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Il vaiolo delle scimmie cambia nome: si chiamerà "mpox"

Il vaiolo delle scimmie cambia nome: si chiamerà "mpox"
Deciso dall'Oms dopo le critiche avanzate da diversi Paesi per i connotati razzisti attribuiti alla vecchia definizione. La decisione dopo il confronto con esperti da tutto il mondo
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Un termine, “vaiolo delle scimmie” che “assume connotati razzisti”, che “può riaccendere questi sentimenti specialmente contro i neri e altre persone di colore, così come contro i membri delle comunità Lgbtqia”: con queste considerazioni, nel luglio scorso, la città di New York aveva chiesto all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) di cambiare nome al vaiolo delle scimmie. Il fine, secondo quanto era stato prospettato, era “evitare la discriminazione che porterebbe chi si ammala a isolarsi invece di cercare le cure necessarie”. Ora, a distanza di quattro mesi, l’Oms ha deciso: a seguito di una serie di consultazioni con esperti globali, si inizierà a utilizzare il nuovo termine "mpox" come sinonimo di vaiolo delle scimmie. Entrambi i nomi saranno usati contemporaneamente per un anno mentre "monkeypox" verrà gradualmente eliminato.

“Linguaggio razzista e stigmatizzante”

Quando, all’inizio del 2022, l'epidemia di vaiolo delle scimmie si è diffusa, alcune comunità hanno segnalato all’Oms "l’utilizzo online di un linguaggio razzista e stigmatizzante". E, nel corso di diversi incontri, sia pubblici che privati, i nodi sono venuti al pettine: alcuni Paesi hanno espresso preoccupazioni e chiesto all'Oms di proporre una soluzione per cambiare il nome.
Va detto che l'assegnazione di nomi a malattie nuove e, in via del tutto eccezionale, a quelle già esistenti, è proprio responsabilità dell'Organizzazione mondiale della sanità: è prevista ai sensi della Classificazione internazionale delle malattie (Icd) e della Famiglia delle classificazioni sanitarie internazionali dell'Oms e va realizzata attraverso un processo consultivo che include gli Stati membri facenti parte dell'Organizzazione.

Le consultazioni con gli esperti

Su questa traccia ci si è mossi. L’Oms, in conformità con il processo di aggiornamento dell'Icd, ha tenuto consultazioni per raccogliere l’opinione degli esperti, nonché dei Paesi e della gente comune, invitando a presentare suggerimenti, ossia nuovi nomi tra cui scegliere. Alla fine del confronto, che ha coinvolto anche con il direttore generale dell'Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, la scelta è stata fatta.
La decisione prevede che per la malattia sia adottato il nuovo sinonimo inglese “mpox”, il quale, dopo un periodo di transizione di un anno, sostituirà la definizione “monkeypox”. Ciò dovrebbe servire a mitigare le preoccupazioni sollevate sulla confusione causata da un cambio di nome nel bel mezzo di un'epidemia globale. E nel contempo assicura il margine per completare il processo di aggiornamento dell'Icd e aggiornare le pubblicazioni dell'Oms.

La procedura di sostituzione del nome

Dunque, la definizione “mpox”, nei prossimi giorni, sarà inclusa online nell'Icd-10. Farà parte della versione ufficiale del 2023 di Icd-11, che è l'attuale standard globale per i dati sanitari, la documentazione clinica e l'aggregazione statistica. Tuttavia, il termine "vaiolo delle scimmie" rimarrà ricercabile nell'Icd, per corrispondere alle informazioni storiche.
Ma quali sono state le raccomandazioni che hanno portato alla sostituzione della denominazione del virus? Si è parlato di “adeguatezza scientifica”, “estensione dell'uso corrente”, “pronunciabilità”, “utilizzabilità nelle diverse lingue”, “assenza di riferimenti geografici o zoologici” e “facilità di recupero di informazioni scientifiche storiche”.

Accelerato il processo per il cambio del nome

Va sottolineato che, se normalmente il processo di aggiornamento dell'Icd possa richiedere diversi anni, in questo caso, sia stato accelerato, pur seguendo i passaggi standard. In particolare, durante il processo di consultazione sono stati ascoltati vari organi, inclusi esperti dei comitati consultivi medico-scientifici e di classificazione e statistica, costituiti da rappresentanti delle autorità governative di 45 Paesi.
Ampiamente discussa è stata la questione dell'uso del nuovo nome in diverse lingue, e il termine "mpox" è parso rispondere a pieno a questa finalità. Perciò l'Oms lo adotterà nelle proprie comunicazioni e incoraggia a fare altrettanto "per ridurre al minimo qualsiasi impatto negativo nel corso della procedura".

La denominazione della malattia

Il vaiolo delle scimmie umano ha ricevuto il suo nome nel 1970 (dopo che il virus che causa la malattia è stato scoperto nelle scimmie in cattività nel 1958), prima della pubblicazione delle migliori pratiche dell'Oms nella denominazione delle malattie,avvenuta nel 2015. Secondo queste ultime, i nuovi nomi delle malattie dovrebbero essere dati allo scopo di ridurre al minimo l'impatto negativo non necessario dei nomi sul commercio, i viaggi, il turismo o il benessere degli animali ed evitare di recare offesa a gruppi culturali, sociali, nazionali, regionali, professionali o etnici.

Il gruppo di esperti convocato dall’Oms

Nell’agosto scorso, il gruppo di esperti convocato dall'Oms ha concordato nuovi nomi per le varianti del virus del vaiolo delle scimmie, come parte degli sforzi in corso per allineare le definizioni utilizzate per la malattia, il virus e le varianti del vaiolo delle scimmie - o cladi - alle attuali migliori pratiche. Così, è stato raggiunto il consenso per riferirsi all'ex clade del bacino del Congo (Africa centrale) come Clade uno (I) e all'ex clade dell'Africa occidentale come Clade due (II). Ifine, è stato concordato che il Clade II è costituito da due sottocladi, IIa e IIb.

Il virus continua a frenare

Intanto l'epidemia continua a frenare. Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nella settimana tra il 14 e il 20 novembre nel mondo sono stati registrati 1.090 infezioni, il 3,7% in meno rispetto alla settimana precedente, quando erano state 1.132. Complessivamente dall'inizio dell'emergenza i casi sono 80.646 distribuiti in 110 Paesi; 53 i decessi. Nella settimana presa in esame, oltre il 90% dei contagi (1.041) si è verificato nelle Americhe; 46 sono avvenuti in Europa con un calo del 45% rispetto alla settimana precedente, 3 nella regione del Pacifico Occidentale dell'Oms.
Non sono riportati cambiamenti nella tipologia di contagi: “Con l'eccezione dei Paesi dell'Africa occidentale e centrale, l'attuale epidemia di mpox continua a colpire principalmente uomini che hanno rapporti sessuali con uomini che hanno riferito rapporti sessuali recenti con uno o più partner – sottolinea l’Organizzazione mondiale della sanità –. Al momento non vi è alcun segnale che suggerisca una trasmissione sostenuta al di fuori di queste reti”.