Vaccini Covid: con Pfizer o Moderna potrebbe non servire la terza dose

(ansa)
Secondo due studi di ricercatori statunitensi le dosi di Pfizer-Biontech e Moderna sarebbero in grado di sviluppare un'immunità di lunga durata.  
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LA maggior parte delle persone immunizzate con vaccini a mRna, come Pfizer/Biontech e Moderna, potrebbero non aver bisogno di richiami.  Almeno fino a quando il virus e le varianti non dovessero mutare radicalmente dalle forme attuali. Nel primo studio, pubblicato su Nature, gli immunologi della Washington University di Saint Louis hanno analizzato gli anticorpi di 77 persone contagiate con Sars-CoV-2.

Ricerche precedenti hanno già dimostrato che una volta contratto il virus, le probabilità di reinfettarsi sono abbastanza rare evidenziando che negli ex pazienti Covid si instaura un'immunità, almeno temporanea: nel loro midollo osseo sono infatti rilevabili plasmacellule di lunga durata capaci di produrre anticorpi contro il virus. Situazione che è stata constatata anche nel campione di riferimento per la ricerca condotta dai medici di Washington: dopo 11 mesi gli ex pazienti avevano ancora una quantità di antircorpi stabili. Gli stessi autori dello studio hanno poi esaminato le risposte delle cellule B specifiche per l'antigene al coronavirus presente sia nel sangue che nei linfonodi, di persone che 4 mesi prima erano state vaccinate con due dosi di Pfizer.

Quello che è stato scoperto è che la risposta che si genera appare essere persistente. È come se la vaccinazione ci dotasse di "fabbriche" di plasmacellule delle memoria. Un risultato che secondo i ricercatori dimostrerebbe la capacità anche da parte della vaccinazione, di creare una memoria a lungo termine. Secondo quanto scoperto, una terza dose (se non ci fossero ulteriori varianti e non per le persone immunocompresse), non sarebbe dunque necessaria.    

Il secondo studio, condotto dai ricercatori della Rockfeller University di New York, e per ora pubblicato sul sito BioRXiv in attesa di revisione, ha controllato la maturazione, nel tempo, delle stesse cellule B di 63 ex malati Covid, 26 dei quali vaccinati con una dose di vaccino a mRna. In questi ultimi gli anticorpi neutralizzanti sono rimasti stabili per 6-12 mesi, a riprova di una risposta che gli autori hanno definito impressionante, 50 volte più elevata rispetto a quella di chi non è stato vaccinato, ma ha comunque contratto la malattia.

Risultato: i ricercatori statunitensi sono convinti che, per chi è stato malato, una vaccinazione sia più che sufficiente probabilmente a garantire un'immunità permanente. Chi invece ha solo l'immunità indotta dal vaccino potrebbe aver bisogno di un richiamo sia per stimolare le cellule B ulteriormente, sia contro le varianti, perché le cellule B prodotte in risposta alla vaccinazione reagiscono solo contro la proteina S e non contro molte e diverse proteine, come accade in chi incontra l'intero virus.

Vaccinazione eterologa

E intanto uno studio spagnolo pubblicato su Lancet conferma che l'utilizzo di due diversi vaccini diversi provoca una maggiore risposta immunitaria. Dallo studio è emerso che su un campione di persone che hanno ricevuto vaccinazione eterologa e che si sono sottoposte al test, il 100% dei partecipanti avrebbe sviluppato anticorpi neutralizzanti del Covid in 14 giorni. Lo studio ha interessato ben 676 persone di età compresa tra i 18 e i 60 anni. Secondo Lancet l'approvazione della vaccinazione eterologa può essere una opportunità per garantire programmi di vaccinazione più flessibili, di particolare importanza nei Paesi che hanno minori possibilità di accesso alle dosi e nei paesi dove vaccini differenti potrebbero essere disponibili in tempi differenti.