Piste da sci, è pressing sull’Europa: «Risarcimenti per non aprire a Natale»

Austriaci e sloveni sono per l’avvio di stagione, Germania e Francia si allineano all’Italia. Bolzano: «Via libera ai residenti»

BELLUNO. Il premier Conte vuole un “no” condiviso dell’Europa al Natale in pista? La prima risposta è arrivata dal fronte interno. «Siamo pronti anche a non aprire gli impianti di risalita perché, se manca la domanda anche italiana con i turisti di tante Regioni che non potranno spostarsi, non avrebbe senso. Chiediamo, però, chiarezza da parte del Governo », mette le mani avanti , Andy Varallo, presidente di Dolomiti Superski, il più grande comprensorio sciistico del mondo con i suoi 1.200 chilometri di piste e 450 impianti di risalita . «I nostri protocolli non sono contrari a ciò che chiede il Governo: non siamo insensibili, la salute va al primo posto». E poi la stoccata: «Gli altri Stati? Almeno stanno definendo le politiche di ristoro».

Il fronte europeo

La seconda risposta a Conte è dal fronte europeo. E collima, nei fatti con quella di Varallo. Chiuse eventualmente sì, qualora il contagio perduri, ma ristori. In Francia il presidente Macron ha annunciato che «i centri invernali resteranno chiusi fino a dopo le festività e che ci saranno i relativi risarcimenti». In Austria, il ministro del turismo ha risposto “nein” all’Italia, ipotizzando l’avvio natalizio della stagione, senza escludere, però, il fermo degli impianti se Bruxelles si farà avanti. Analogamente la Slovenia. In Germania, invece, il ministro-presidente della Baviera Markus Söder (Csu) è in puntuale sintonia, guarda caso, col presidente del Veneto, Luca Zaia: «Preferirei che avessimo un accordo uniforme a livello europeo: nessun impianto aperto da nessuna parte o nessuna vacanza da nessuna parte», ha ammesso. Solo la Svizzera va in autonomia; qui si scia già, in alcune località, in altre, in Val Blenio ad esempio, Canton Ticino, “gli italiani sono i benvenuti”, anticipa la loro promozione.


Tocca alla Commissione

A questo punto la risposta è attesa dalla Commissione Europea. «Lo sci fa parte dello stile di vita europeo, ma stavolta non ne abbiamo parlato», ha quasi ironizzato ieri il vice presidente della Commissione a Margaritis Schinas a chi gli chiedeva se la chiusura di funivie e telecabine fosse tema in agenda. C’è di che deludersi? No, secondo Zaia, perché è inevitabile, a suo avviso, che almeno in ambito transfrontaliero, al di qua e al di là del confine, ci si metta d’accordo. Altrimenti il rischio è questo: dal monte Elmo, in Val Pusteria, al Pramollo e a Sella Nevea/Bovec, in Friuli e Slovenia, gli sciatori italiani si troveranno senza piste, mentre potranno scendere lungo quelle vicine

La mediazione al ribasso

Una mediazione, ma al ribasso, secondo gli operatori, la suggerisce Arno Kompatscher, presidente della Provincia di Bolzano: si tenti di salvare il salvabile, aprendo gli impianti prima di Natale almeno per i residenti, a gennaio per tutti gli altri. E il primo alleato lo trova sulle montagne dell’Abruzzo. «Sono favorevole a un’apertura anche limitata. Al primo dicembre abbiamo comunque speso l’80% del costo annuale, il restante 20% probabilmente riusciremmo a incassarlo», condivide Fabrizio Di Muzio, gestore della seggiovia di Passolanciano. No, a macchia di leopardo non si può procedere, è invece la convinzione di Zaia. Da qui l’attesa dell’accordo in Europa.

Apertura a dicembre

Intanto gli 80 impianti veneti e i colleghi delle altre regioni insistono per aprire, almeno dal 18 dicembre, comunque lasciando anche loro una porta aperta al Governo se con il Ristori quater dovessero arrivare gli indennizzi. «Riconosciamo la gravità dell’emergenza in attoi», è il commento del presidente nazionale di Anef, Valeria Ghezzi e del presidente regionale Renzo Minella, «ma quello che chiediamo è di essere ascoltati come categoria e di essere trattati come gli altri settori e cioè in base all’andamento del contagio». In Italia ci sono 400 aziende funiviarie che offrono lavoro a 120 mila persone. Innevare i 3.200 km di piste presenti in Italia costa all’incirca 100 milioni di euro ogni anno e una ski area sostiene grossomodo il 70% dei costi totali prima di aprire. «Per questo gennaio, per gli impiantisti, è troppo tardi».

Niente code

Già pronte tutte le procedure per evitare le code alle casse per l’acquisto degli skipass. Faremo poi girare gli impianti alla massima velocità prevista, per far salire le persone più rapidamente e limitare le code all’ingresso. E, in ogni caso, le linee guida all’esame del Cts prevedono il dimezzamento delle portate in funivie e telecabine, il numero chiuso, il tracciamento. E – ricorda Minella – gli sciatori portano tute che sono quasi come gli scafandri, con la protezione della mascherina e gli occhiali. —
 

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