Covid, gli Usa decidono: terza dose di vaccino ai fragili

Non ci sono pareri unanimi tra gli scienziati ma uno studio appena pubblicato sul New England ne stabilisce invece l'efficacia per trapiantati e immunodepressi. Attesa anche per la decisione sulla seconda dose di Johnson
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Terza dose dei vaccini Moderna e Pfizer per pazienti trapiantati e immunodepressi: la Federal Drug Administration americana ha deciso (e oggi il parere della Fda sarà discusso in un panel del Center for Disease Control and Prevention, ovvero l'autorità scientifica definitiva, negli Usa, in materia di pandemie). La decisione non vedrà un consenso unanime tra gli scienziati: tra loro c'è chi sostiene infatti che sia errato prescrivere in modo uniforme una terza dose per una popolazione così variegata, per patologie e risposta ai farmaci, come quella degli immunocompromessi: alcuni di loro, infatti, risultano sufficientemente protetti già con la doppia vaccinazione, mentre altri, pur non essendo molto protetti dalle prime due dosi, potrebbero non trarre vantaggio nemmeno dalla terza.

Una complessità poco riducibile a un approccio uguale per tutti. Uno studio della Johns Hopkins University effettuato su 30 pazienti trapiantati, che avevano effettuato la doppia vaccinazione e avevano basse quantità di anticorpi per il Sars-CoV-2 perché poco reattivi al vaccino, ha mostrato che solo il 14% di loro ha avuto un incremento di anticorpi dopo la terza dose. Risultati più incoraggianti quelli di un altro studio appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha valutato la risposta dei trapiantati alla terza dose del vaccino Moderna, con un esperimento in doppio cieco (ovvero il tipo di esperimenti che consentono di raggiungere le più solide evidenze scientifiche). A 120 trapiantati che avevano ricevuto doppia dose di Moderna, è stata somministrata una terza dose oppure, come placebo, una soluzione salina.

Risultato: il gruppo che ha ricevuto la terza dose di vaccino ha avuto valori sostanzialmente più alti di immunogenicità. Subito dopo l'inoculazione, i pazienti che hanno ricevuto la terza dose avevano una percentuale media di neutralizzazione del virus del 71%, contro il 13% del gruppo del placebo. E dopo 4 mesi dall'inoculazione, il 55% dei pazienti che avevano ricevuto la terza dose del vaccino aveva una quantità di anticorpi neutralizzanti superiore a 100 unità per millilitro, contro il 18% dei pazienti inoculati con il placebo.

La decisione della Fda che si attende per oggi non riguarderà le altre fasce fragili della popolazione: si è discusso all'interno dell'amministrazione Biden di raccomandare la terza dose anche a chi non è trapiantato o immunodepresso, ma il dibattito è ancora aperto in quanto molti immunologi non ritengono che le evidenze scientifiche raccolte fino ad oggi giustifichino una terza dose generalizzata. Un'altra incognita che sarà risolta solo a fine mese riguarda il vaccino Johnson & Johnson, che finora è stato monodose: si attendono dall'azienda i risultati della sperimentazione clinica sull'efficacia della somministrazione di due dosi, e questo dato potrà portare la Fda a valutare una dose aggiuntiva di questo vaccino anche per le fasce degli immunodepressi e trapiantati.