Terza dose vaccino Covid, Viola: "Al momento non ci sono evidenze che serva"

(agf)
L'immunologa: "E' probabile che per la maggior parte delle persone non sarà necessaria". "Potrebbe essere utile in alcuni casi per pazienti con problemi a livello di sistema immunitario"
 
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SARA' necessaria una terza dose del vaccino? Il governo di Israele ha annunciato due settimane fa che avrebbe iniziato a offrire una terza dose di vaccino Pfizer agli adulti con immunodeficienze, riservandosi di valutare se rendere la terza dose disponibile agli altri. Pfizer, che nota come i dati del ministero della salute israeliano mostrano come l’efficacia del vaccino nel prevenire l’infezione e i sintomi è declinata nei sei mesi dopo la vaccinazione, anche se l’efficacia nel prevenire l’ospedalizzazione rimane alta, ha annunciato che sta per pubblicare dati sull’efficacia della terza dose e che in agosto chiederà alla Fda americana l’autorizzazione emergenziale. Ma Fda e Cdc, con una dichiarazione congiunta, hanno risposto che per il momento non è necessaria una terza dose per gli americani che hanno concluso il ciclo vaccinale. Anche in Italia si discute di terza dose, e gli esperti sembrano concordare con le valutazioni dei loro colleghi statunitensi.

"Io non credo che in questo momento siamo già in grado di parlare di terza dose: per ora non ci sono evidenze che effettivamente la terza dose servirà", spiega l’immunologa Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica Città della Speranza di Padova e docente di patologia all’università patavina. "È molto probabile che per la maggior parte delle persone non servirà una terza dose, a meno che il virus nel tempo non cambi così tanto da dover fare un vaccino diverso, con una versione aggiornata dell’mRna. Però per il momento questo non c’è".

Pazienti fragili

Esistono comunque dei distinguo: "Potrebbe servire la terza dose a stimolare una risposta un po’ più forte nelle persone che hanno problemi a livello di sistema immunitario, magari perché molto anziani o immunodepressi, e che hanno risposto poco alle due dosi? Questo è un altro discorso. Non abbiamo dati in mano per dire che questo funzioni, ma è un tentativo che può venir fatto sulla base di esperienze passate con altri vaccini» spiega Viola. «Però è un tentativo che dovrebbe essere ristretto a delle categorie particolarmente immunodepresse e a rischio".

Chi non deve vaccinarsi

Con ulteriori differenze rilevanti tra paziente e paziente: "In alcuni soggetti con malattie autoimmuni la vaccinazione va evitata. Anche Anthony Fauci nelle sue dichiarazioni più recenti ha sottolineato come l’indicazione per la terza dose si riferisce solo ai pazienti con malattie autoimmuni che sono sotto terapia immunosoppressiva - spiega Guido Valesini, professore Emerito di Reumatologia dell’Università La Sapienza. - L’attenzione su questo argomento nasce dal fatto che, per esperienza storica con altre malattie, si è visto le vaccinazioni possono essere causa di riacutizzazione delle malattie autoimmuni". Questo perché quando si stimola, con una dose del vaccino, il sistema immunitario di chi soffre di una malattia autoimmune, si rischia di aumentare la reazione autoimmune contro l’organismo. "Può accadere, in questa fascia di pazienti, qualunque sia l’antigene, ovvero il bersaglio contro cui voglio vaccinare - spiega Valesini. - Nel frattempo le conoscenze sono andate avanti e si è visto che questa raccomandazione era sì importante, ma riguardava soprattutto i pazienti con malattia autoimmune in fase più acuta. Se invece un soggetto con malattia autoimmune è sotto terapia e sta bene, allora vaccinandosi non deve temere questo effetto pericoloso. E si è visto che si possono vaccinare in sicurezza i soggetti con malattie autoimmuni se si ha l’accortezza di non farlo durante le fasi di acuzie della malattia. Basta aspettare la remissione. Nei mesi scorsi si è visto che vaccinando questi pazienti nel momento in cui la malattia autoimmune non è in fase acuta, si otteneva una buona protezione contro l’infezione da Covid, senza provocare una riacutizzazione della malattia autoimmune".

Chi non deve fare la terza dose

Diverso è il discorso per i pazienti con malattie autoimmuni che non sono sotto terapia immunosoppressiva.  "Loro non devono assolutamente fare una terza vaccinazione", spiega Valesini. "Comunque è importante ricordare che la società italiana di reumatologia ha prodotto un documento con delle linee guida su come regolarsi di fronte a un paziente con malattia autoimmune che deve vaccinarsi. In questo clima d’allarme, è capitato che diversi centri vaccinali non particolarmente esperti dicessero ai pazienti con malattie autoimmuni di sospendere la terapia immunosoppressiva per due mesi prima di potersi vaccinare. E questo è molto grave, perché se il paziente segue quel consiglio, in quei due mesi la sua malattia autoimmune può diventare acuta e il problema diventa più serio perché a quel punto non potrà comunque vaccinarsi".

A chi potrebbe servire una terza dose

Come si può capire – al di là della categoria specifica degli immunodepressi sotto terapia – quali altre persone potrebbero aver bisogno di una terza dose del vaccino? "È ovvio che se uno non ha risposto proprio alle due dosi, se non ha prodotto anticorpi o ne ha un livello bassissimo, allora può trarre giovamento dalla terza dose -  spiega Viola. - Detto questo, non è che ci sia una soglia specifica della quantità anticorpale sotto la quale non si è protetti e sopra la quale si è protetti. Questo perché non contano solo gli anticorpi, ma anche i linfociti. E poi quando passa il tempo è normale che gli anticorpi calino, però noi manteniamo le cellule della memoria, che si riattivano - e riproducono gli anticorpi - quando noi entriamo in contatto nuovamente con il virus. Quindi il fatto che nel tempo diminuiscano i miei anticorpi non vuol dire che io non sia protetto". Anche perché la circolazione stessa del virus ha un ruolo che non tutti immaginano. "Il fatto che il virus circoli, dal punto di vista delle persone completamente vaccinate, è una cosa positiva: perché i vaccinati, venendo in contatto col virus, riattivano la risposta immunitaria. E quindi hanno come una continua sollecitazione che aiuta a mantenere alta la produzione di anticorpi - spiega Viola - È così che noi normalmente manteniamo la memoria immunologica. Anche grazie alla stimolazione che ci viene dall’ambiente circostante".

I doppi vaccinati in salute, insomma, non sembrano avere per ora reale bisogno di una terza dose. "Studi mostrano che nei trapiantati, che sono in terapia immunosoppressiva costante, la risposta ai vaccini è molto bassa, quindi per questa categoria si potrebbe pensare di potenziare la risposta con una terza dose. Ma non è il caso di dare una terza dose alla popolazione che invece ha risposto bene al vaccino. Di certo non in questo momento - spiega Viola. - Poi se tra qualche mese vedremo che effettivamente le persone vaccinate con doppia dose – ad esempio i primi a vaccinarsi nei trial clinici, che sono tuttora seguiti dai produttori dei vaccini - cominciano a infettarsi. Quindi quando si vedrà che queste persone si infettano e si ammalano, ossia che non funziona più il vaccino, allora potremo riparlare di terza dose anche per la popolazione generale".

E' presto per pensare a una terza dose

Per l’immunologa, quella sulla terza dose non è una decisione da prendere alla leggera. "Per quello che sappiamo adesso, mi auguro che la proposta di Pfizer non venga presa in considerazione perché al momento non ci sono dati che la giustifichino -  spiega Viola. - Non dobbiamo dimenticare che questi vaccini sono molto reattogenici: inducono una forte risposta infiammatoria, soprattutto nelle persone più giovani. La terza dose potrebbe risultare dannosa nelle persone che hanno già avuto una reazione importante – come febbre alta, infiammazione generalizzata, dolori alle articolazioni o effetti più gravi come delle miositi importanti. Sia in termini di costi che di sicurezza, il vaccino va dato quando effettivamente serve. Per quello che sappiamo adesso, la terza dose, per una gran parte della popolazione, potrebbe essere inutile. E per alcuni – ad esempio i più giovani – potrebbe anche essere dannosa". Quindi non è detto che la terza dose generalizzata sia una buona idea. "Per il momento le persone che sono state vaccinate nei trial clinici sono ancora protette - spiega Viola. - E poi, ripeto, c’è proprio questa cosa che è importante e che non va sottovalutata: la continua esposizione al virus - che resterà con noi, questo ormai lo sappiamo - funziona come costante allenamento del sistema immunitario".

Chi ha fatto Johnson&Johnson

Rimane in dubbio una categoria: i vaccinati con l’unica dose di Johnson&Johnson. La loro immunità durerà meno dei doppi vaccinati con Pfizer, Moderna o AstraZeneca? "In quel caso ha più senso un approccio di questo genere. Perché in effetti si potrebbe potenziare con una seconda dose di vaccino chi ha ricevuto una sola dose di J&J -  spiega Viola - Invece lo vedo molto meno utile in chi ha già ricevuto due dosi di vaccino mRNA o due dosi di vaccino con adenovirus oppure la vaccinazione eterologa".