La dieta del microbiota è efficace o no?

Scegliere gli alimenti in base all'analisi della flora batterica. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è già una moda. Servono però più studi per confermarne fattibilità ed efficacia
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Dimmi com'è fatto il tuo microbiota e ti dirò chi sei. Anzi, cosa mangiare. Il The Wall Street Journal parla delle diete personalizzate in base alla popolazione di batteri che vivono nel nostro intestino come l'ultima moda in fatto di alimentazione. Accade negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove aziende come Viome e Zoe, le cosiddette start up della "nutrizione di precisione", vendono kit di esami a domicilio per analizzare il microbiota degli utenti-pazienti (si tratta di un esame delle feci), per poi fornire consigli nutrizionali personalizzati, compreso l'utilizzo di integratori.

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Una moda anglosassone, ma neanche troppo. "Nelle nostre farmacie si stanno diffondendo test per l'analisi del microbiota" fa sapere Maria Rescigno, principal investigator del Laboratorio di immunologia delle mucose e microbiota all'Humanitas di Milano. "Ho tanti pazienti che mi chiedono di interpretare il report ricevuto dopo il test, ma può contenere informazioni fuorvianti, perché oltre alle indicazioni dietetiche segnala anche il potenziale rischio di sviluppare malattie intestinali o neurodegenerative".

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La nostra flora batterica è a tal punto una sfera di cristallo? "Le informazioni sulla nostra salute, attuale e futura, che il microbiota può darci grazie alla sua composizione hanno un grande potenziale" sottolinea l'esperta. "Ma siamo ancora molto distanti dall'interpretarle in modo corretto perché non sappiamo abbastanza, né sulla flora intestinale, né sul metaboloma, cioè l'insieme di metaboliti rilasciati durante i processi di degradazione del cibo".

Per ottenere il profilo della flora batterica attraverso il campione fecale vengono estratti frammenti di Dna batterico, poi analizzati con tecniche di sequenziamento genico. I risultati possono essere fortemente influenzati da cosa si è mangiato il giorno prima, perciò il test andrebbe eseguito sotto guida medica. "Se nella giornata precedente l'esame ho mangiato uno yogurt, ricco di lattobacilli e bifido batteri, il mio microbiota sarà affollato di microrganismi buoni, ma non rispecchierà il mio reale stato di salute intestinale" continua Rescigno. "Queste analisi dovrebbero essere fatte con metodi che limitino al massimo le variabilità associate al pre-test".

Nonostante lo scetticismo verso le diete basate sul microbiota, la nutrizione di precisione è un campo scientificamente valido.

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Si basa sul concetto che i cibi, anche quelli considerati sani, abbiano un effetto diverso a seconda di chi li mangia per motivi genetici e di popolazione batterica intestinale. Così una colazione equilibrata, come spremuta d'arancia, cereali e caffè, per Marco sarà perfetta, mentre ad Anna causerà un picco glicemico a lungo andare non sano. Gli studi condotti, soprattutto dall'epidemiologo inglese Tim Spector, come il Predict-1 pubblicato l'anno scorso su Natura Medicine, hanno proprio evidenziato come un'alimentazione personalizzata sia in grado ridurre al minimo l'infiammazione generata, al contrario, da una dieta non adatta a noi, prevenendo l'insorgenza di malattie croniche.

La salute dell'intestino e quella dell'intero organismo sono strettamente legate all'interazione tra cibo e batteri intestinali, ma secondo molti esperti servono ulteriori ricerche per dimostrare l'efficacia dell'approccio personalizzato. Più che altro perché, riporta una recente revisione del Journal of Human Nutrition and Dietetics, i lavori su dieta e microbiota per ora sono per lo più associativi, e non di causa-effetto. "Possiamo fare delle associazioni" conclude Rescigno "ma è ancora presto per affermare che, in base all'analisi della flora batterica, un preciso schema alimentare sia adatto a una persona per garantire salute e prevenire malattie".