Glioblastoma, ricercatori Ieo scoprono come eliminare le cellule killer

Glioblastoma, ricercatori Ieo scoprono come eliminare le cellule killer
I ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia identificano un nuovo approccio contro il glioblastoma: annullare l’immortalità delle cellule staminali. I risultati dello studio, sostenuto da Airc, su Science Translational Medicine
 
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Colpire il cancro al cervello agendo sulle cellule staminali tumorali grazie ad una proteina coinvolta nello sviluppo del glioblastoma, oltre che di vari altri tumori. E’ la ‘strategia’ d’attacco identificata da un gruppo di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia che ha dimostrato, in modelli preclinici, l’efficacia di un nuovo trattamento contro il glioblastoma, il tumore cerebrale più letale. I risultati della ricerca, sostenuta da Fondazione Airc e dal Ministero della Salute, sono appena stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science Translational Medicine.

Il glioblastoma e le cellule killer

Secondo gli ultimi dati Aiom, in Italia sono stimati 6.300 nuovi casi di tumori maligni del sistema nervoso centrale, di cui il 90% rappresentato da gliomi. Il glioblastoma costituisce il 54% di tutti i gliomi: può insorgere a tutte le età, ma il 70% è diagnosticato tra i 45 e i 70 anni. Dal 2005, lo standard di trattamento è rappresentato dalla resezione chirurgica più ampia e sicura possibile, seguita da chemioterapia e radioterapia concomitante e successiva chemioterapia di mantenimento. “Tra le diverse cause che rendono il glioblastoma così letale – spiega Giuliana Pelicci, direttore Unità di Ricerca presso il Dipartimento di Oncologia Sperimentale e professore di Biologia Molecolare all’Università del Piemonte Orientale che ha guidato la ricerca – c’è la presenza delle cellule staminali tumorali, la sottopopolazione di cellule responsabili sia della resistenza alle attuali terapie sia della progressione della malattia. Noi abbiamo scoperto come eliminare queste cellule killer interferendo con la loro straordinaria capacità di adattamento e sopravvivenza”.

Un nuovo approccio contro il glioblastoma

I ricercatori hanno focalizzato la loro attenzione su LSD1, una proteina coinvolta nello sviluppo del glioblastoma, oltre che di vari altri tumori, che ha un ruolo attivo nel mantenimento delle cellule staminali in quanto favorisce la loro capacità di adattamento ai diversi stimoli di stress, sia presenti nell’ambiente che circonda il tumore, che indotti dalle terapie anticancro. “Abbiamo dimostrato - prosegue Pelicci - che l’inibizione farmacologica dell’attività di LSD1 riduce la capacità delle cellule staminali tumorali di auto-mantenersi, rallentando così la crescita del tumore. Abbiamo osservato questo processo in modelli preclinici nei quali è stato possibile ricapitolare alcuni tipi di glioblastomi umani eterogenei da un punto di vista molecolare. Abbiamo anche notato che il trattamento non produce alcun effetto sulle cellule cerebrali normali. I risultati confermano dunque che ci troviamo di fronte a un nuovo approccio da sperimentare il prima possibile in clinica per il trattamento dei glioblastomi”.

Attacco diretto alle cellule staminali tumorali

In particolare, i ricercatori hanno individuato un nuovo inibitore di LSD1: la molecola DDP_38003, già nota per il suo potenziale terapeutico contro la leucemia. Questa molecola riesce ad attraversare la barriera ematoencefalica, raggiunge il cervello, si lega a LSD1 espresso nelle staminali tumorali e ne blocca l’attività. Senza l’azione di questa preziosa proteina, le staminali tumorali non riescono più a resistere allo stress e muoiono. “Il nostro studio dimostra che LSD1 è un bersaglio fondamentale per le terapie molecolari contro il glioblastoma – continuano Stefania Faletti e Daniela Osti, ricercatrici IEO e prime autrici dell’articolo – e che l’inibitore che abbiamo studiato agisce indipendentemente dal profilo genico del tumore. Questo è un punto importante perché il glioblastoma è un tumore altamente eterogeneo, con caratteristiche diverse da paziente a paziente, e questa eterogeneità è uno dei principali motivi per cui i farmaci non mirati hanno fino ad oggi ottenuto risultati molto limitati”. Anche se resta ancora molto da indagare su LSD1 e i suoi meccanismi di azione e interazione con le staminali del cancro, la priorità ora è attivare uno studio clinico per studiare gli aspetti tossicologici della sua inibizione, nella speranza di arrivare presto a una cura più efficace per il glioblastoma.