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Umbria, solo il 9% delle donne con tumore al seno cerca le cure fuori regione

Umbria, solo il 9% delle donne con tumore al seno cerca le cure fuori regione
Le 10 associazioni di Europa Donna - Umbria hanno presentato le loro richieste delle associazioni per migliorare ulteriormente il percorso nei 4 centri senologici del territorio
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In Umbria il percorso di cura delle donne con tumore al seno è garantito e le pazienti non sentono la necessità di recarsi fuori regione. A dirlo sono i dati dell'indagine condotta da APS SenoNetwork Italia sulla migrazione sanitaria in Italia.

Appena il 9% delle donne umbre, infatti, sceglie di essere curata in un'altra regione, contro la media italiana del 20%. E secondo le 10 Associazioni che formano Europa Donna-Umbria, questo dato può migliorare ancora, affrontando le problematiche emerse nei diversi tavoli di lavoro che si sono svolti nell'ultimo anno.

Tra queste, l'importanza di agevolare il rientro delle associazioni all'interno dei 4 centri di senologia, per supportare a 360 gradi le donne che affrontano la malattia. Le associazioni hanno presentato le loro richieste alle Istituzioni regionali, in particolare alla Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, all'Assessore alla Salute Luca Coletto e alla Presidente della III Commissione Consiliare Sanità e Servizi Sociali di Regione Umbria, Eleonora Pace.

"La tappa di Perugia è significativa perché le Breast Unit della regione rappresentano un bell'esempio di luoghi di cura secondo gli standard europei per prevenzione e cura del tumore al seno", dice Rosanna d'Antona, Presidente Europa Donna Italia: "Ma è stata anche l'occasione per rafforzare la relazione istituzionale con le associazioni del territorio. Il dialogo aperto e costruttivo ha consentito di mettere in luce le aree di miglioramento attese dalle oltre 4.000 pazienti rappresentate".

In particolare, la partecipazione diretta di una delegata dell'associazione ai tavoli di lavoro delle commissioni regionali, la costruzione di una rete senologica e il monitoraggio periodico della percezione della qualità dei servizi, al fine di ridurre ulteriormente la migrazione sanitaria.

"È necessario un percorso di condivisione con le associazioni di volontariato, che sono un elemento imprescindibile nella prevenzione, diagnosi e cura del tumore al seno", sostiene Donatella Tesei, Presidente Regione Umbria: "Le attività che svolgono sul territorio sono di primaria importanza, anche per l'implementazione di campagne di informazione, necessarie per sensibilizzare le donne sull'importanza dei controlli senologici. Trovo inoltre fondamentale spostare l'attenzione anche sulle donne giovani per identificare chi ha una mutazione genetica BRCA 1 e BRCA 2 e condurle in percorsi dedicati". La pandemia purtroppo ha prodotto un rallentamento di alcune pratiche. "Ma - ha aggiunto l'Assessore Coletto - è in fase di elaborazione finale la stesura e l'iter di approvazione del PDTA regionale, che andrà applicato nelle Breast Unit della Regione".

Tra gli altri obiettivi di Europa Donna-Umbria c'è quello di migliorare le liste di accesso ai servizi dedicati alla senologia, attraverso un potenziamento dei professionisti dedicati con un particolare riferimento ai radiologi, e una revisione della tecnologia inadeguata, al fine di sostituire le apparecchiature obsolete.

"Per agevolare l'adesione al programma di screening, la Regione ha acquistato un'unità mobile attrezzata, che si è rivelata utile in particolare durante la pandemia, perché ci ha permesso un impatto negativo minore rispetto ad altre regioni, per quanto riguarda l'accumulo di ritardi", sottolinea Luca Coletto, Assessore alla Salute e Politiche sociali della Regione Umbria: "Abbiamo inoltre a disposizione un mammografo di ultima generazione e la Regione sta investendo in questo ambito, oltre che nell'acquisto di apparecchiature diagnostiche innovative con minimo impatto di radiazioni, da utilizzare in casi selezionati".

Un'altra richiesta riguarda la riorganizzazione dei servizi, al fine di evitare gli spostamenti delle donne. In alcune zone - sostengono, anche sulla base delle segnalazioni ricevute - andrebbe organizzato in maniera diversa il processo di richiesta di approfondimenti diagnostici in caso di screening mammario positivo. E ancora: l'istituzione di percorsi dedicati al tumore al seno metastatico, di un percorso di sorveglianza e cura specifico per le donne ad alto rischio per familiarità o predisposizione genetica al tumore con esenzione D99 e di un percorso di sorveglianza diagnostica gratuita per le pazienti che invece hanno concluso il follow up.

Ultima, ma non meno importante, la necessità di migliorare l'accesso ai test genomici, oggi difficoltosa, utili per identificare le pazienti candidate alla chemioterapia dopo l'intervento chirurgico, in caso di tumore al seno con recettori ormonali positivi e linfonodi negativi.