Tumori, un Piano straordinario per il recupero dell'oncologia post pandemia

Tumori, un Piano straordinario per il recupero dell'oncologia post pandemia
Favo presenta il 14° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici e insieme a All.Can propone 10 'leve strategiche' e 40 azioni concrete per far ripartire l'oncologia
3 minuti di lettura

Non solo una ‘fotografia’ dello stato attuale, ma un piano vero e proprio basato su 10 ‘leve strategiche’ e 40 azioni concrete su Reti Regionali, screening, medicina del territorio, organici, innovazione e cure intermedie. E’ il Piano straordinario di recupero per l’oncologia post-pandemia messo a punto da All.Can e dalla Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia (Favo) che oggi ha presentato il 14° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici nell’ambito della XVII Giornata Nazionale del Malato Oncologico.

I danni della pandemia a carico dell’oncologia

A preoccupare oncologi, associazioni di pazienti e istituzioni è il fatto che entro il 2035 il numero di vite perse a causa delle patologie oncologiche aumenterà di oltre il 24% facendo del cancro la prima causa di morte nella Unione europea. “La pandemia ha rappresentato uno tsunami per i malati di cancro – afferma il direttivo di Favo – e ha portato allo scoperto i deficit strutturali e le contraddizioni del SSN che hanno causato una crisi del sistema. Il grido di allarme sull’emergenza oncologica lanciato da FAVO nel luglio 2020 è stato recepito da Camera e Senato, attraverso risoluzioni approvate alla unanimità con la richiesta al Governo di adottare un Piano Straordinario di Recupero e un Piano Oncologico Nazionale con l’indicazione puntuale di attività, tempistiche e finanziamenti, anche avvalendosi del PNRR.

Il ruolo del volontariato

Per dare un contributo concreto alla risoluzione di questa emergenza, il volontariato oncologico nelle sue varie articolazioni in FAVO e All.Can, avvalendosi dell’esperienza e collaborazione di IQVIA, ancora una volta ha anticipato le istituzioni con l’offerta di un modello di Piano straordinario di recupero e un nuovo Piano Oncologico Nazionale. “Dopo la pandemia – ha dichiarato la Senatrice Paola Binetti – è necessario disporre sia di un Piano straordinario per il recupero dell’oncologia post-pandemia che del nuovo Piano Oncologico Nazionale. I ritardi di accesso alle prestazioni oncologiche non sono ancora stati recuperati; nonostante nel 2021 ci sia stata una ripresa delle attività assistenziali, questa risulta ancora insufficiente. In compenso durante la pandemia è emerso con forza un nuovo modello patient driven, che può essere di grande utilità proprio per valutare sia le leve strategiche del Piano straordinario di recupero per l’oncologia post-pandemia che del nuovo Piano Oncologico Nazionale”.

Un Piano straordinario

Il Piano straordinario di recupero per l’Oncologia post-pandemia deve partire urgentemente dalla programmazione di azioni concrete per migliorare i percorsi Ospedale-Territorio, supportando le Regioni nella concreta attuazione delle Reti Oncologiche Regionali e definendo le modalità di coordinamento tra Ospedale e Territorio per ridurre le liste di attesa. In particolare, bisogna valorizzare i nuovi setting assistenziali previsti dal Pnrr attraverso la riorganizzazione del percorso del paziente oncologico e oncoematologico definendo nuovi modelli organizzativi. E’ urgente anche aumentare gli organici ed allineare lo skill mix tra professioni sanitarie e medici.

Dieci ‘leve strategiche’ e le risorse disponibili

Nel corso della presentazione del Rapporto Favo, si è parlato anche del Nuovo Piano Oncologico Nazionale e dell’esigenza di valorizzare da un lato la medicina di prossimità e dall’altro il ruolo degli Irccs e dei Centri di eccellenza. Tra le necessità emerse anche quella di investire sugli screening oncologici, riqualificare le cure intermedie e l’ADI e aumentare l’accesso all’innovazione scientifica. Esigenze emerse dal modello di valutazione sviluppato da All.Can Italia con il contributo tecnico di IQVIA e con il coordinamento di Favo che identifica 10 ‘leve strategiche’ e 40 azioni concrete da realizzare grazie ai fondi per il Piano Europeo di Lotta contro il Cancro (4 miliardi di euro), il Piano operativo nazionale per la sanità del Mezzogiorno (625 milioni di euro), i finanziamenti previsti dalla Missione 6 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (15,63 miliardi di euro) e gli stanziamenti destinati al recupero delle liste di attesa (circa 1 miliardo).

Le dieci ‘iniziative faro’ del Piano europeo

A fronte delle molteplici risorse disponibili, è però necessario istituire una Cabina di regia per mettere in campo un sistema di governance efficace per il monitoraggio degli obiettivi specifici ed il controllo dell’avanzamento delle attività rispetto alle tempistiche. “Gli effetti indiretti che la pandemia da Covid-19 ha avuto sulla capacità di prevenzione e assistenza oncologica ed oncoematologia - ha evidenziato l’onorevole Elena Carnevali - impongono la messa in atto di un’azione incisiva basata sulle 10 iniziative “Faro” del Piano Oncologico Europeo. Serve utilizzare al meglio le risorse del Fondo Sanitario Nazionale e del PNRR e definire le risorse da assegnare in particolare alla riorganizzazione delle reti oncologiche. È anche per queste ragioni che lo scorso 24 marzo ho chiesto conto al Ministro della Salute delle cause che ancora impediscono l’approvazione del nuovo Piano oncologico nazionale – PON”.


Ribadisce le stesse urgenze anche l’onorevole Angela Ianaro che ha dichiarato: “Occorre avere tempistiche certe sull’approvazione del nuovo Piano Oncologico Nazionale, sul quale abbiamo recentemente sollecitato il Ministero della Salute, e procedere ad un’efficace riorganizzazione delle reti, per superare i divari regionali, e al miglioramento dei percorsi Ospedale-Territorio. Attraverso un modello patient driven, in linea con il Piano elaborato dall’Unione europea, occorre rendere prioritari prevenzione ed equo accesso ai trattamenti innovativi, al fine di promuovere la tutela della salute e migliorare la qualità della vita dei pazienti e dei sopravvissuti alla malattia”.