I pediatri. "Vaccinare ragazzi contro il covid serve". I casi sotto i 19 anni sono 638.000

In un documento con 8 punti, le raccomandazioni degli esperti. "Anche se la fascia pediatrica risulta essere tra quelle meno colpite, recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze multisistemiche come per gli adulti"
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Sì a vaccinare tutti gli over 12 contro il Covid-19 e no a prescrivere farmaci finalizzati alla prevenzione degli eventuali eventi avversi postvaccinici. Sono due degli 8 punti contenuti in documento approvato dal Consiglio direttivo della Società Italiana di Pediatrica (Sip), che entra nel vivo di uno dei temi che in questo periodo fanno più discutere nelle famiglie italiane, ovvero la vaccinazione dei minori.

In particolare, gli esperti Sip raccomandano, in linea con le vigenti raccomandazioni ministeriali, la vaccinazione per tutti i bambini e gli adolescenti di età pari o superiore a 12 anni privi di controindicazioni per gli specifici vaccini autorizzati per età; l'utilizzo di qualsiasi vaccino Covid-19 (purché approvato in Europa e Italia), secondo i tempi e le modalità di somministrazione previsti per le specifiche fasce di età. Nel caso di minore con anamnesi di pregressa infezione da Sars-CoV-2, si consiglia, come per gli adulti, "un intervallo di almeno 90 giorni tra la diagnosi di infezione o la somministrazione di eventuali anticorpi monoclonali e la prima somministrazione del vaccino Covid-19".

Importante inoltre, "guidare gli adolescenti e le loro famiglie verso un percorso vaccinale libero e consapevole" così come "informare i genitori circa le modalità per la gestione dei più frequenti segni e sintomi postvaccinici, ma soprattutto in merito alle tempistiche per contattare, in questi casi, il proprio medico". Il documento infine, non dimentica l'importanza di "ribadire con forza  il valore del continuo e costante rispetto delle norme per il contenimento e la diffusione del Sars-CoV-2, anche dopo vaccinazione".

Su scala mondiale, questa popolazione ammonta a circa il 7% del totale dei casi, con una distribuzione per classe d'età che aumenta progressivamente dall'età neonatale a quella adolescenziale, con la metà dei casi che si verifica in minori di età compresa tra 1 e 14 anni, mentre sono rari i casi nel primo anno di vita. Anche se la fascia pediatrica dai 12 anni in su risulta essere tra quelle meno colpite, "recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato in tale fascia di età la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze multisistemiche conseguenti ad un'infezione pauci- o asintomatica, come sta emergendo per l'adulto". A questo si aggiunge che il fatto che implementare un'offerta vaccinale universale "aiuterà a ridurre non solo la circolazione dello stesso virus, ma soprattutto il rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose" e "permetterà di beneficiare di una prossima apertura dell'anno scolastico in sicurezza".