Big Pharma: la strana alleanza contro Covid

Industrie e università hanno collaborato senza reti. E così sono arrivati i vaccini in fretta. Ma sono già ricominciati i bisticci
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Quanto e come Covid-19 cambierà le nostre vite, come si è detto e ripetuto spesso, lo scopriremo, man mano. Una cosa, però, possiamo già dire: la pandemia ha trasformato radicalmente la collaborazione tra gli scienziati al lavoro nell'industria e quelli attivi nelle università e negli istituti di ricerca. Solo grazie a questa collaborazione inedita abbiamo potuto raggiungere risultati esplosivi: 16 vaccini approvati in tutto il mondo e molti altri in via di sviluppo, farmaci potenzialmente efficaci, e una conoscenza delle caratteristiche e delle modalità d'azione del virus che, con altri vettori in passato, aveva richiesto anni.

Tutto bene, dunque? Industria e accademia hanno imparato a collaborare e per giunta gioiosamente? Prudentemente diremmo che "hanno collaborato": la sfida era tale che l'accademia non si poteva tirare indietro, anche in considerazione della montagna di soldi messi a disposizione dei ricercatori dai governi (non certo quello italiano, e assai poco anche l'Europa); e l'industria sapeva bene che un vaccino o una terapia anti-Covid sarebbero stati vere galline dalle uova d'oro (come è stato). Possiamo giurare che sarà sempre così? Che si spicceranno a trovare nuove cure per le piaghe degli umani?


Forse no. Nature ha interrogato scienziati nell'industria e nel settore pubblico per scoprire le lacune di questa temporaneamente efficace collaborazione. E ha scoperto due punti deboli: la poca chiarezza sulla proprietà intellettuale di ciò che si sarebbe scoperto, e l'accesso ai dati delle sperimentazioni. Ovvero, i due nodi gordiani della ricerca farmaceutica da sempre. Le industrie si illudono che le università ricerchino per puro piacere e non per portare a casa fette del brevetto. E tengono in cassaforte i loro dati che, invece, servono a cercare la "verità" scientifica. Nature dice che una soluzione non è in vista. Invece, l'esempio delle collaborazioni in seno ad altri settori, come le telecomunicazioni, "ha dimostrato che non tutti i dati che usano i ricercatori sono commercialmente sensibili"; e che quindi un negoziato si può avviare. Covid ha fatto il miracolo. Aspettiamo di vedere se ha cambiato davvero la ricerca di nuovi farmaci.