La sanità in trincea contratti prorogati ai direttori, Zaia a caccia di un top manager

Elevato da 140 a 266 mila euro lo stipendio del successore di Mantoan e non si esclude un professionista extra Veneto

VENEZIA. Un’eventualità che si è rapidamente tramutata in certezza. La scossa pandemica che investe il sistema sanitario sconsiglia alla Regione un cambio affrettato ai vertici di Ulss e Aziende, viceversa il contratto dei direttori generali sarà prorogato rispetto alla scadenza naturale del 31 dicembre. Contemplato da un decreto ministeriale, il prolungamento del mandato coinvolgerà tredici figure apicali e avrà, presumibilmente, una durata trimestrale, salvo manifesta indisponibilità degli interessati. Sullo sfondo, procede la ricerca dell’erede di Domenico Mantoan, “zar” dell’Area sanità e sociale per un decennio, migrato infine a Roma, dove abbina il timone di Agenas (il braccio operativo del ministero della salute) alla presidenza dell’Agenzia del farmaco. A Venezia ne ha assunto l’interim Gianluigi Masullo, apprezzato capo del dipartimento bilancio, ma una decisione definitiva al riguardo si impone.

La prudenza di Luca Zaia, par di capire, è dettata da due circostanze essenziali. Anzitutto, il grado di inclusione, mai così elevato, dei dg nella gestione materiale della crisi, con videoconferenze giornaliere che consentono al governatore del Veneto - e agli assessori “guardie del corpo” Manuela Lanzarin e Giampaolo Bottacin - di monitorare nel dettaglio l’attività, i bisogni e le criticità del circuito ospedaliero («Il censimento di personale, materiali e posti letto si estende spesso ai singoli reparti») allargando l’esame ai versanti “sensibili”, dalle cure domiciliari alla profilassi territoriale, con frequenti correzioni in corsa. Problematico, allora, rinunciare al patrimonio di esperienze cumulate, ancor più riavviare il rapporto di sintonia nell’emergenza in atto.


Né, ecco l’altra considerazione, l’opzione di un rinnovo potrebbe limitarsi a qualche riaggiustamento pilotato. Concluso il concorso nazionale, mancano i tempi tecnici affinché la commissione completi l’esame delle candidature entro San Silvestro. Nel frattempo alcune professionialità di rilievo - Luciano Flor (Azienda) e Domenico Scibetta (Ulss) a Padova, Adriano Rasi Caldogno (Belluno), Antonio Compostella (Rovigo) - sono avviate alla quiescenza; altri uscenti, è il caso di Giuseppe Dal Ben (Venezia) e Francesco Benazzi (Treviso), concorrono a traguardi di prestigio; e a scalpitare sono anche l’emergente Mauro Bonin, Carlo Bramezza (Veneto Orientale), il “cavallo di ritorno” Gino Gumirato nonché l’attiva Patrizia Simionato (Azienda Zero). Un caso a parte è quello rappresentato da Francesco Cobello, investito dal ciclone batterico che ha seminato la morte tra i neonati di Verona: salvo sorprese, cederà il passo a Giovanni Pavesi, oggi in forza a Vicenza.

Un puzzle complicato, insomma, che vieta mosse improvvisate. Né va escluso in partenza il ricorso ad un professionista estraneo alla sanità veneta quale successore di Mantoan. Certo, al riguardo era circolato il nome del veterano Dal Ben (senza conferme né smentite da parte di Palazzo Balbi) ma una scelta “interna”, avverte uno stretto collaboratore di Zaia, rischierebbe di innescare risentimenti e tensioni tra gli esclusi. L’ostacolo maggiore - secondo i “cacciatori di teste” - è di natura finanziaria, perché i compensi erogati dalla Regione non reggono gli standard privati. Di qui la mossa del governatore che, in avvio di legislatura, ha firmato una proposta di legge che eleva da 140 a 266 mila euro lo stipendio annuale del top manager innalzando a 65 anni l’età utile alla nomina. Basterà? —


 

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