Flor: «Ci sono state tre epidemie da Covid, il boom di morti al Nord è inspiegabile»

Luciano Flor

L’analisi del segretario generale della sanità durante il dibattito a palazzo Ferro Fini

VENEZIA. E se è persino il direttore generale della Sanità Luciano Flor a parlare di «spiegazioni a cose di cui nessuno sa dare spiegazioni», riferendosi allo tsunami Coronavirus che ha inondato la nostra regione… L’ammissione è arrivata il pomeriggio del 4 maggio, al principio del suo intervento, parte dell’audizione-fiume nella commissione sanità del consiglio regionale.

Sorta di “lectio magistralis” sulla gestione della pandemia, che ha avuto come relatori i personaggi - chiave dell’organizzazione in Veneto: il governatore Zaia in primis, l’assessora alla Sanità Lanzarin, poi Flor, il coordinatore del comitato di crisi Paolo Rosi, la direttrice della Prevenzione Francesca Russo e dell’Istituto Zooprofilattico Antonia Ricci.

Il presupposto è chiaro a chiunque: il Settentrione è l’area che, in Italia, ha sofferto di più. La Lombardia è stata messa in ginocchio, il Veneto è stato colpito con violenza durante la seconda ondata. Ma differenze anche importanti ci sono persino tra province, se non tra comuni. Evidenze che sono state comprensibilmente l’innesco per una serie di domande, alla ricerca di una spiegazione che consentisse di unire i punti.

Ma questa spiegazione, che in tanti vorrebbero apparisse limpidamente, spiega Flor, non c’è. «L’epidemia in Italia non è una, ma sono almeno tre, come sono tre le aree geografiche. C’è un’epidemia che riguarda solo il nord, dove la mortalità è superiore a 0,22%. I dati sono più bassi al centro e ancora più bassi in qualche regione del sud, a macchia di leopardo. Non c’è alcuna spiegazione».

Ancora meno, se si circoscrive ulteriormente l’area in considerazione, perché l’epidemia ha seguito binari diversi persino con coordinate geografiche simili, sostiene ancora il numero uno della sanità regionale. «Le tre ondate non sono sincronizzate al nord. L’epidemia si è accanita con tempi diversi. La prima ondata ha fatto un disastro in Lombardia. Di sicuro Veneto, Emilia, Liguria, Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Trentino e Friuli sono le regioni più colpite. Ma i tempi sono diversi e non ci sono spiegazioni. Cercare di fare confronti sui dati di mortalità, di assistenza, di incidenza è un esercizio fantastico. A me piace, perché sono un appassionato di statistica, ma non ci dice nulla» l’ammissione di impotenza.

«Nessuno ha ancora spiegato perché in Veneto la seconda ondata sia stata così violenta e non lo sia stata la terza» prosegue Flor. Un tentativo di spiegazione, in realtà, è stato ripetutamente abbozzato dallo stesso Zaia, che da mesi motiva l’impatto devastante con l’arrivo della variante inglese. Da capire allora perché, nonostante i numeri, il Veneto sia una delle pochissime regioni a non avere abbandonato la zona gialla, in dicembre. Ma questo è un altro tema, comunque affrontato nel corso dell’audizione.

Continua Flor: «Nessuno ci spiega perché improvvisamente, dal 31 dicembre, l’epidemia da noi scompare e il 24 febbraio riparte. Perché poi si ferma di nuovo il 10 aprile e perché questo non accade in tutte le regioni del nord. Noi non abbiamo cambiato nulla: non siamo diventati più bravi, non abbiamo fatto cose straordinarie: quello che facevamo a dicembre continuavamo a farlo uguale a febbraio. Quando il contagio arretrava in Veneto, questo cresceva in Emilia, Lombardia, Friuli e Trentino. Perché? E non mi si parli degli spostamenti della gente tra regioni...» prosegue il direttore generale della Sanità regionale, restringendo ulteriormente il campo.

«In Veneto l’epidemia ha avuto un andamento completamente diverso persino da provincia a provincia, con dati di mortalità e morbilità differenti nel tempo. Questo come si spiega? Noi, le epidemie, le descriviamo. Chi ha la presunzione di pensare di poter intervenire sull’epidemia è meglio che riprenda a studiare» la stoccata.

«Certo questa epidemia ci ha fatto fare cose che mai erano state fatte, come il realizzare quattro - cinque vaccini nel giro di un anno. Ma, prima di sentenziare sull’andamento di un’epidemia, varrebbe la pena studiarla bene e non contestualizzarla nel paesino, nella via, nella provincia. Ci sono focolai che non sono spiegabili. Di dati ne abbiamo tanti: li studiamo e continuiamo a studiarli. Ma una spiegazione chiara di tutto non c’è». —


 

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