Covid. Così ci proteggono gli Omega 3

Gli elovanoidi, messaggeri a base di Omega 3, fermano il proliferare del virus nelle cellule e proteggono gli alveoli polmonari. Uno studio americano
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Che c'entrano gli Omega-3 con il Covid? Verrebbe da dire nulla, eppure un legame ci sarebbe. E' ancora presto per dirlo ma i ricercatori del Lsu Health New Orleans Centers of Excellence di New Orleans hanno scoperto che gli elovanoidi, messaggeri chimici bioattivi a base di acidi grassi polinsaturi Omega-3 a catena molto lunga, possono bloccare il proliferare del virus nelle cellule e proteggere gli alveoli polmonari evitando la polmonite interstiziale, la sindrome da distress respiratorio acuto e la sepsi.

Gli elovanoidi sono molecole che conosciamo da molto poco: sono stati scoperti dal team del professor Nicolas Bazan nel 2017 come una nuova classe di mediatori lipidici rilasciati dal nostro metabolismo in risposta allo stress ossidativo e al danno di cellule retiniche, neuronali o cardiache. "Dato che questi composti svolgono una azione protettiva contro i danni al cervello e alla retina, e il coronavirus Sars-Cov-2 danneggia chiaramente il polmone, abbiamo testato l'efficacia degli elovanoidi sugli alveoli", spiega il professor Bazan, direttore del Lsu Health New Orleans Neuroscience Center. E lo studio appena pubblicato su Scientific Reports dimostra che sono in grado di ridurre la capacità della proteina spike di legarsi ai recettori e di far entrare il virus nelle cellule oltre ad innescare la produzione di proteine ??protettive e antinfiammatorie che contrastano il danno polmonare tipico di Covid.

Il team ha testato gli elovanoidi in laboratorio sul tessuto polmonare di un uomo di 78 anni infettato da Covid e osservato una significativa riduzione della produzione della proteina Ace2, i cui recettori agiscono come delle serrature che le proteine ??spike aprono per entrare nelle cellule e moltiplicarsi rapidamente, e un aumento delle Sirtuine, che sono l'espressione proteica protettiva delle cellule sotto stress. Questo ha fatto sì che il virus trovasse molte meno porte da scassinare e che parallelamente l'infiammazione nel polmone si riducesse.

Gli acidi grassi polinsaturi Omega-3 a catena lunga sono l'acido eicosapentaenoico Epa, l'acido docosaesaenoico Dha e l'acido docosapentaenoico Dpa e si trovano in alimenti come il pesce e gli oli di pesce, il latte e le alghe marine: li possiamo assumere con la dieta, ma anche sotto forma di integratori. Gli elovanoidi derivano dal Dha e sono dei potenti mediatori neuroprotettivi realizzati "su richiesta" in caso di interruzione dell'omeostasi cellulare: sono formati da 32 o 34 atomi di carbonio e catene di acidi grassi molto lunghe ma come avvenga la conversione spontanea in mediatori bioattivi ancora non è stato scoperto.

Per trovare un metodo di intervento, i ricercatori si sono chiesti se gli alveoli polmonari fossero in grado di sintetizzare gli elovanoidi e scoperto che anche queste cellule, proprio come la retina, sono dotate di percorsi per la biosintesi di Elv-N32 e Elv-N34 e sanno sia produrli che degradarli, autonomamente o con l'aiuto di un precursore, come l'acido alfa linolenico da cui poi si ottengono gli Omega-3. Con lo studio in vitro, il team americano è riuscito anche a "fotografare" come nelle cellule alveolari umane l'endocitosi della proteina Rbd di Spike sia stata efficacemente ridotta dagli elovanoidi e dai loro precursori.

"Dal momento che Sars-Cov-2 colpisce la mucosa nasale, il tratto gastrointestinale, l'occhio e il sistema nervoso, scoprire il potenziale protettivo degli elovanoidi espande la portata delle nostre osservazioni ben oltre il polmone", conclude il professor Bazan. "I nostri risultati suggeriscono che i lipidi frenano l'infezione virale e questo fornisce una base per interventi futuri volti a modificare il rischio di malattia, la progressione e la protezione da Covid". Questo però solo in una fase molto precoce della malattia, quando gli alveoli non sono ancora compromessi e hanno la forza di reagire grazie all'aiuto extra degli acidi grassi polinsaturi.