Covid, gli anestesisti: "Oltre il 94% nelle terapie intensive non è vaccinato"

(ansa)
Alessandro Vergallo, presidente dell'Associazione anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi): "Contro i no-vax abbiamo provato di tutto, ora c'è solo l'obbligo vaccinale. Anche io ho ricevuto minacce"
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"Siamo convinti che, al punto in cui siamo, in cui il tema della vaccinazione anti-Covid si è ridotta ad una tifoseria da stadio, le maniere persuasive stiano mostrando tutta la sua debolezza. Far cambiare idea al popolo dei no-vax per quanto residuale, è un problema irrisolvibile. Lo diciamo in maniera esplicita e diretta: l'unica soluzione per la tutela della salute pubblica è rendere la vaccinazione obbligatoria. Non possiamo avere atteggiamenti titubanti in questo momento". Parole chiare quelle di Alessandro Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi-Emac), di fronte all'onda di violenza e di minacce anche verso i medici. Ma Vergallo racconta anche cosa succede quando una persona non vaccinata, entra in terapia intensiva con una polmonite devastante e comprende che sta essere intubato. Alla domanda: "Ma lei perché non ha fatto il vaccino?"  Spesso la risposta è solo: "Perché avevo paura".

Dalla trincea dove in questi anni si è combattuta la guerra contro il Covid, i medici rianimatori assistono preoccupati alle manifestazioni nelle piazze. Sentono urlare slogan come 'dittatura sanitarià e 'truffa Covid' mentre assistono pazienti giovani che fanno fatica a respirare.

"Nelle rianimazioni ormai, la percentuale di ricoverati non vaccinato è oltre il 94%, e questo a dispetto di chi sostiene la scarsa efficacia del vaccino sulla variante delta - spiega Alessandro Vergallo - ma il dato che ci preoccupa è che la maggioranza di chi entra in Terapia intensiva è sotto i 50 anni. L'età media dei ricoverati nei reparti di emergenza a causa del Covid è di 30 anni, situazione che fotografa la tipologia di popolazione più refrattaria a capire le ragioni del vaccino e che oltretutto è anche la fascia anagrafica che più di tutte si movimenta, tra i 35 ai 55 anni".

"Purtroppo c'è uno zoccolo duro di italiani che è contro il vaccino - prosegue Vergallo - all'inizio ero anche io per una 'moral suasion' rispetto a queste persone ma gli ultimi avvenimenti mi fanno propendere per un sostegno all'obbligo vaccinale. Abbiamo provato di tutto, il Green pass doveva incentivare le immunizzazione degli scettici e sta funzionando, ma c'è una fetta di over 40-50 che fa resistenza. Se vogliamo uscire dalla pandemia lo strumento è il vaccino altrimenti il bene della salute pubblica verrà messo in serio rischio".

Medici, forze dell'ordine, insegnanti,  ci sono anche loro in piazza tra i no-vax. "Ci lascia perplessi rilevare che categorie di lavoratori che hanno la responsabilità della salute pubblica oppure siano chiamati a tutelare la nostra sicurezza siano refrattari alla vaccinazione o peggio ancora, indossando una divisa oppure un camicie bianco si proclamino no-vax attraverso i profili social. Di fronte a tutto questo ribadiamo che serve un approccio più decisionista da parte del governo".   

E poi c'è il problema dei medici messi sotto pressione bersagliati dai pazienti negazionisti che pretendono esami gratuiti prima di essere vaccinati oppure il certificato di esenzione per avere il green pass. Compresi i medici delle rianimazioni che fino a poco tempo fa venivano chiamati "eroi".

"Anche io ho ricevuto minacce e offese - racconta Vergallo - sulla pagina social della nostra associazione ho trovato insulti e offese rivolte a me e frasi con l'intenzione di incutere timore. Chi si professa contro il vaccino Covid, spesso segue assurde teorie del complotto sui social, e vive in una realtà virtuale dove ci si esalta a vicenda come se si avesse una competenza scientifica". Ma quando arrivano in terapia intensiva comprendono di aver sbagliato? "A quel punto si convincono della vera realtà della malattia e della protezione che potevano avere con il vaccino solo quando sono nel letto di rianimazione. Solo allora capiscono".

Ma perché se l'unica via di fuga dalla pandemia al momento sembra rappresentata dalla profilassi vaccinale, un italiano su due si dichiara non propenso a vaccinarsi? "Abbiamo compreso, analizzando chi arriva nelle terapie intensive che un fattore che accomuna i pazienti non vaccinati è una fragilità psicologica. Le nostre osservazioni rilevano che chi si trova in uno stato di depressione oppure uno stato ansioso, esprime maggiori dubbi, è preoccupato che i nuovi vaccini non siano stati adeguatamente testati. Ma la colpa di questa generale sfiducia nella scienza è dovuto anche molto alla rapidità degli scambi che avvengono su internet in cui il parere di un uomo di scienza viene messo allo stesso livello con quello di qualsiasi altra persona. Piano piano sui social è stata distrutta quella che dovrebbe essere una normale gerarchia di autorevolezza".