Vaccini Covid in farmacia: le regole e quando è possibile farli

Le regole stabilite dall'Istituto Superiore della Sanità e dalle Asl delle varie Regioni. La conoscenza del paziente da parte del farmacista fa la differenza
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Per arginare la pandemia è indispensabile vaccinarsi: chi non lo ha ancora fatto, o se a breve sarà confermata la necessità di fare la terza dose, può prendere in considerazione la possibilità di vaccinarsi in farmacia.

Ogni realtà dalla più grande alla più piccola ha la sua farmacia di riferimento. Grazie all'accordo quadro fra il governo, le regioni e le province autonome, Federfarma e Assofarm, seppure con alcune differenze fra regione e regione, è possibile fare in farmacia il vaccino per contrastare l'infezione da Sars-Cov-2. In alcune regioni vengono somministrati solo quelli a vettore virale, Vaxzevria e COVID-19 Vaccine Janssen, in altre anche quelli a mrna quindi Comirnaty e Spikevax.

Ogni farmacia può decidere su base volontaria, se aderire alla campagna di vaccinazione: in tal caso deve inviarne comunicazione all'azienda sanitaria e all'ordine dei farmacisti territorialmente competenti. I farmacisti devono inoltre formarsi frequentando il corso Campagna vaccinale covid-19: la somministrazione in sicurezza del vaccino anti SARS- CoV-2\Covid-19, organizzato dall'Istituto Superiore di Sanità, che comprende anche un'esercitazione pratica mediante tutoraggio da parte di un professionista sanitario già abilitato all'inoculazione.

Ogni farmacia aderente deve organizzare gli spazi a disposizione in modo tale che siano presenti un'area accettazione, una di somministrazione e una di monitoraggio. Le farmacie che sono troppo piccole o che comunque non dispongono degli spazi adeguati per offrire questo servizio, possono decidere di vaccinare durante l'orario di chiusura della farmacia stessa o di dotarsi di apposite strutture esterne.

Le farmacie sono presenti ovunque e questo permette l'accesso alla vaccinazione anche nelle realtà più piccole, dove nei mesi scorsi le persone anziane per avere il vaccino hanno dovuto percorrere anche centinaia di km o che sono state raggiunte dalle squadre dell'esercito, mandate direttamente sul territorio.

Vaccino: quali eccezioni

L'accordo prevede che siano esclusi dalla prenotazione e dall'inoculo del vaccino in farmacia i soggetti estremamente fragili o allergici. Per fare un esempio pratico, se dopo una puntura di vespa vi è stata una reazione allergica grave, il farmacista deve rimandare la persona ad altra sede vaccinale, di solito un ambiente ospedaliero.

Ci sono tanti altri casi di non facile soluzione: come ci si comporta, per esempio con chi si è già ammalato di Covid e deve fare una dose di vaccino entro i 12 mesi dall'avvenuta guarigione o chi ha ricevuto la prima dose e si è poi ammalato di Covid, senza completare il ciclo vaccinale? In casi simili le indicazioni sull'opportunità e/o modalità di vaccinazione devono essere fornite dal medico di base o dalla ASL. Molte regioni, non a caso, hanno abilitato numeri dedicati deputati a dirimere le principali perplessità in caso di dubbi.

L'importanza dell'acquisizione del consenso informato con il triage prevaccinale

Questa fase è fondamentale: nelle piccole realtà spesso il farmacista conosce benissimo i suoi pazienti, sa da quali patologie sono affetti, quali farmaci assumono o quali integratori. La compilazione corretta di questa parte della documentazione è comunque fondamentale per capire se il paziente si può sottoporre alla vaccinazione oppure no: in alcune ASL, infatti, si è deciso espressamente che il vaccino in farmacia si può fare solo se le risposte ai quesiti presenti nel modulo che riguarda lo stato di salute sono tutte negative.

Cosa fare in caso di reazioni avverse

Il protocollo nazionale per la vaccinazione in farmacia prevede che il paziente, dopo la somministrazione, sosti negli appositi spazi per 15 minuti per monitorare l'eventuale comparsa di reazioni avverse. Nel raro caso in cui esse si verifichino, il farmacista ha la competenza necessaria per utilizzare i kit di pronto intervento presenti nella farmacia.

Possono verificarsi anche reazioni legate per lo più allo stato emotivo del paziente, che possono presentarsi in varie forme: spasmi respiratori, anche il singhiozzo, crisi di ansia, episodi di ipotonia, iporesponsività, svenimento e collasso. In questi casi non occorre intervenire con alcun trattamento farmacologico di sorta, perché sono episodi transitori e senza conseguenze.

Soprattutto nei soggetti più giovani, potrebbe manifestarsi la sincope vasovagale ovvero una perdita di coscienza che dura al massimo qualche minuto, a causa di una temporanea diminuzione del flusso di sangue verso il cervello, come conseguenza di un abbassamento improvviso della pressione arteriosa e a una riduzione della frequenza cardiaca. Il fenomeno può verificarsi a causa di fastidio e\o dolore al momento dell'inoculo, cattivo stato di idratazione, paura degli aghi. L'effetto si minimizza idratandosi correttamente e mettendo il paziente a proprio agio: il farmacista che spesso è una persona che si conosce e della quale ci si fida può essere una figura chiave nel ridurre al minimo tale disagio.

Ruolo delle vaccinazioni in farmacia nel futuro immediato

"L'accordo quadro ora vigente, valido per tutto il 2021, rientra nell'ambito dell'attuazione della farmacia dei servizi in risposta alla crisi del modello di sanità ospedale-centrica e alle nuove esigenze di salute della collettività - afferma Roberto Tobia, segretario di Federfarma Nazionale. - La vaccinazione, non solo quella anticovid, rappresenta uno dei tanti servizi che le 19mila farmacie italiane rendono disponibile sul territorio grazie alla loro capillarità, raggiungendo anche i cittadini delle aree interne, meno servite perché più lontane dalle strutture sanitarie. La riorganizzazione della sanità prevede il consolidamento di una rete territoriale di assistenza nella quale tutti i professionisti interagiscono sinergicamente a tutela della salute e del benessere del cittadino, che diventa così fulcro del nuovo modello di Servizio Sanitario Nazionale. In particolare - conclude Tobia - la collaborazione del farmacista con il medico di base e lo specialista è fondamentale nella gestione del paziente cronico, garantendo una maggiore efficacia della cura attraverso il monitoraggio dell'aderenza alla terapia e una maggiore sostenibilità economica dell'intero sistema".