi? Phelps e Greg»

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Voleva il calcio, la mononucleosi l’ha portato allo stile libero. Manuel, ora sulla bocca di tutti per lo storico exploit condiviso con il vicentino (di Schio) Thomas Ceccon, da piccolo aveva in testa solo il calcio e solo a pallone voleva giocare

TREVISO. Dietro a un argento olimpico si nascondono le sliding doors. Dietro all’impresa della staffetta veloce a Tokyo ci sono passaggi cruciali che orientano una carriera. Se Manuel Frigo può godersi la gioia più bella, deve tutto all’ostinazione di mamma Vanna. Ed è probabile che la famiglia del velocista di Castione di Loria, in queste ore di emozioni impagabili, abbia riavvolto il nastro e ripensato agli esordi. Perché Manuel, ora sulla bocca di tutti per lo storico exploit condiviso con il vicentino (di Schio) Thomas Ceccon, da piccolo aveva in testa solo il calcio e solo a pallone voleva giocare.

«Ma mia moglie ha insistito, voleva a tutti i costi che prima si prendesse i brevetti del nuoto. Della serie: prima fai come ti diciamo, poi buttati pure sul calcio», ricorda papà Danilo. Il risultato è quello che tutti apprezzano dall’alba di ieri: Manuel s’è tuffato nell’agonismo, il nuoto non l’ha più mollato.

VASCA DOLCE VASCA

Il battesimo è stato a 7-8 anni: prima al Centro Nuoto Cittadella, poi a Rosà. Il suo primo allenatore? Claudio Priamo, che l’ha seguito fino a tre anni fa. Un talento forgiato al Team Veneto, con cui Manuel è tuttora tesserato. Di fatto le basi della carriera (e qualcosa di più) le ha gettate con la società del presidente Davide Pontarin («Soddisfazioni che ripagano dal dolore delle restrizioni degli ultimi due anni»), prima che nel 2018 optasse per il grande salto a Roma, individuando nell’allenatore Claudio Rossetto il mentore del salto di qualità culminato nella medaglia olimpica. Ma la lunga avventura a Rosà merita la sottolineatura di un altro momento-chiave: «I miei esordi sono stati a dorso, facevo i 200», ha raccontato Manuel prima dei Giochi, «Così è andata fino a 16-17 anni. Poi, per via della mononucleosi, rimasi fermo tre mesi. Al ritorno in acqua, per recuperare, mi suggerirono di puntare inizialmente sullo stile libero. E, con il passare del tempo, notavo miglioramenti nella specialità. Così mi buttai sui 100, i tempi erano confortanti per l’età: cambiai strada. Con la Nazionale ho fatto la Coppa Comen da dorsista: non ero malaccio, ma per fortuna ho virato sullo stile libero».

GALLIERA, TERRA DI CAMPIONI

L’argento olimpico racchiude tre province: papà Danilo è di Rosà, mamma Vanna di Galliera. E proprio a Galliera, dove è cresciuta la fortissima pallavolista Paola Egonu, Manuel ha abitato fino a 12 anni. Curiosi incroci geografici, terra di campioni e irrefrenabili passioni. Poi il velocista azzurro si è trasferito a Castione di Loria: lì vivono i genitori, la sorella Debora e il fratello Fabio (calciatore al Bessica: qualcuno in famiglia il pallone non l’ha messo da parte). Lì Manuel li raggiunge quando può, ormai buona parte dell’anno lo passa nella capitale. Papà Danilo, ora operaio per un’azienda di lavorazione carni a Ramon, ha gestito per tanti anni un distributore di benzina a Cassola. E la scorsa notte ha dormito pochissimo: «Tutti svegli già dalle 3, il nuoto vogliamo seguirlo tutto. Certo, una medaglia da Manuel non ce l’aspettavamo proprio». Eppure il figlio, diplomato perito meccanico al Cavanis di Possagno, chiari segnali nell’ultimo biennio li aveva dati: basti pensare al debutto con la Nazionale senior al Mondiale 2019, suggellato da uno splendido quarto posto. Eppure il ragazzo con il nuoto non ha mai scherzato: non vai a Roma per caso, trovando nel padovano Luca Dotto il migliore compagno d’allenamento possibile.

ADDIO AI BAFFI

Eppure le prime dichiarazioni di Frigo sono quelle di un campione quasi spaesato, che ha realizzato il sogno cullato da bambino: «Non so cosa dire, era impensabile già stare qui, è tutto fantastico. Questa medaglia mi ripaga dei sacrifici. Ho tagliato tutto, pure i baffi per il podio». Via i baffi e la mente che torna a Rio 2016: «Quando mettevo la sveglia per gustarmi Gregorio Paltrinieri e la 4x100 di Michael Phelps», riferiva prima di volare a Tokyo. Ora subito dietro gli Stati Uniti, c’è la sua staffetta. Un podio mai centrato dall’Italia, un’impresa che nasce dall’ostinazione di mamma Vanna. E da quella volta in cui un guaio fisico l’aveva costretto ai box: da dorsista di buon livello a velocista capace un decennio dopo di lasciarsi alle spalle i colossi australiani.

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