Ictus, dopo aborto spontaneo ci vuole una prevenzione su misura

Ictus, dopo aborto spontaneo ci vuole una prevenzione su misura
L’interruzione della gravidanza si potrebbe associare ad un rischio addirittura doppio di avere un ictus in età più avanzata. Anche a decenni di distanza. Importanti i controlli mirati, lo studio dei fattori di rischio e l’attenzione agli stili di vita
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Non solo ipertensione, fumo, sovrappeso, diabete e ipercolesterolemia da tenere sotto controllo per ridurre il rischio futuro di ictus. Per le donne, occorre sempre considerare la presenza di eventuali problemi ad avere figli e comunque questo fattore, così come uno o più aborti spontanei, potrebbe influire sui pericoli di andare incontro ad un episodio cerebrovascolare.

La ricerca su 620 mila donne

A segnalare l'importanza di una specifica attenzione per la donna che affronta queste situazioni, con conseguente monitoraggio da parte dei medici, sono i risultati di una ricerca apparsa su British Medical Journal condotta su una grandissima mole di dati dagli esperti dell'Università del Queensland di Brisbane, in Australia.

Gli studiosi hanno preso in esame le informazioni di un progetto di ricerca internazionale che ha osservato quanto avvenuto in quasi 620.000 donne (Il progetto si chiama InterLACE - International Collaboration for a Life Course Approach to Reproductive Health and Chronic Disease Events), andando proprio a valutare nel tempo quanto le difficoltà ad avere figli e gli aborti potessero associarsi, in chiave matematica, ad un incremento del rischio di ictus.

I dati

I risultati fanno sicuramente riflettere. Le donne che avevano problemi di infertilità avevano un rischio del 14% più alto di ictus non fatale. Ma i pericoli crescevano ulteriormente in chi aveva la tendenza a non portare a termine la gravidanza perché incorreva in aborti spontanei. In particolare, il rischio di ictus non fatale era più alto del 35% per chi aveva in un solo aborto, del 27% con due aborti, del 44% con tre. L'aumento del rischio di ictus con decesso del paziente è risultato addirittura dell'82% con un aborto, del 58% con due e di 2,1 volte con tre. Un aumento del rischio del 31% è stato rilevato anche in chi aveva perso il bambino in prossimità della nascita.

Le ipotesi dei ricercatori

Spiegare questa associazione non è semplice. Si possono fare solamente ipotesi. Dietro a questa "sensibilità" particolare della circolazione cerebrale potrebbero esserci cause comuni che interessano l'intero organismo, in termini di condizioni specifiche delle pareti arteriose, come ad esempio reazioni autoimmuni o comunque anomalie che coinvolgono l'endotelio, lo strato più interno della struttura dell'arteria.  

"In questo senso va detto che la placenta è irrorata specificamente da vasi arteriosi e quindi è facile ipotizzare che un fenomeno che la coinvolge in questo senso, come ad esempio un aborto spontaneo, sia la faccia di una stessa "medaglia" che, in senso generale, interessa anche altri vasi, come quelli che portano sangue al cervello - spiega Massimo Del Sette, direttore della Neurologia del Policlinico San Martino di Genova. Ma soprattutto non bisogna dimenticare che esiste un quadro non molto frequente ma comunque da indagare dopo un aborto spontaneo che correla le due situazioni: è la sindrome da anticorpi anti-fosfolipidi, che è appunto caratterizzata dalle due condizioni. In questo caso occorre fare un semplice esame del sangue dopo l'aborto spontaneo per svelare l'eventuale presenza di questi anticorpi, per poi procedere con un trattamento anticoagulante specifico per consentire una nuova gravidanza".

Il ruolo dell'ipertensione in gravidanza e degli stili di vita

Detto che ovviamente esistono altri elementi che possono correlare la dolce attesa con un rischio di episodi cerebrovascolari, primo tra tutti la presenza di ipertensione in gravidanza che va considerata, non bisogna dimenticare che anche aspetti sociali e legati alle abitudini di vita possono influire sui rischi futuri. Gli stessi autori della ricerca segnalano come sia più probabile che le donne con aborti ricorrenti abbiano comportamenti poco salutari (per esempio fumo), obesità e depressione, il che potrebbe contribuire a un successivo rischio di ictus.

"Questa osservazione conferma come la prevenzione dell'ictus deve cominciare in età giovanile e come anche nelle donne il controllo dei fattori di rischio sia fondamentale - fa notare Del Sette. In particolare, in presenza di un aborto, occorre prestare particolare attenzione alla storia clinica della giovane e ad eventuali situazioni simili che si sono osservati in famiglia, per mettere in piedi un programma di monitoraggio e controlli dei potenziali "nemici" della circolazione mirati. Oggi sappiamo che nelle donne l'ictus ha una prevalenza maggiore, anche perché vivono più a lungo, ma stiamo vedendo come anche nelle donne giovani l'ipertensione possa rappresentare un elemento di pericolo da tenere particolarmente presente durante la gravidanza, visto che può incrementare i rischi di attacchi cerebrali legati sia alla circolazione arteriosa sia alla comparsa di trombosi venosa, per disordini coagulativi".

Il monitoraggio precoce

Morale della favola? Sono gli stessi ricercatori australiani a fornire qualche indicazione pratica. Si suggerisce per le donne che presentano abortività e difficoltà ad avere figli "il monitoraggio precoce per i fattori di rischio dell'ictus (come l'aumento della pressione sanguigna, la glicemia, lipidi nel sangue) e la promozione di un programma di stile di vita sano (smettere di fumare, mantenere un peso sano, esercizio fisico) per ridurre il loro eccesso di rischio di ictus in età avanzata".