Vaccino anti-Covid, terza dose dietro l'angolo. Pregliasco: "Serve, il virus rimarrà per altri tre anni"

(afp)
Israele la sta facendo, la Germania l'ha programmata da settembre. In Italia la proposta è arrivata al ministero, ma in un primo momento riguarda solo ultra 60enni operatori sanitari
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In piena estate la proposta è arrivata sul tavolo al ministero della Salute. Perché la necessità di una terza dose di vaccino anti - Covid sta diventando il traguardo da raggiungere già in autunno. L'ipotesi è quella di un piano che la preveda per alcune categorie specifiche di persone, evenienza che, in chiave di controllo degli effetti della pandemia, si rende sempre più concreta guardando al dibattito in corso fra scienziati e autorità sanitarie di diversi Stati. Che la terza dose sia necessaria, soprattutto a operatori sanitari e persone fragili (come gli anziani o chi ha un sistema immunitario debole), che si sono vaccinati con Pfizer a partire dal dicembre scorso, è quasi un'ovvietà per Fabrizio Pregliasco, virologo dell'Università Statale di Milano. Il quale porta ad esempio Israele e la Germania, in cui oggi la variante Delta è in piena espansione. Paesi convintamente sulla strada della terza vaccinazione, tanto che il primo la sta già facendo, e il secondo l'ha messa in programma da settembre: entrambi per gli ultra 60enni. Pregliasco avverte: "Il virus ci farà compagnia ancora per un po' di tempo, e l'immunità di gregge non si raggiunegrà facilmente".

La strategia di Israele

Israele ha fatto da apripista nel mondo, somministrando dal 1 agosto scorso la terza dose agli over 60. Finora circa 45mila israeliani di quella fascia d'età, o con sistema immunitario fragile, hanno già ricevuto la dose aggiuntiva del vaccino anti-Covid, ma il primo ministro Naftali Bennett vorrebbe accelerare ancora di più. Sono infatti 2.114 i nuovi casi di coronavirus Sars-CoV-2 registrati in Israele in un giorno. Lo riferisce il ministero della Salute israeliano, spiegando che 212 pazienti sono ricoverati in gravi condizioni. Si tratta del dato più alto da aprile. Il sito di Ynet sottolinea che il tasso di contagio in Israele è salito al 2,95%. E dall'inizio della pandemia, 6.474 persone sono morte per complicanze riconducibili a Covid-19.

Germania e Regno unito seguono a ruota

Ma la convinzione della necessità della terza dose anti-Covid si sta allargano anche all'Europa. Se il Regno Unito sta valutando questa possibilità, da settembre la Germania inizierà una nuova fase della campagna vaccinale che prevede la terza somministrazione alle categorie a rischio. L'ulteriore richiamo sarà facoltativo, come le prime vaccinazioni, e sarà offerto con vaccini a mRNA: Pfizer-BioNTech o Moderna, indipendentemente dal vaccino utilizzato per la prima e la seconda dose. La decisione è stata presa dal ministero federale della Sanità guidato da Jens Spahn, che si è detto preoccupato a causa di una ridotta o debole risposta immunitaria dovuta alla variante Delta, più contagiosa, prevalente in molti Paesi europei. Al momento in Germania poco più del 52% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale e il 62% ha ricevuto almeno una dose.

Con la variante Delta l'efficacia del vaccino si abbassa

E pure l'Italia sta meditando di seguire questo percorso. Ma, sottolinea Pregliasco, "prima è necessario terminare il primo giro di vaccinazioni, perché l'obiettivo è quello di offrire una protezione a tutti; poi, in base all'andamento epidemiologico, si vedra come procedere, soprattutto per le persone fragili". In Israele, nonostante tutto, il virus sta riprendendo fiato. "Uno studio condotto da quel Paese prevede che, con la variante Delta in espansione, l'efficacia del vaccino, intesa come protezione dell'infenzione, si abbassi notevolmente: dal 95 al 39% - prosegue il virologo - . Credo che noi ci ritroveremo in una situazione come quella dei Paesi che hanno addottato prima di noi una politica di riapertura. Ora siamo in una "luna di miele", ma solo perché abbiamo aperto dopo. Bisogna capire che il vaccino è uno schermo importante, che dimostra efficacia soprattutto nelle forme più gravi, però non protegge al 100%. L'Istituto superiore di sanità ha pubblicato una ricerca che evidenzia come i morti da febbraio a oggi siano, nel 99% dei casi, persone non  vaccinate o solo parzialmente. Questo è un dato importante perché arriva da real life, non solo da studi clinici".

Quando fare la terza dose?

Assodato che per gli esperti la terza dose di vaccino serva, è importante capire quando farla. "Non abbiamo dati certi al riguardo - spiega Pregliasco - . Alcuni studi, sulla base di paramentri di laboratorio, avanzano la tesi che le due dosi di vaccino proteggano per 9-12 mesi, ma si trattadi una schermatura che si deteriora progressivamente. Il picco di anticorpi si rileva a 14 giorni dalla seconda dose, poi le difese scendono progressivamente. Quindi, ragionevolmente, sarebbe opportuno pensare ad una terza dose a 5 mesi dal richiamo. E, almeno in un primo momento, non prevederla per tutti, ma solo per i pazienti più fragili. In seguito si potrebbe valutare se sarà necessario adottare un approccio universale".

L'Ema sceglie la cautela

C'è però chi sceglie la cautela. L'Ema, in primo luogo. "La variante Delta è diventata ciò che tutti speravamo non sarebbe", diventata, cioè la variante di Sars-CoV-2 dominante nel Continente europeo. Ma i vaccini anti-Covid approvati "rimangono efficaci". C'è una certa riduzione, "ma non è significativa". Lo dice Emer Cooke, direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema. L'esperta, a proposito della terza dose, su cui il dibattito è ancora aperto, precisa: "Al momento non ci sono dati sufficienti per indicare che sia necessario un richiamo". E prosegue: "Prima bisogna confrontare l'immunità guariti-vaccinati".

Si monitora dunque la situazione con l'Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie), l'Ema è in contatto costante con le aziende sul nodo dei numeri di dosi disponibili, nel caso dovesse rivelarsi necessario un altro richiamo. "Per alcune popolazioni - conclude Cooke - si potrebbe iniziare a vedere la necessità, il che non significa che ce ne sia bisogno universalmente in tutta la popolazione".

"Il virus rimarrà per altri tre anni"

Quindi dobbiamo acquisire l'abitudine a vaccinarci? E, se sì, per quanto tempo? Secondo Pregliasco "la terza dose è solo l'inizio di una prassi che proseguirà". "Il virus ci farà compagnia ancora per un po' di tempo - assicura - . E nel contempo l'immunità di gregge non sarà raggiunta facilmente. Abbiamo una fotografia statica di chi è protetto contro il virus: in realtà dobbiamo considerare che c'è chi si è vaccinato a dicembre e chi ieri. Inoltre il vaccino non raggiunge tutti. Quindi, in pratica, non possiamo sperare in una immunità di gregge. Il Covid rimarrà con noi, penso, ancora per due o tre anni. E comunque, anche allora, non dovremo aspettarci una dichiarazione di fine emergenza, uno spegnimento del virus. Semmai un andamento endemico, anche alla luce della percezione del pericolo che ne ha la gente. Faccio un esempio: ancora oggi si infettano 10 persone al giorno a causa dell'Hiv, ma la gente non lo percepisce. Eppure il pericolo c'è. Così avviene anche per il Covid: continuerà a muoversi tra noi, e il fatto che le persone ne sottovalutino la presenza non può che agevolare l'iestendersi dell'infezione".