Prevedere i benefici della radioterapia. Grazie al genoma

Si chiama GARD, sta per genomic adjusted radiation dose, ed è un parametro per misurare gli effetti delle radiazioni sui tumori, in base alle loro caratteristiche genetiche
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La medicina personalizzata nel trattamento dei tumori è una realtà ormai da tempo. Le informazioni genetiche dei tumori guidano le scelte terapeutiche - basti pensare all'avvento delle target therapy - e da tempo ci si interroga fin dove possa spingersi la medicina personalizzata.

Può conquistare, per esempio, anche il campo della radioterapia? Come? Un modo potrebbe essere quello di quantificare gli effetti della radioterapia sulla base delle caratteristiche genetiche dei tumori e capire così quanta radioterapia è davvero necessaria per ottimizzare rischi e benefici. 

10 geni correlati alla radiosensibilità

È questa l'idea con cui il team di Javier Torres-Roca del Moffitt Cancer Center e Jacob G. Scott della Cleveland Clinic presentano i risultati del loro lavoro su Lancet Oncology, nel quale, per l'appunto, hanno dimostrato la validità di un metodo per quantificare gli effetti della radioterapia.

Il metodo in questione si chiama genomic adjusted radiation dose (GARD), e sostanzialmente è una misura degli effetti biologici delle radiazioni che tiene conto dell'espressione di una decina di geni, correlati alla radiosensibilità, come ricorda anche l'editoriale che accompagna lo studio. "Finora  - ha spiegato Torres-Roca - i radiologi oncologi hanno sempre considerato che l'effetto biologico fosse lo stesso nei pazienti. GARD invece rappresenta il primo metodo validato per quantificare l'effetto biologico della radioterapia per ogni singolo paziente e fornisce più informazioni sui risultati clinici e sui benefici della radioterapia rispetto alla dose fisica in sé".

Le prime critiche e la validazione clinica

La validazione a cui si riferisce il ricercatore è l'oggetto del loro lavoro ed arriva a qualche tempo di distanza anche dalle critiche mosse al parametro. Come ricordava infatti lo scorso anno la rivista Nature, il metodo GARD ha suscitato qualche perplessità per il fatto che, pur mirando a fornire una stima della radiosensibilità dei tumori, non includesse molti geni noti per il loro potenziale protettivo nei confronti delle radiazioni (nel dettaglio per i meccanismi di riparazione del DNA).

Gli scienziati hanno calcolato i valori di GARD per circa 1.600 pazienti affetti da 7 diversi tipi di tumore (seno, testa collo, polmone non a piccole cellule, pancreas, endometrio, glioma e melanoma). Hanno quindi cercato di capire se questi valori fossero correlati in qualche modo con gli esiti clinici rispetto alla sola dose fisica della radiazione.

Prevedere i benefici della radioterapia

Quello che hanno osservato è che questo parametro, GARD, è predittivo dei benefici della radioterapia e che è "significativamente associato con il tempo della prima ricaduta e la sopravvivenza complessiva per i pazienti con tumore trattati con le radiazioni". Al punto che, concludono i ricercatori e gli esperti nell'editoriale di accompagnamento, GARD potrebbe essere il punto di partenza per personalizzare l'uso della radioterapia a partire dalla genomica nella pratica clinica.