Basta davvero una dose di vaccino se hai avuto il Covid?

Una sola dose può essere sufficiente, ma è assolutamente necessario eseguire prima un test sierologico di tipo quantitativo
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Una dose di vaccino è sufficiente se hai già avuto il Covid? I ricercatori di Abbott Laboratories e Rush University Medical Center di Chicago sono andati ad analizzare i livelli anticorpali dei guariti prima, durante e dopo la vaccinazione con Pfizer e attestato che la seconda somministrazione non ha modificato significativamente la risposta immunitaria già alta, suggerendo così che una dose basta per consolidare l’immunità acquisita con l’infezione. Ma un tampone positivo da solo non basta per decidere.

“Il vaccino Pfizer ha dimostrato un’efficacia del 95% dopo due dosi durante gli studi clinici. Ci sono state segnalazioni secondo cui gli individui con precedente infezione suscitano risposte anticorpali più forti dopo una dose, rispetto agli individui senza precedente infezione. Ora con questo studio sappiamo che gli individui con una precedente infezione documentata possono essere sufficientemente protetti dalla reinfezione dopo una singola dose di vaccino a Rna, il che potrebbe liberare la disponibilità di milioni di dosi aggiuntive”, scrivono i ricercatori nell’articolo uscito su Jama.

Il team coordinato dal microbiologo Mark Anderson ha “valutato i livelli di anticorpi della proteina spike sia in individui precedentemente infetti che non, prima e dopo le due somministrazioni di vaccino”. Ma è “importante sottolineare che solo nei pazienti precedentemente infetti con un alto livello anticorpale la seconda dose non ha aumentato significativamente l’immunità rispetto alla prima dose. E’ importante notare che la Pcr da sola non è sufficiente per scartare la necessità di una seconda dose di vaccino: quattro partecipanti che hanno avuto il Covid, ma avevano sviluppato pochi anticorpi, hanno risposto al vaccino come se non fossero stati immuni all’infezione”.

Questo sottolinea il fatto che sì, una sola dose può bastare, ma è assolutamente necessario eseguire prima un test sierologico di tipo quantitativo, in grado di dare informazioni più precise sul livello di immunizzazione al coronavirus. In base a quello, il medico vaccinatore può decidere il da farsi.

 

Risultati simili sono stati ottenuti da uno studio dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella, in revisione dalla rivista Clinical Microbiology and Infection, che ha evidenziato che la somministrazione del vaccino a Rna a distanza di dieci mesi dal contagio porta a una risposta anticorpale ancora migliore di quella che si ottiene con l’inoculo a distanza più ravvicinata dall’infezione. In questo caso l’indagine è stata condotta sugli operatori sanitari e ha verificato che la risposta anticorpale è stata particolarmente forte nei più giovani, nelle donne e in chi ha avuto un Covid-19 sintomatico. “Abbiamo dosato varie classi di anticorpi e in special modo gli anticorpi IgG quantitativi che comprendono quelli neutralizzanti, che con una certa approssimazione misurano la risposta al vaccino – spiega il coordinatore della ricerca, Zeno Bisoffi –. Dei 1935 partecipanti, 232 avevano una storia di infezione documentata e in questi il titolo anticorpale medio dopo una sola somministrazione di vaccino era significativamente più alto rispetto a quello rilevato in chi non aveva mai contratto il virus e aveva ricevuto due dosi di vaccino. Questo conferma le osservazioni di altri ricercatori su numeri inferiori e corrobora la decisione di procedere con un’unica somministrazione in chi ha già avuto il Covid”.

Rimane il nodo del test sierologico. Ad oggi in Italia le persone guarite possono effettuare un’unica dose di vaccino invece che due, preferibilmente entro sei mesi e comunque non oltre i dodici dalla guarigione, anche se asintomatici, a meno che non si sia in condizioni di immunodeficienza, primitiva o secondaria. Prima del 21 luglio, le regole precedenti prevedevano che dopo sei mesi dalla guarigione venissero somministrate comunque due dosi, sempre senza il controllo preventivo del livello anticorpale. “Come da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità – si legge nella circolare –, l’esecuzione di test sierologici, volti a individuare la risposta anticorpale nei confronti del virus, non è raccomandata ai fini del processo decisionale vaccinale”. Bisogna ora capire se, con gli ultimi progressi scientifici, cambierà anche questa procedura e verrà introdotto più ampliamente lo screening quantitativo degli anticorpi.