Quanti colori vedono i nostri occhi

Il colore è una creazione della nostra mente che recepisce ed elabora le informazioni provenienti dall’ambiente. In alcuni casi, però, possono esserci delle alterazioni nella loro percezione
3 minuti di lettura

Di che colore è una foglia? Diremmo tutti verde, ma in realtà non è esattamente così perché i colori sono il risultato di processi complessi che iniziano nei nostri occhi e continuano nel cervello. Non solo: anche il nostro stato d’animo può influire sulla sensazione del colore. Tuttavia, a volte possono esserci delle alterazioni della percezione cromatica che danno luogo a veri e propri disturbi come la discromatopsia, cioè quando la visione dei colori è presente ma risulta alterata. Questo disturbo, più noto come daltonismo, porta a una scarsa percezione di alcune tonalità come il verde o il blu o il rosso.

 

Come nasce il colore

Per capire come si arriva a definire il colore delle cose, dobbiamo tornare tra i banchi di scuola quando studiavamo Isaac Newton e i suoi esperimenti a cavallo. Il sole emette una luce che ci appare bianca, ma che in realtà è composta da tutti i colori dell’arcobaleno mescolati fra loro. Nei suoi esperimenti del 1666, lo scienziato inglese aveva osservato che, facendo passare un raggio di luce solare attraverso una fessura colpendo poi un prisma triangolare, essa si scomponeva a ventaglio ottenendo la cosiddetta “striscia cromatica dello spettro”: rosso, arancio, giallo, verde, blu, indaco e viola.

Dall’occhio al cervello

Oggi sappiamo che il processo che porta alla formazione del colore è piuttosto complesso: “Inizia nei nostri occhi e continua nel cervello con l'elaborazione dell’informazione ricevuta a livello della retina per poi terminare nella porzione della corteccia visiva primaria, la zona occipitale” spiega Luigi Mele, medico chirurgo oculista, Università degli Studi Luigi Vanvitelli - Napoli e Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Salmoiraghi & Viganò. Ciò che viene percepito dall’occhio umano come colore sono le radiazioni riflesse, perché i corpi materiali non sono né luminosi né colorati, ma sono percepiti come tali solamente dall’occhio umano. “Un corpo nero - aggiunge l’oculista - assorbe tutte le radiazioni elettromagnetiche visibili, mentre un corpo bianco le respinge tutte. Un occhio normale è in grado di percepire non solo i colori fondamentali puri ma anche le varie combinazioni cromatiche che derivano dalla mescolanza di essi eseguita in varie proporzioni”.

 

La psicologia del colore

Sul modo in cui percepiamo il colore influiscono anche lo stato d'animo, le emozioni e la sensibilità. “Nel campo della percezione visiva - sottolinea Mele - i colori suscitano determinate sensazioni. Che sui rubinetti ci sia il blu per l’acqua fredda e il rosso per quella calda, non è una scelta casuale. Nei sistemi di salvataggio i contrasti di colore hanno spesso una funzione di vitale importanza: un canotto di colore arancione sull’azzurro del mare ha un carattere segnaletico ben preciso. Il rosso nelle luci dei semafori e nei cartelli segnaletici sta a indicare pericolo ed aumenta quasi automaticamente l’attenzione”.

 

I disturbi della percezione del colore

A volte si verificano delle alterazioni che ‘guastano’ la percezione dei colori. Una di queste è l’acromatopsia che si verifica quando il soggetto presenta cecità visiva in tutti e tre i colori primari (rosso, blu, giallo) . Ma il disturbo più frequente è la discromatopsia, più nota come daltonismo: può essere di tipo congenito quando è dovuta ad una mutazione recessiva sul cromosoma X ed è quindi legata al sesso dell’individuo”, spiega Mele. “La discromatopsia acquisita, invece, è spesso un sintomo di malattie degli occhi, lesioni delle vie ottiche e patologie del cervello: non è causata da fattori genetici, ma nasce come conseguenza di determinati avvenimenti che possono essere legati alla salute o traumi”.

 

Le cause dei disturbi cromatici

Ci sono dei fattori di rischio che predispongono a questo tipo di disturbo? In effetti, si è visto che un alterato senso cromatico può verificarsi anche in soggetti affetti da degenerazione maculare, glaucoma, retinite pigmentosa e neuropatie ottiche. “Difetti nel discriminare i diversi colori possono derivare da traumi cranici o da ictus che colpiscono i centri visivi”, chiarisce Mele che aggiunge: “Tra le varie cause c’è l’opacità del cristallino, cioè la cataratta, che può portare ad una alterazione seppur lieve della sensibilità blu-giallo. Inoltre, negli alcolisti si riscontra una riduzione della sensibilità ai colori, maggiore per il blu-giallo rispetto al rosso-verde”. Spesso anche l’utilizzo di lenti da sole ottenute con processi di colorazione non certificati causano una alterata percezione del colore.

Le altre malattie che provocano deficit cromatico

Chi è daltonico può avere un visus del tutto normale, ma questo disturbo ha comunque un impatto perché chi ne è affetto non può svolgere alcune professioni o tutte le attività che richiedono l’integrità del senso cromatico. “Esistono anche altre malattie che possono causare deficit di colore”, spiega Mele. Sono il diabete, il glaucoma, la degenerazione maculare, il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la sclerosi multipla, l’alcolismo cronico, la leucemia e l’anemia falciforme. Inoltre, i soggetti con una dieta inadeguata, in particolare quelli con carenza di vitamina A, presentano una riduzione generale della discriminazione di tonalità”.

 

Un ‘pit-stop’ dall’oculista

Come capire se si soffre di un disturbo di questo genere? Statisticamente l'8% degli uomini e lo 0,5% delle donne è affetto da un’ alterazione della visione dei colori. Esistono molti test di valutazione cromatica che diagnosticano queste alterazioni: “Si consiglia di sottoporre a questi test i bambini in età prescolare, chi fa una prima visita oculistica e tutti i soggetti che evidenziano problemi nella percezione cromatica”, suggerisce Mele. “La terapia prevede la prescrizione di lenti con filtri generici e/o specifici che agiranno sulle diverse lunghezze d’onda migliorando la percezione dei colori. In soggetti con percezione dei colori normale e non daltonici ma con necessità specifiche, come gli sportivi o particolari categorie di lavoratori, l’utilizzo di lenti con filtri di determinati colori aumenta la sensibilità, il tono e la luminosità”.