Cancro della prostata: + 3% di nuovi casi l’anno tra gli under 50

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I dati arrivano dal XXXI Congresso Nazionale della Società di Uro-oncologia. Fondamentale promuovere la medicina di precisione e la multidisciplinarietà
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IL TUMORE della prostata colpisce sempre più gli under 50: il numero di nuovi casi in questa popolazione, infatti, cresce del 3,4% l’anno. I dati sono stati diffusi nel corso della XXXI congresso nazionale della SIUrO (Società Italiana di Urologia Oncologica), che si svolge in questi giorni online e vede la partecipazione di urologi, oncologi, radioterapisti e anatomo-patologi di tutta Italia. Il motivo? “Il carcinoma prostatico risulta in aumento anche perché, rispetto al più recente passato, viene maggiormente ricercato”, risponde Alberto Lapini, Presidente Nazionale SIUrO. L’incremento può essere quindi, in parte, spiegato da un’anticipazione della diagnosi. Ma ci sono dei rischi che bisogna considerare. “Spesso - riprende Lapini - nei pazienti più giovani la neoplasia è asintomatica oppure molto aggressiva”. A prestare maggiore attenzione devono essere gli uomini con un parente di primo grado affetto da questa malattia, perché presentano un rischio fino a 3 volte più alto di svilupparla rispetto alla popolazione. Per chi invece ha più di un familiare colpito il rischio aumenta addirittura di 5 volte. In questi casi, è quindi necessario svolgere indagini genetiche a livello familiare, per potere individuare più precocemente possibile i nuovi casi e intervenire in modo tempestivo per aumentare le possibilità di guarigione.

I test genetici per le mutazioni BRCA

Anche nel tumore della prostata, infatti, possiamo ricorrere all’oncologia di precisione. La ricerca sta perfezionando i test genetici e altre tecnologie diagnostiche in grado di perfezionare la selezione delle terapie”, spiega Giario Conti, Segretario Nazionale SIUrO: “Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 andranno sempre più ricercati, anche nei tumori genitourinari, per scoprire l’utilità o meno del ricorso ad una nuova classe di farmaci, gli inibitori di PARP, già utilizzati con successo nella cura del carcinoma della mammella e dell’ovaio. Tra non molto, infatti, vi sarà la possibilità di impiegarli anche contro il tumore alla prostata avanzato, metastatico o resistente alla castrazione”.


Oncologia di precisione e multidisciplinarietà

Le terapie mirate rientrano invece da diversi anni in tutte le linee guida, nazionali ed internazionali, per il trattamento del carcinoma renale. Il ricorso a test molecolari e genetici è quindi sempre più massivo. “Le strategie terapeutiche, però, devono essere sempre decise e concordate da un team in cui vi è un lavoro coordinato di diversi professionisti medici”, sottolinea Renzo Colombo, Vice Presidente SIUrO: “l carcinomi alla prostata, rene, vescica, testicolo o pene sono patologie molto complesse che richiedono strategie integrate per dare risposte più personalizzate ai nostri pazienti. Sono in arrivo infatti importanti novità cliniche che stanno consentendo una conoscenza più dinamica e approfondita di queste malattie”.

La paura del coronavirus ritarda diagnosi e cure

Lo scorso anno in Italia sono state stimate 76.800 mila diagnosi di tumori genitourinari: 36.000 per il cancro alla prostata, 13.500 al rene, 2.300 al testicolo e 25.000 alla vescica. “La pandemia ha pesantemente influenzato i livelli di assistenza per i nostri pazienti – dice Rolando Maria D’Angelillo, Consigliere Nazionale SIUrO: “In molte strutture sanitarie oncologiche, i trattamenti chirurgici, farmacologici e radioterapici sono stati interrotti o comunque drasticamente ridotti. In questo inizio autunno del 2021 la situazione risulta decisamente migliorata e i rischi di contagio da coronavirus in ospedale sono quasi nulli. Tuttavia notiamo ancora una diffidenza da parte di alcuni pazienti a recarsi nei nostri ambulatori per esami e cure”.

Per i pazienti con carcinoma prostatico già in trattamento, è possibile ricorrere a terapie a lungo termine, trimestrali e semestrali. “Questa tipologia di somministrazione limita gli accessi agli ospedali e al tempo stesso favorisce l’aderenza terapeutica”, sottolinea Conti: “Anche i controlli di prevenzione dallo specialista urologo devono proseguire dopo i mesi difficili che abbiamo vissuto. I tumori, infatti, continueranno a colpire uomini e donne anche quando l’emergenza Covid sarà terminata”. Nelle neoplasie urologiche la sopravvivenza a cinque anni in Italia si attesta oggi oltre l’80%: “Un dato in continuo miglioramento - conclude Lapini - e che non deve essere vanificato dal Coronavirus”.