La nuova vita di Samuel, il bimbo sopravvissuto. Come Eitan

Aveva 6 anni quando perse entrambi i genitori sotto la valanga di Rigopiano.Venne salvato dopo 50 ore. La zia che lo ha adottato racconta questi quattro anni: "Quando abbiamo sentito della tragedia di Stresa abbiamo pensato a Eitan e la sua famiglia" 
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SAMUEL ha 10 anni e una cameretta nuova. L'hanno preparata gli zii. Ne aveva un’altra, prima. Quella con a fianco la stanza di mamma e papà. Ma i genitori non ci sono più. Con altre 27 persone sono morti sotto la valanga che il 18 gennaio 2017 sconvolse Rigopiano, un paese dell’Abruzzo sotto il Gran Sasso. Samuel è sopravvissuto, salvato dopo 50 ore trascorse con tre amichetti nella sala da biliardo, miracolosamente rimasta in piedi. Intorno ai quattro bambini, le macerie dell’hotel Gran Sasso di Farindola travolto da un'intera collina che gli è crollata addosso, trascinando con sé i boschi e la neve, spostando addirittura l’edificio di dieci metri verso la valle.

Quattro anni fa, le immagini del suo salvataggio fecero il giro del mondo: era in canottiera, terrorizzato, stremato, i vigili del fuoco lo tirarono su a forza da un pertugio nella massa bianca. Da quel giorno la vita di Samuel è cambiata per sempre. La stessa sorte di Eitan, il piccolo sopravvissuto della funivia di Stresa dove il 23 maggio scorso hanno perso la vita 14 persone. Tra loro, anche i genitori del bambino che, come Samuel la notte della valanga, ha appena 6 anni. "Quando abbiamo saputo della tragedia di Stresa, abbiamo pensato al piccolo Eitan e alla sua famiglia. Raccontare come abbiamo affrontato noi questo difficile percorso è un gesto di affetto verso la famiglia del bimbo a cui ci sentiamo molto vicini", racconta la zia di Samuel che dopo la morte di entrambi i genitori lo ha adottato.

Rimosse le macerie di Rigopiano insieme alla commozione generale, sono spariti anche i riflettori. Per gli psicologi un lavoro ininterrotto: come far superare al bambino il trauma dell’abbandono?

La zia racconta i primi giorni di Samuel dopo l’ospedale, i suoi ricordi, le paure, e il lento percorso verso giorni normali. “Abbiamo deciso subito di dedicarci a lui – ricorda – era scioccato, non riusciva a parlare. Di giorno voleva stare solo con la nonna. La notte, dormiva nello stesso letto con me e mio marito, fratello della sua mamma. Mi stringeva la mano, la teneva stretta, alcune volte se la toglievo si svegliava impaurito. Parlava nel sonno, aveva incubi. Diceva: 'Non andare via, aiuto, aiuto…'. Dopo qualche settimana, abbiamo aggiunto un lettino nella stanza, ma lui voleva sempre stare nel lettone. Gli psicologi ci dicevano di non forzarlo, spiegavano che era per la paura di essere abbandonato. E così abbiamo fatto”.

La famiglia adottiva ha scelto di abitare in un paese diverso da quello dove è nato Samuel. Lontano da Osimo e da tanti ricordi con i genitori. “Alcune volte – racconta la zia – Samuel si inventava episodi di vita con la mamma e il  papà. Diceva che l’avevano portato in questo o in quel posto, che insieme si erano tanto divertiti. Ma non era vero, o non erano esistiti oppure quelle giornate le aveve vissute con noi, i suoi zii. Era una sua forma di difesa contro la perdita, ci hanno spiegato”. 

Samuel non ha mai chiesto di tornare nella sua casa di Osimo, né a Rigopiano. “Chiede spesso alla nonna Tilde di raccontargli come erano mamma e papà, le sue storie lo affascinano sempre. Noi tutti in famiglia abbiamo ricevuto indicazioni dagli psicologi su come comportarci davanti alle domande che Samuel ci pone e che riguardano il suo passato, le paure, il trauma di quel giorno. Seguiamo i consigli degli esperti perché siamo convinti che da soli non ce l’avremmo fatta. L’affetto, da solo, non ti mette al riparo dal commettere sbagli e Samuel è già sopravvissuto a una tragedia, lui stesso ha avuto paura di morire. Come ci chiama? Per lui siamo gli zii, ci chiama così, alcune volte con il nostro nome. I genitori per lui sono ancora insostituibili”.

Dopo un anno, gli zii hanno avuto una bambina, che chiamano “la sorellina di Samuel”. L’arrivo della neonata ha fatto iniziare una nuova fase per la famiglia: è stata acquistata una casa più grande, con una cameretta per ogni bambino. “E a quel punto Samuel è riuscito a dormire da solo – dice la zia – ha voluto uno spazio tutto per sé che ha sistemato secondo i suoi gusti. Ha scelto i mobili e ha appeso al muro il poster dell’Inter, la squadra del cuore, le foto degli amici e dei nonni. Il prossimo anno andrà in prima media”.

Uno degli interventi degli psicologi è stato diretto all’elaborazione della paura della valanga, quella massa di terra, boschi e ghiaccio che quella sera si è abbattuta sull’albergo delle vacanze, provocando la peggiore tragedia di sempre sull’Appennino. Samuel quel giorno in cui perse i genitori era impaurito, perché aveva sentito le tre scosse sismiche, una replica del movimento tellurico di Amatrice. “Gli psicologi – spiega la zia – hanno dirottato la paura particolare che Samuel aveva all’inizio per la neve, indirizzandola verso una più generica 'paura per il terremoto'. Hanno consigliato di dare la colpa della morte dei suoi genitori a quelle scosse, un trauma più comune e quindi più semplice da gestire anche nelle relazioni future. Oggi infatti Samuel non ha paura della neve e si ricorda sempre meno di quei giorni. E’ tornato a giocare in montagna con gli amichetti. Gli stessi della foto nella sua nuova cameretta".

Il percorso di Samuel non è ancora finito. “Il prossimo anno andrà in prima media, è emozionato. E anche noi lo siamo, sapendo però che questa fase sarà molto delicata per la sua crescita. Entriamo nella pre-adolescenza e adolescenza, un momento particolare per tutti i ragazzi. Molto probabilmente per lui sarà il momento in cui tutte quelle paure che ancora tiene dentro, saranno esternate. Ci saranno nuove domande che ci porrà e noi nuove risposte che dovremo dargli, adeguate alla sua età. Traumi da affrontare dal suo nuovo punto di vista di giovane ragazzo. Sappiamo che questa volta sarà diverso: dovremo condividere con lui riflessioni e ragionamenti, seguirlo passo passo nei suoi pensieri. Le risposte degli adulti non basteranno più. Gli psicologi che ci sono sempre rimasti a fianco, non ci lasceranno soli. Ci saremo tutti noi quando Samuel vorrà parlare di ciò che sente dentro di lui e non è mai riuscito a dire da quella notte. Di pronunciare quelle parole che non ha mai detto”.