Fibrillazione atriale valvolare, anticoagulanti orali abbassano il rischio ictus

In Italia, sono più di un milione le persone che soffrono di fibrillazione atriale. Uno studio fa emergere i vantaggi degli anticoagulanti orali diretti anche nei pazienti con malattia valvolare
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I pazienti con fibrillazione atriale valvolare che iniziano ad assumere anticoagulanti orali diretti (Doac) hanno un rischio inferiore di embolia sistemica o ictus ischemico rispetto ai nuovi utilizzatori di warfarin. E’ quanto emerge da una nuova analisi pubblicata sugli Annals of Internal Medicine dai ricercatori dell'Università della Pennsylvania.

La fibrillazione atriale è l’aritmia di più frequente riscontrata nella pratica clinica quotidiana secondo le ultime stime, con una prevalenza dell’1,85% in Italia, cioè più di un milione di pazienti affetti e circa 120 mila nuovi casi all’anno. Comporta gravi rischi cerebrali e cardiovascolari come ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa.

I vantaggi degli anticoagulanti

Ai pazienti con fibrillazione atriale si raccomanda di seguire una terapia anticoagulante profilattica, per proteggersi da un aumento del rischio di ictus e altri eventi tromboembolici. Prima dell’arrivo degli anticoagulanti orali diretti il ‘pilastro terapeutico’ per la prevenzione dell’ictus era rappresentato dal warfarin che, però, ha una serie di svantaggi tra cui - scrivono i ricercatori nello studio - “una stretta finestra terapeutica, la variabilità dose-risposta e molte interazioni con farmaci e cibo”. Al contrario, i Doac hanno un’emivita abbastanza breve, minori interazioni con altri farmaci e nessuna con il cibo, un dosaggio più facile da gestire e non richiedono un monitoraggio continuo con esami di laboratorio.

Gli altri studi di confronto

In precedenti studi clinici randomizzati, l'uso degli anticoagulanti ha dimostrato effetti antitrombotici simili o superiori al warfarin nei pazienti con fibrillazione atriale e un minor rischio di sanguinamento, ma hanno escluso o sottorappresentato i pazienti con malattie cardiache valvolari. “Questa analisi, invece - spiega Ghadeer K. Dawwas, del dipartimento di Biostatistica, Epidemiologia e Informatica presso la Perelman School of Medicine dell'Università della Pennsylvania - si è concentrata su pazienti con fibrillazione atriale e anomalie valvolari concomitanti. Questa sottopopolazione di soggetti è a maggior rischio di esiti avversi poiché le valvulopatie aumentano la possibilità di un ictus indipendente dalla fibrillazione atriale” specificano i ricercatori.

L’analisi sul sottogruppo

Lo studio di coorte dei ricercatori dell'Università della Pennsylvania è stato condotto analizzando i dati relativi a 56.336 pazienti con fibrillazione atriale valvolare raccolti dal 1° gennaio 2010 al 30 giugno 2019 e nuovi utilizzatori dei Doac. La maggior parte dei pazienti aveva circa 70 o 80 anni e circa la metà erano uomini. I ricercatori hanno abbinato i dati dei pazienti in cura con gli anticoagulanti con quelli in cura con il warfarin seguendoli fino alla fine dello studio o fino a quando non hanno temporaneamente o permanentemente smesso di ricevere il trattamento, oppure modificato la terapia, o hanno sperimentato uno degli esiti dello studio che includevano il verificarsi di ictus ischemico, embolia sistemica e/o sanguinamento endocranico o gastrointestinale.

I risultati di efficacia dei nuovi farmaci

Gli autori dello studio riferiscono che l'uso degli anticoagulanti, rispetto a quello di warfarin, era associato a un rischio inferiore di eventi di sanguinamento maggiore e ictus ischemico o embolia sistemica. L'outcome primario di efficacia era un composito di ictus ischemico o SE, mentre l'outcome primario di sicurezza era un composito di sanguinamento intracranico o gastrointestinale. Alla fine dello studio, 787 pazienti in cura con DOAC hanno avuto un ictus o embolia sistemica dopo un follow-up mediano di 134 giorni (3,9 eventi su 100 persone-anno) rispetto a 1.211 pazienti in cura con warfarin dopo un follow-up mediano di 124 giorni (6,0 eventi su 100 persone-anno). Per quanto riguarda il rischio di sanguinamento maggiore, 1.465 utilizzatrici di Doac hanno avuto un evento (rispetto a 2.155 utilizzatrici di warfarin.

Nuove indicazioni d’uso

“I risultati sono stati in gran parte simili per i diversi Doac ad eccezione di un beneficio di efficacia non significativo per dabigatran rispetto a warfarin” scrivono Dawwas e colleghi. “Si tratta di dati coerenti con quelli di un altro piccolo studio, ma non sappiamo se questo beneficio osservato sia dovuto al piccolo numero di pazienti che hanno ricevuto dabigatran o a una vera differenza di efficacia”. Anche se questo studio si basa su un follow-up relativamente breve e non è nota la gravità della fibrillazione atriale valvolare dei pazienti coinvolti, i dati emersi vengono considerati importanti. “I risultati di questa ampia analisi osservazionale supportano l'uso dei Doac nei pazienti con fibrillazione atriale valvolare per la prevenzione dell'ictus ischemico o dell'embolia sistemica, senza preoccupazioni delle complicanze avverse da sanguinamento”, concludono gli autori.