Contagi sul lavoro, autunno boom in corsia

La seconda ondata della pandemia presenta il conto: 835 denunce di infortunio Covid, il 78% sono lavoratori della sanità

VENEZIA

Altre 835. Sono le denunce sul lavoro di infortunio da Covid rilevate dal primo al 31 ottobre in Veneto. Di queste, 716 si riferiscono effettivamente a contagi avvenuti il mese scorso, mentre le altre sono rilevazioni di vecchi dati. Indipendentemente da questo, cifre che conducono al totale di 5.443 veneti che hanno contratto il virus sul posto lavoro. Con un’impennata spaventosa proprio nell’ultimo mese.


Il trend

Basti pensare che a settembre i casi rilevati in Veneto erano stati “appena” 299. Ora sono un’infinità: l’8,2% dei contagi avvenuti in tutta Italia sul posto di lavoro (66.781, con 332 decessi), ha avuto origine all’interno di ospedali, fabbriche e uffici della nostra regione. La maggior parte dei casi (il 78%) riguarda lavoratori della sanità e dell’assistenza sociale. Ed è un dato impressionante, con numeri assoluti che superano persino quelli registrati questa primavera, quando il virus è entrato con forza inaudita nei nostri ospedali, cogliendoli alla sprovvista. Dal punto di vista della conoscenza della malattia, ma anche come dotazioni: basti pensare alle polemiche sulla carenza di mascherine, guanti e gel igienizzante. È diverso ora, anche se i dati forniti dall’Inail raccontano un fronte di guerra che appare altrettanto pericoloso.

La mappa

Le province che a ottobre hanno contato il maggior numero di infortuni sono quelle di Venezia (170) e di Belluno (112) mentre, parlando dei dati dall’inizio della pandemia, il territorio che fa registrare i numeri più alti è il Veronese (1.258 casi). Per la maggior parte (7 su 10) si tratta di donne. La fascia anagrafica più rappresentata (il 43%) è quella che va dai 50 ai 64 anni, seguita da persone tra i 35 e i 49 anni (il 36%) e dai 18 ai 34 anni (il 22%). La stragrande maggioranza - il 78%, oltre 4.200 persone - è impiegato nei settori di sanità e di assistenza sociale. Del totale di 5.443 veneti che hanno contratto il Covid sul lavoro, 1.600 sono infermieri, 1.460 sono operatori socio-sanitari e 440 operatori socio-assistenziali dei servizi sanitari e sociali, mentre altri 440 sono medici. Ma poi ci sono anche addetti alla segreteria e agli affari generali, quindi coadiutori, assistenti e impiegati.

Fuori dalle corsie

I contagi negli altri ambienti di lavoro ci sono, ma con dati infinitesimamente inferiori, e riguardano quasi esclusivamente l’ambito dell’industria e dei servizi. Si registrano poco più di un centinaio di casi tra gli addetti alle pulizie (uffici, alberghi, navi, ristoranti, aree pubbliche e veicoli) e altrettanti tra gli artigiani e gli operai specializzati delle lavorazioni alimentari, in particolare nell’ambito della macellazione, come è noto, considerando l’apertura di diversi focolai favoriti dalle basse temperature (celebre è il caso dell’Aia di Vazzola, nel Trevigiano).

Ma si registrano anche positività tra i camerieri e i cuochi dei ristoranti. Dati impressionanti, a cui aggiungere i dieci decessi registrati dall’inizio della pandemia (nessuno a ottobre), a partire da contagi avvenuti sull’ambiente di lavoro: quattro nel Veneziano e altrettanti nel Trevigiano, e poi uno e uno nel Veronese e nel Rodigino. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Minestra di cavolo nero, fagioli all’occhio e zucca con maltagliati di farro

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi