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Covid in Veneto, Ricci (Zooprofilattico): «Variante Delta per 8 casi su 10, ma il vaccino rimane efficace»

L’andamento dell’epidemia osservato dall’Istituto zooprofilattico che monitora le mutazioni. Ricci: «Gli immunizzati possono infettarsi ma difficilmente poi trasmettono la malattia» «

PADOVA.Prima era il virus di Wuhan, poi quello inglese, ora indiano. Anzi, Delta, secondo l’alfabeto greco. Continua a mutare lo scenario della pandemia. E non solo per i saliscendi delle curve dei contagi, dei ricoveri e dei decessi; ma perché a cambiare è lo stesso virus. Materia che è quotidianità per Antonia Ricci, direttrice dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, impegnata a studiare le continue mutazioni del Covid.

Dottoressa, qual è il virus in circolazione in questo momento in Veneto?

«Dei campioni che ci arrivano, 9 su 10 sono di variante Delta, che ha soppiantato in maniera rapidissima le altre mutazioni, diffondendosi con una velocità elevatissima. Certo, noi riceviamo soprattutto test provenienti dai focolai, ma comunque credo che l’indiana rappresenti oltre l’80% del virus in circolazione in Veneto. Un dato statisticamente significativo sarà disponibile la settimana prossima, con il sequenziamento dei 145 tamponi positivi raccolti “random”, che ci fornirà un dato comparabile con quello delle altre regioni».

Ci sono differenze di copertura tra i diversi vaccini a nostra disposizione?

«No, tutti funzionano sulla gravità della malattia. Chi completa la profilassi è protetto, ma già chi è sottoposto a solo una dose è più tutelato rispetto a chi non è stato vaccinato. Per ora non sono state individuate varianti più aggressive, ma solo più contagiose. Certo è che la Delta si sta diffondendo tantissimo, quindi è lecito attendersi un aumento di ospedalizzazioni e decessi tra i non vaccinati».

Sono stati individuati dei casi tra i vaccinati, non arriveremo mai all’immunità di gregge?

«I vaccinati possono infettarsi, ma la profilassi riduce di molto la possibilità di trasmettere il virus. La settimana scorsa, abbiamo registrato due casi tra i dipendenti dell’istituto. Entrambi vaccinati, sono stati contagiati dai figli. Ignorando di essere positivi, sono venuti al lavoro. Bene, tra i colleghi non è avvenuto un solo contagio».

Cosa significa elevata contagiosità, è sufficiente incrociarsi per strada?

«No, non è sufficiente incrociare una persona positiva per strada, senza mascherina, per contrarre il virus di mutazione Delta. Ma l’uso della mascherina è obbligatorio all’aperto, in presenza di assembramenti. E l’assembramento si verifica in tutti i casi in cui non è possibile stare ad almeno un metro di distanza dalle altre persone».

Abbiamo parlato della variante Delta, ma le altre?

«Praticamente non esistono più. Continuiamo a registrare qualche caso di mutazione inglese. Degli ultimi 211 campioni analizzati, tre erano di variante brasiliana, due nel Vicentino e uno nel Veronese. Per il momento, non abbiamo visto la mutazione Epsilon, diffusa soprattutto negli Stati Uniti. È una variante di interesse, ma non preoccupante, e l’Ecdc sostiene non ci siano evidenze per cui ritenere che sfugga ai vaccini».

La vaccinazione che non prosegue a tappeto sta aprendo la strada a una nuova variante resistente alla profilassi?

«Speriamo di no, ma la scienza non può dirlo, perché le mutazioni sono del tutto casuali. Il virus più circola e più ha la possibilità di mutare. E, di conseguenza, più facilmente possono emergere variazioni pericolose. Ma si tratta di eventi casuali, legati alla replicazione virale: il più delle volte il virus crea delle mutazioni per lui inutili. Mica ha un’intelligenza. Pensare che muti per resistere è pura fantascienza».

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