Covid, Delta riduce l'efficacia dei vaccini? No, stiamo evitando i casi gravi

Il virologo di Perri: "La cosa più importante è la bassa ospedalizzazione, il virus non lo elimineremo mai e dovremo conviverci. I vaccini funzionano contro la malattia, non contro l'infezione"
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La Delta porterà a un nuovo lockdown? Mentre i casi di Covid nel Regno Unito aumentano in modo esponenziale, soprattutto fra i più giovani che hanno maggiori probabilità di essere solo parzialmente vaccinati, da Israele arriva la notizia che l'efficacia del vaccino Pfizer contro il coronavirus è diminuita di un terzo proprio a causa della diffusione di questa variante. A maggio, quando Delta (ex indiana) era meno diffusa, il vaccino era efficace al 94,3%: ora, secondo quanto riferito dal ministero della Salute israeliano, la copertura è scesa al 64%.

Che il vaccino Pfizer si sta dimostrando “meno attivo contro le varianti, in particolare B.617.1, rispetto a un ceppo del virus isolato nel gennaio 2020” è stata anche la casa farmaceutica a dirlo, nell’ultimo studio in prestampa su Nature, aggiungendo che comunque “è stata osservata una forte neutralizzazione”.

La buona notizia è che continua ad allentarsi la pressione sugli ospedali, ma anche se un aumento dei casi per ora è più evidente in altri Paesi, fra il 26 giugno e il 3 luglio i nuovi infettati in Italia sarebbero dovuti essere 3.909 mentre sono stati 5.222. Da noi l’incidenza della Delta è salita sopra il 22,7% mentre in Israele è la causa del 90% dei contagi. E’ anche per questo che il premier Naftali Bennett ha chiesto di avviare un’ampia indagine tra gli immunizzati positivi per valutare l’eventualità di aggiungere un richiamo vaccinale: una terza iniezione da somministrare a tre mesi dalla seconda dose.

Secondo il virologo Giovanni di Perri, il fatto che in Israele, come in Italia, ci siano meno casi gravi anche se continuano i contagi, “è un risultato che già ci può bastare”. “Dobbiamo abituarci all’idea che non elimineremo mai il Covid dalla circolazione e dovremo convivere con le sue varianti proprio come già facciamo con l’influenza. E dato che è impossibile avere una copertura immunitaria a vita, diversamente da come accade per il morbillo o la polio, solo con le vaccinazioni e il tracciamento potremo tenere il virus sotto controllo: dobbiamo prendere atto che continuerà a girare, darà casi asintomatici e non, ma l’importante è riuscire a limitare i casi gravi. E’ la bassa ospedalizzazione il risultato più importante a cui ambire”.

Per il professore dell’Università di Torino, i dati israeliani non devono spaventare ma devono essere visti piuttosto come “un importante banco di prova: bisogna capire quanti anni hanno i positivi, in che misura sono stati vaccinati e da quanto tempo. La perdita del 30% di efficacia è ancora accettabile, se rimangono tutti casi non gravi, come sembra al momento. L’importante è che si vada oltre”.

Si tratterebbe quindi di una situazione “fisiologica” anche perché “i vaccini a mRna di Pfizer e Moderna sono stati sperimentati contro lo sviluppo di malattia non contro l’infezione: l’efficacia fra il 90 e il 95% è stata calcolata solo fra i casi sintomatici, questo ci dimostra quindi la loro capacità di tenere sotto controllo il virus impedendogli di causare la polmonite, ma non di bloccarne la diffusione”, spiega Di Perri.

“Come in Israele, anche in Scozia, dove la variante Delta è passata dal 5 al 70% in poco tempo, si è registrata una minore copertura: Pfizer è sceso al 79% e Astrazeneca al 60%. In Inghilterra il picco ospedaliero si sta mostrando molto ridotto e questo ci fa ben sperare”. In questa situazione il “tracciamento acquisisce il suo senso originario: ovvero non tanto quello di fare nuove diagnosi quanto di evitare l’espandersi dell’infezione. Ora che abbiamo meno infezioni da gestire, il tracciamento può essere più puntuale e permetterci di isolare i casi in fretta, evitando nuovi focolai. In questo bisogna mantenere alta la guardia”.

Le varianti dovranno continuare a essere ben monitorate. “Abbiamo un livello di vaccinazione discreto che può giustificare gli allentamenti del distanziamento sociale e delle mascherine all’aperto solo perché le fasce più a rischio di incorrere in malattia grave sono state immunizzate. Finora Sar-Cov-2 ci ha dimostrato che man mano che muta, guadagna in qualcosa ma perde anche in altro. La variante inglese, ad esempio, si è dimostrata la più infettiva ma non così letale, al contrario la sudafricana è molto meno sensibile al vaccino, ma si trasmette di meno. Dobbiamo solo sperare che non riesca mai a sviluppare una variante diabolica ad alta trasmissibilità e letalità”, conclude Di Perri. La prossima sorvegliata speciale è la Epsilon, identificata in California ma con due casi accertati in Italia, che pare essere molto resistente agli anticorpi.