La vitiligine e Kasia Smutniak, ma per le macchie sulla pelle c'è anche la 'terapia del sole'

L'attice Kasia Smutniak 
Venerdì 25 giugno è la giornata mondiale: l’occasione giusta per saperne di più su una malattia dal forte impatto psicologico che colpisce anche l'attrice. I consigli in vista dell'estate
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Nel mondo colpisce il 2-3% della popolazione e ha un impatto notevole sul benessere psicologico, emotivo e anche sociale. Parliamo di vitiligine, una malattia della cute che si manifesta con chiazze di pelle depigmenta e che riguarda indistintamente donne uomini e bambini. Il 25 giugno si celebra il World Vitiligo Day: una buona occasione per conoscerla meglio, per fare luce sulle cause, sui trattamenti e sui comportamenti da tenere d'estate. Che è già qui.  

Le cause

Di vitiligine si è parlato di più dopo che l'attrice Kasia Smutniak ha raccontato la sua storia e il disagio per le macchie sulla pelle su Instagram. Ma cerchiamo di capire come funziona. I bersagli della vitiligine sono i melanociti, cioè le cellule che sintetizzano la melanina, il pigmento naturale che colora e protegge l'epidemide.

La malattia si manifesta infatti con la comparsa di chiazze bianche non pigmentate, più o meno estese, che in molti casi rischiano di compromettere in maniera importante la normale vita di relazione dei pazienti.

Ma quali sono le cause alla base di questo difetto della pigmentazione, insomma perché ci si ammala?  "Quella di cui parliamo è una malattia multifattoriale, dipende cioè da una serie di cause - spiega Giovanni Leone, Coordinatore scientifico del Centro di Fotodermatologia e Cura della Vitiligine dell'Ospedale israelitico di Roma e presiedente della European Society for Photodermatology (ESPD), la Società Europea di Fotodermatologia -. La prima è genetica: è dimostrato che la vitiligine tende a ripresentarsi nella stessa famiglia. Sappiamo anche che ha una componente autoimmune: chi ne soffre produce anticorpi contro i melanociti, e sappiamo che è coinvolto lo stress ossidativo: gli individui predisposti sono più soggetti a subire il danno dei radicali liberi sui melanociti. Infine, sempre nelle persone predisposte, molta importanza viene data al fenomeno di Koebner, cioè allo svilupparsi delle chiazze depigmentate in seguito a un traumatismo o una lesione fisica diretta alla cute: una caduta, un grattamento intenso, scrub o massaggi eccessivamente energici. Anche un forte trauma psicologico potrebbe scatenare la patologia in coloro che hanno  una tendenza ad ammalarsi".

La diagnosi

La diagnosi della vitiligine si fa con la lampada di Wood, una fonte di luce violetta che fa risaltare anche sulla pelle molto chiara le differenze di pigmentazione e permette allo specialista di distinguere la malattia da altre forme diverse di depigmentazione.

In base all'estensione e alla distribuzione delle macchie depigmentate si possono distinguere due sottotipi di vitiligine: quella cosiddetta volgare e la vitiligine segmentaria.

La prima è la più comune e riguarda l'80-85% dei pazienti, la seconda, più rara, il 15-20%. "Nel primo caso le chiazze sono più estese, e sono simmetriche, cioè distribuite in entrambe le metà del corpo: per esempio sulla mano destra e sulla sinistra. Su entrambe le ginocchia o le gambe, ai lati della bocca o degli occhi - riprende Leone - nel secondo caso le macchie non sono bilaterali e interessano superfici più piccole, meno estese di cute".

Una malattia cronica che può evolvere

La vitiligine è un disordine della pigmentazione che può aggravarsi nel tempo: le zone depigmentate possono ingrandirsi. "È così - conferma Leone - nei casi più gravi le chiazze possono espandersi fino interessare tutta la superficie cutanea. I fattori alla base dell'evoluzione della vitiligine non sono noti, però sappiamo come trattarla efficacemente. Certo, parliamo di una malattia cronica - ragiona l'esperto - che quindi non guarisce ma con le cure giuste possiamo rallentarla e favorire la pigmentazione".

La fototerapia

"Oggi il gold standard del trattamento della vitiligine è la fototerapia con Uvb a banda stretta - riprende l'esperto - i pazienti vengono sottoposti per mesi con sedute bisettimanali all'azione di lampade che emettono radiazioni che stimolano i melanociti. Una seconda fototerapia a Uvb a banda stretta è quella che si somministra con il laser. È simile alla prima, ma è più potente e mirata: il laser permette di trattare zone circoscritte, piccole, evitando quelle sane circostanti. Ed è utile nei bambini: per i pazienti pediatrici sono sconsigliati i lettini a Uvb, utilizzati invece negli adulti con malattia estesa".

I farmaci

La terapia farmacologica, che spesso si associa alla fototerapia, prevede l'applicazione sulle zone colpite di creme e pomate a base di corticosteroidi, di immunomodulatori, e di stimolanti della pigmentazione: prodotti di origine naturale, per esempio a base di piperina, una sostanza estratta dalla pianta del pepe. Nei casi molto gravi e a rapida evoluzione si usano anche corticosteroidi per bocca. In aggiunta ai trattamenti fototerapici o farmacologici, ai pazienti vengono prescritti integratori a base di vitamina E, derivati del beta-carotene, estratti del tè verde.  

Il trapianto

In qualche caso, soprattutto per piccole zone, è possibile praticare il trapianto di melanociti. "Si tratta - spiega il dermatologo - di prelevare le cellule da un lembo di cute asportata da una zona non interessata dalla depigmentazione e di applicarle sulla chiazza bianca dopo averla abrasa con un laser". 

Il sole può essere terapeutico

Per chi soffre di vitiligine l'estate rappresenta un problema, perché la cute colpita dalla malattia non si scurisce mentre la pelle sana intono alle chiazze sì, il che amplifica il danno estetico e il conseguente disagio psicologico. E naturalmente perché fanno paura le scottature. "Molti pensano che la soluzione sia applicare una crema ad altissima protezione ovunque e sempre sulla superficie cutanea quando ci si espone al sole. Ma non è così: brevi periodi di esposizione in realtà stimolano la proliferazione dei melanociti - dice Leone -. Per l'elioterapia è necessario però utilizzare due prodotti: sulla zona depigmentata, una crema con fattore di protezione tra 15 e 30, e sulla cute sana una protezione massima, tutto questo per 60-90 minuti ed evitando le ore centrali della giornata. Se dopo l'esposizione i pazienti avvertono un leggero prurito sulle macchie, non devono preoccuparsi, può essere il segnale della ripresa della pigmentazione. Con uno studio del 2018 presentato all'International Vitiligo Symposium di Detroit abbiamo dimostrato che questa strategia funziona: la pigmentazione delle chiazze migliora e si riduce quella delle zone pigmentate che circondano le macchie. Per il resto del tempo tutti i pazienti devono utilizzare un fattore a massima protezione, dovunque", chiarisce lo specialista.

Il World Vitiligo Day nasce nel 2011 per fare informazione e prevenzione. "Noi aderiamo alla giornata mondiale con un Open Day Vitiligine - conclude Leone - Domenica mattina 27 giugno, nella sede storica dell'Ospedale israelitico di Piazza S. Bartolomeo all'Isola verranno offerte ai pazienti visite gratuite, (registrarsi allo 0668281433 o sul sito www.vitiligineospedaleisraelitico.it), un kit di prodotti e un decalogo per affrontare al meglio il periodo estivo".