I bambini non mangiano le verdure? Provate a premiarli

I bambini non mangiano le verdure? Provate a premiarli
Gli studiosi olandesi consigliano il metodo della ricompensa. Ma pediatri e psicologi non sono d'accordo: proponete le verdure dolci, come la zucca. E poi date il buon esempio a tavola
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Qual è il segreto per convincere i bambini a mangiare più verdure? Dar loro un premio ogni volta che ne assaggiano un bocconcino, aumentando la loro disponibilità a testare le novità. Il suggerimento arriva da un esperimento condotto su quasi 600 bambini dell’asilo dai ricercatori olandesi dell’Università di Maastricht, intervenuti lo scorso maggio al Congresso europeo sull’obesità per fornire nuovi spunti su come migliorare l’alimentazione pediatrica. Ma, nonostante il successo della sperimentazione, secondo psicologi e pediatri il meccanismo comportamento-ricompensa non è dei più adatti all’età dello sviluppo.

Sbagliato il sistema premio e ricompensa

"In caso di rifiuto, premiare, punire, insistere o preparare delle alternative che assecondano il loro gusto sono le strategie meno efficaci per educare a tavola", fa sapere Rosanna Schiralli, psicologa e psicoterapeuta, ideatrice e coordinatrice di progetti europei sull’educazione emotiva. "Associare i pasti a premi o punizioni non è costruttivo, perché i bambini devono sentirsi liberi di scegliere senza un tornaconto", conferma Elena Scarpato, specialista in pediatria e membro della Società italiana di pediatria (Sip).

L'indagine che si basa sull'esperienza dei genitori

Secondo un’indagine Ismea del 2016, l’ultima condotta sull’argomento, sette genitori su dieci dichiarano che i figli consumano meno verdure di quante loro vorrebbero. Alcuni addossano la colpa al sapore, altri ai tempi troppo lunghi (che spesso non ci sono) per preparare un buon piatto a base di verdure, altri ancora all’aspetto poco attraente di alcuni tipi di vegetali e alle pubblicità martellanti che spingono i bambini soprattutto verso snack, merendine, panini e gelati, relegando insalate e ortaggi nel campo del noioso e del salutare.

L'avversione? Colpa dell'evoluzione

La faccenda, però, sembra più complessa, e dietro l’avversione dei piccoli nei confronti delle verdure non ci sarebbero solo capricci e comportamenti schizzinosi, ma anche motivi evoluzionistici. Come spiega il libro Guida per cervelli affamati (Il Saggiatore, 2021), i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità la neofobia, ossia un meccanismo per cui, nei primi anni di vita, dubitiamo se ingerire qualcosa che non abbiamo mai visto né mangiato perché pensiamo possa essere pericoloso.

La predisposizione verso i cibi di colore rosso

"Gli infanti possiedono una predisposizione verso i cibi di colore rosso e il gusto dolce, e un’avversione nei confronti degli alimenti di colore verde e dal sapore amaro", spiega Carol Coricelli, ricercatrice in neuroscienze cognitive presso la Western University of London in Canada e autrice del libro insieme a Sofia Erica Rossi, laureata in filosofia e neuroscienze: "La ricercatrice americana Annie Wertz durante un esperimento ha rilevato che i bambini molto piccoli rivolgono lo sguardo alle madri prima di toccare le piante, dimostrando che l’avversione per l’amaro nasce da un meccanismo protettivo dell’evoluzione, che considera molte piante potenzialmente pericolose perché contenenti veleni amari. Questo meccanismo ancestrale è lo stesso che ancora oggi influenza le preferenze alimentari dei più piccoli".

E infatti, riprende la pediatra Scarpato: "Cavoletti di Bruxelles, broccoli e carciofi sono le verdure assaggiate con più difficoltà, proprio per il loro gusto amaro, mentre carote, zucchine, pomodori, fagiolini e zucca sono tra le preferite per il loro sapore dolce o neutro".

A che mese di vita introdurre le verdure nella dieta del piccolo

Durante lo svezzamento, l’introduzione delle verdure dovrebbe avvenire a partire dal sesto mese di vita, con almeno due porzioni al giorno. "Noi pediatri consigliamo di iniziare con zucchine, carote e fagiolini, ma non ci sono verdure da evitare, perché sono tutte fonte, ognuna in modo diverso, di micronutrienti essenziali per il benessere del bambino", sottolinea l’esperta della Sip: "Tra quelle che andrebbero proposte più di frequente, invece, ci sono le carote, ricche di beta-carotene, precursore della vitamina A, importante per la vista; i pomodori, contenenti vitamina C e licopene, che protegge i tessuti dal danno ossidativo; gli spinaci, tra le verdure più abbondanti di vitamine e sali minerali; le zucchine, quasi prive di grassi e fonte di potassio, vitamina A e vitamina B, fondamentale per il sistema nervoso; e infine i broccoli, veicolo di fibre e antiossidanti, preziosi per il sistema immunitario".

Hamburger di spinaci e chips di carote: come camuffare

Se premiare, insistere o punire sono metodi poco efficaci da un punto di vista educativo, la psicoterapeuta Schiralli suggerisce di cucinare le verdure imitando la forma di ricette amate dai bambini e di creare un coinvolgimento attivo. "Così le carote prendono la forma delle patatine, mentre gli spinaci pressati diventano degli hamburger. Quando invece i bimbi sono più grandi si può fare la spesa e cucinare insieme, oppure chiedere un parere sul gusto, stimolando la descrizione dei sapori. Per gioco, possiamo anche associare il consumo delle verdure ai poteri dei personaggi prediletti dai ragazzi, come si faceva un tempo con Braccio di Ferro, oppure creare dei giochi al momento dell’assaggio".

Il buon esempio da parte degli adulti a tavola

Per stimolare il consumo di frutta e verdura c’è poi il buon esempio dei genitori (che peraltro spesso non consumano abbastanza verdura), e interventi strutturali come l’educazione alimentare nelle scuole. Su questo fronte ci sono buone notizie, perché dall’anno scolastico 2021-2022 è stato avviato il progetto Scuola&Cibo, che ha introdotto l’educazione alimentare nelle scuole dell’infanzia fino a quelle di secondo grado all’interno delle ore di educazione civica. Il programma è stato realizzato dal Ministero dell’istruzione in collaborazione con la Fondazione italiana educazione alimentare e ha l’obiettivo di insegnare ai piccoli un’alimentazione sana e sostenibile, coinvolgendo anche i genitori con materiale disponibile sulla piattaforma online del progetto (scuolaecibo.it).