Malore in reparto, il primario "antiCovid" Roberto Rigoli ricoverato in Cardiologia

Il primario Rigoli

Causa probabile lo stress per il superlavoro in laboratorio e corsia. Accertamenti in corso all’ospedale per il coordinatore della microbiologie venete responsabile del tracciamento e della lotta al coronavirus

TREVISO. Il dottor Roberto Rigoli, primario della Microbiologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso e coordinatore delle 14 Microbiologie del Veneto alle prese con la gestione dell’emergenza Covid, è ricoverato in unità post-coronarica a Treviso per un malore in corso di accertamenti.

Il medico si è sentito male domenica 14 marzo, mentre era al lavoro. Il cuore ha cominciato a battere con ritmo accelerato. Subito accompagnato in Cardiologia, è stato affidato alle cure dell’équipe guidata dal dottor Carlo Cernetti. Sta eseguendo tutti i controlli necessari per comprendere la natura del disturbo e gli è stato raccomandato massimo riposo.

Una prescrizione arrivata dopo più di un anno che il dottor Rigoli è in prima linea per gestire la partita dello screening contro il coronavirus su scala regionale arrivata a contare oltre 7 milioni 800 mila tamponi analizzati. Un impegno e una responsabilità enormi, che non lo hanno risparmiato dagli attacchi anche personali, per il lavoro svolto.

È nota a tutti la diatriba con il dottor Andrea Crisanti sull’efficacia dei test antigenici rapidi e sulle strategie adottate dal Veneto per contrastare la pandemia. Lui, alle polemiche, ha sempre preferito il lavoro.

«Dobbiamo andare avanti, non possiamo fermarci, i cittadini si aspettando questo da noi» ha sempre detto ai suoi, motivandoli nei momenti più difficili, alle prese con turni massacranti e una mole enorme di campioni da analizzare in una estenuante corsa contro il tempo per arginare l’avanzata dei contagi arrivata ora alla terza ondata.

Ma lo stress è stato tanto e il dottor Rigoli non si è mai tirato indietro. Un impegno massacrante, tra le tensioni della pandemia e le pressanti richieste di colleghi e dirigenti. Rigoli, 64 anni il prossimo 29 marzo, di questi ne ha passati 33 passati a fare il “cacciatore di microbi”, come ama definirsi. Trevigiano, fisico asciutto, ha sempre amato gli sport, la vela in particolare, e la moto.

Negli ultimi dodici mesi, giocoforza, vi ha dovuto rinunciare per lo stress di questo periodo. Ora il suo cuore gli ha mandato un alert, con il quale dovrà fare i conti. Il laboratorio di Treviso è sempre stato la sua vita, con il Covid è diventato la sua seconda casa, l’habitat naturale dove ha preferito andare, rinunciando al clamore mediatico che ad un certo punto lo voleva “protagonista”.

L’Elon Musk veneto del tampone fai da te, lo aveva definito il presidente Luca Zaia in una delle seguitissime conferenza stampa. E ancora l’incarico alla vice presidenza dell’ Associazione Microbiologi Clinici Italiani (Amcli) che tanta soddisfazione gli sta dando per il confronto con la comunità scientifica internazionale.

Ed è nel suo ambulatorio, tra microscopi e macchinari, che domenica il cuore gli ha dato un segnale importante: è ora di fermarsi e tirare un po’ il fiato.

Si è affidato alle cure dei colleghi della Cardiologia e sa di essere in buone mani.

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