Eugenio Borgna: "Conoscere se stessi è l'unica via per un'amicizia vera"

Eugenio Borgna: "Conoscere se stessi è l'unica via per un'amicizia vera"
Il dialogo interiore ci aiuta nella relazione con l'altro. Nel suo ultimo libro "Sull'amicizia", il decano della psichiatria in Italia ragiona su un rapporto importante che accompagna ognuno di noi nel corso della vita
3 minuti di lettura

Quello dell'amicizia è un rapporto fondamentale che riguarda ognuno di noi. Ci accompagna negli anni, regala conforto e sostegno nei momenti difficili ma ha un equilibrio fragile che va tutelato. Cura ma può anche ferire. Muta nel tempo, a seconda delle diverse età, del genere, dei caratteri, delle condizioni esterne, familiari, sociali e storiche. Nasce in adolescenza, ma anche dopo. Può far incontrare persone che appartengono a età, ambienti e mondi diversi. E può essere presente anche in psichiatria, nella relazione fra medico e paziente. Un tema complesso che è il filo conduttore dell'ultimo libro di Eugenio Borgna, decano della psichiatria in Italia Sull'amicizia (ed.Raffaello Cortina).

Professor Borgna, perché come diceva Simone Weil, è importante imparare a conoscere la solitudine per meritare l'amicizia?
"Simon Weil diceva: "Impara a essere sola, non fosse altro che per meritare la vera amicizia".  La riflessione è, come sempre, folgorante e ci fa cogliere aspetti nascosti della nostra vita interiore. La solitudine è la premessa ad una amicizia che nasca dal cuore e, se non c'è solitudine, non si conoscono non solo i nostri stati d'animo, ma anche quelli delle persone che incontriamo".

A volte un rapporto perduto riemerge dal passato. E ci accorgiamo che nulla è cambiato.
"L'amicizia ha in sé il significato di un dialogo infinito che continua anche quando non ci si vede, non ci si incontra e non ci si parla. Quando ci si rivede con una persona amica, si cancella il silenzio e si rimuove l'assenza: si ricostituisce il dialogo solo apparentemente perduto ma in realtà mai interrotto".

Eugenio Borgna
Eugenio Borgna 


Le amicizie fatte da ragazzi sono più durature?
"Le amicizie che nascono nel corso della nostra adolescenza sono le più spontanee, le più libere, le più creatrici e, soprattutto, le più durature. Gli anziani tendono a stare per conto loro e a trasformare la solitudine in isolamento, che nulla ha a che fare con la vera e profonda solitudine".

Perché alcune amicizie riescono a superare le divergenze, le rivalità e le liti, mentre altre no?
"Le amicizie vere ci consentono di risanare quelle che sono le diverse modalità di vivere le nostre amicizie. Le divergenze si superano se il rapporto è autentico e profondo: senza questo l'amicizia muore. Inoltre se l'amicizia è quella che è stata in particolare descritta così splendidamente da Simone Weil, che la definisce "un miracolo", non ci possono essere rivalità, ma solo accoglienza e comprensione dei diversi punti di vista".

Quanto contano le parole nel rapporto?
"Le parole sono creature viventi e sono quelle che consentono a persone amiche di entrare in un dialogo che non abbia mai gli aspetti della indifferenza, che è una nemica mortale non solo dell'amicizia, ma anche delle quotidiane relazioni che noi abbiamo con gli altri. Si è sinceri solo quando si è capaci di ascoltare il linguaggio delle parole, degli sguardi, dei sorrisi e delle lacrime, che dicono la sincerità o meno dei nostri cuori".

Quando si è persa la fiducia in amicizia è possibile perdonare e recuperarla?
"Non c'è amicizia se non c'è fiducia reciproca. Quando si è perduta la fiducia, non è facile recuperarla e perdonarla. Ma può essere possibile solo se non dimentichiamo le esperienze che abbiamo avuto insieme all'amico e che possono rinascere sulla scia della memoria vissuta che non muore mai".

La delusione in amicizia può ferire, una parte di noi che sparisce per sempre. Cosa ne pensa?
"Le ferite dell'anima sono in ciascuno di noi quando muore un'amicizia ma sono più dolorose, più roventi quando muore un amore che non quando si perde un rapporto di amicizia, che invece può rinascere ancora".

A volte le amicizie sono tossiche. L'amico ci fa sentire in colpa, tende a manipolarci. Come uscirne?
"Se le amicizie non sono espressione di una comune partecipazione alle gioie e ai dolori, alle speranze e alle attese delle persone con cui siamo in relazione, non sono amicizie e non ha senso mantenerle o fingere di mantenerle".

È importante anche il contatto fisico. Se si è amici ci si abbraccia con naturalezza e il sentimento non si confonde con l'amore.
"Il confine che separa l'amore fra le persone dall'amicizia è a volte molto sottile, a volte molto ampio nella misura in cui il linguaggio del corpo e dell'anima siano in equilibrio. Non c'è tenerezza che non abbia talora bisogno di una carezza, che fa parte di una emozione così fragile e creatrice come è la tenerezza".

Si può essere amici del proprio partner?
"L'amicizia intesa come ho cercato di definirla nel corso di questo mio ultimo libro, non può non fare parte anche di una relazione d'amore: tanto più è viva quanto più amore e amicizia sono alleate l'una all'altra".

Che ruolo ha l'amicizia nel rapporto tra paziente e psichiatra?
"L'amicizia come cura può essere una fragile 'zattera salvatrice' quando si sta male e magari si desidera morire. Ci sono problemi in questa vicinanza emozionale fra chi è curato e chi cura, ma salvare una vita è il compito della psichiatria, che oscilla continuamente fra la sua astratta dimensione clinica e la sua dimensione relazionale e dialogica. L'amicizia ha molti volti e uno di questi rinasce improvviso nel momento di un incontro, che riunisca chi cura e chi è curato in una comunione di destino".

Come è cambiata l'amicizia nella pandemia? I colloqui online l'hanno resa sempre più virtuale?
"La pandemia ci ha consentito di distinguere le amicizie sincere e profonde reciproche anche nelle ore della sofferenza estrema. Ci ha fatto capire differenze che prima del Covid non si coglievano. Ci ha aiutati a capire chi ci è veramente vicino".