Che cosa sono le Stroke Unit

Nei Centri ictus interventi specialistici mirati alla riduzione del danno: ma bisogna arrivarci in fretta
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Non hanno vinto il premio Nobel, John W. Norris e Vladimir Hachinski. Ma questi due neurologi canadesi hanno segnato un vero e proprio cambio di passo nella cura in urgenza dell'ictus cerebrale, a prescindere dalla sua origine ischemica o emorragica, e della possibilità dei pazienti di guarire e ritornare a una vita normale. Grazie a loro, infatti, sono nate le cosiddette "Stroke Unit". Così come accade per il cuore quando, dopo un infarto, il paziente viene portato in Unità coronarica per controllare le funzioni vitali (monitorando costantemente l'attività cardiaca), allo stesso modo dopo un ictus il controllo delle funzioni vitali e cerebrali della persona colpita, e la possibilità di prendere i dovuti provvedimenti in urgenza, è fondamentale.

In particolare, è di estrema importanza che al paziente siano controllate costantemente la pressione arteriosa, la frequenza cardiaca, la respirazione e le funzioni neurologiche legate all'area cerebrale colpita dall'evento.

I centri ictus

Grazie al ricovero in una struttura di questo tipo (in Italia si chiamano "Centri Ictus o Unità Neurovascolari"), si può ridurre la mortalità, così come le conseguenze invalidanti nel lungo periodo, con ovvie ripercussioni sulla salute delle persone, ma anche avere importanti risparmi economici per il Servizio sanitario nazionale.

La variabile tempo, in ogni caso, rimane fondamentale (gli esperti definiscono infatti l'ictus "patologia tempo-dipendente"). Quanto prima si interviene, tanto più efficaci possono essere le cure e quindi le possibilità di recupero dell'area cerebrale colpita. Non appena giunto in ospedale, il paziente viene sottoposto a una Tac cerebrale (oppure, solo in casi particolari, a risonanza magnetica) per valutare in primo luogo se l'evento è dovuto a ischemia o emorragia cerebrale.

In caso di ischemia, il trattamento consiste nel rimuovere l'occlusione del vaso ostruito: le terapie dell'ictus ischemico sono volte a "sciogliere" farmacologicamente il trombo che occlude il vaso, o a rimuoverlo meccanicamente; cosa che avviene sia con l'utilizzo di farmaci specifici (trombolitici) in grado di sciogliere il coagulo di sangue sia, in casi selezionati, anche con un trattamento "meccanico", per lo più associato alla stessa terapia farmacologica, in successione temporale. La tecnica che permette di sciogliere i trombi prende il nome di trombectomia e prevede la rimozione del trombo dall'interno del vaso, con l'uso di sonde introdotte direttamente nell'albero arterioso, in assenza di intervento chirurgico.

Entrambi i trattamenti sono efficaci ma devono essere praticati nelle prime ore dall'esordio dei sintomi. La trombolisi e la trombectomia sono poi seguite da terapie volte ad aumentare la fluidità del sangue e da altre terapie, valutate caso per caso dallo specialista neurologo.

In caso di ictus emorragico, invece, è fondamentale capire, con una diagnosi accurata, la sede e l'entità della lesione. Gli specialisti cercano sempre più spesso di evitare gli interventi neurochirurgici di evacuazione della emorragia, che ormai sono limitati alle emorragie superficiali o a quelle che interessano aree specifiche del sistema nervoso centrale. Perciò l'obiettivo iniziale è comprendere la causa dell'emorragia, che a volte può essere spontanea, altre volte dovuta proprio ai farmaci anticoagulanti somministrati al paziente, per esempio per la profilassi di chi soffre di fibrillazione atriale. Per alcuni di questi farmaci (anticoagulanti diretti) sono già disponibili specifici "antidoti", mentre per altre medicine queste contromisure farmacologiche sono in dirittura d'arrivo.

Così come per l'ictus ischemico, anche le persone con emorragia cerebrale beneficiano del ricovero nelle "Unità Neurovascolari", dove gli obiettivi della terapia sono la riduzione dell'edema cerebrale (per lo più con l'uso di farmaci diuretici) e il controllo monitorato della pressione arteriosa. Inoltre, grazie a esami specifici come l'angio-Tac cerebrale (che permette di visualizzare i vasi tramite un mezzo di contrasto) si possono cogliere precocemente segnali dell'ingrandimento dell'emorragia stessa, tali da richiedere terapie particolarmente aggressive. In termini generali, pur essendo la mortalità per emorragia cerebrale superiore rispetto a quella per ictus ischemico, anch'essa viene grandemente ridotta grazie a ricovero e intervento precoce nei "Centri Ictus".