L'estate dei ragazzi, sport e buone letture per riassaporare la libertà

I consigli della psicologa per i mesi estivi dopo il lungo isolamento per la pandemia
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L'EPIDEMIA di Covid ha cambiato le nostre vite. Per quanto riguarda gli adolescenti e i preadolescenti gli esiti sono stati diversi per vari motivi compresa l'età. Molti hanno sofferto non solo per il confinamento in casa ma anche per le quarantene quando le scuole hanno ripreso a singhiozzo. C'è chi ha perso la motivazione allo studio e la dispersione scolastica è aumentata sopratutto là dove i ragazzi sono stati lasciati a loro stessi, deconcentrati e senza tecnologie efficienti. Ci sono state delle grosse differenze tra famiglia e famiglia, tra scuola e scuola.

Alcuni ragazzi si sono depressi, altri hanno sviluppato tic e piccole ossessioni, c'è chi ha perso il ritmo sonno/veglia, chi è andato incontro a disturbi alimentari, chi ha trascorso gran parte del tempo navigando in rete e immergendosi nei videogiochi. Un ragazzo di prima liceo mi ha confessato, candidamente, che pur avendo a disposizione le tecnologie, si è collegato pochissimo con i professori e che, per non annoiarsi solo in casa, ha trascorso moltissimo tempo a dormire. 

Dopo i lunghi periodi  confinati nella loro stanza altri invece, che all'inizio pensavano di non farcela,  si sono abituati a questo tipo di vita al punto da augurarsi il proseguimento della Dad anche il prossimo anno: sono diventati esperti nell'uso delle tecnologie,  si sono adattati a una vita sedentaria, hanno allentato i rapporti con gli amici e ora preferiscono restare nel bozzolo protetto delle mura domestiche.

La maggioranza però ha ripreso volentieri la vita negli spazi esterni, sia quelli della scuola che quelli dello sport. Alcuni in modo assai determinato, come quella quindicenne che essendo andata in quarantena più volte a causa dei casi positivi a scuola, ora frequenta tutti i giorni una piscina per "fare i tuffi": non è un'atleta, non deve allenarsi, ciononostante sente il bisogno di entrare in un'altra dimensione rispetto a quella cui è stata confinata per troppo tempo, acqua e tuffi la fanno sentire libera. Finalmente liberi si sentono anche quei ragazzi che fanno canottaggio con i loro amici sul Tevere o che hanno ripreso i giochi di squadra all'aperto.

Libertà significa anche, in questi casi, potere esercitare un controllo sui propri movimenti e sul proprio corpo e così facendo liberarsi da tutte quelle tensioni accumulate nei mesi precedenti. Molti ragazzi mi hanno detto che la cosa peggiore per loro è non poter far niente. Ricordo che durante le alluvioni di Firenze del '66 e dell'84 i ragazzi di allora furono molto attivi nel partecipare agli aiuti, nel recuperare documenti, ripulire dal fango le opere d'arte e aiutare le persone bisognose, si sentivano molto gratificati da ciò che facevano, in questo caso invece ragazzi pieni di energie si sono sentiti impotenti, senza la possibilità di impegnarsi in qualcosa di utile, il che è ben più stressante per loro che muoversi tra il fango e le macerie.

Bambini e ragazzi hanno bisogno di tornare a una vita scandita da orari e  impegni che favoriscono la concentrazione e che li coinvolgono a livello fisico. La dispersione li danneggia e non consente loro di fare tutti quegli apprendimentimenti di cui hanno bisogno per crescere, sia sul piano fisico che su quello mentale sociale ed emotivo. Per questo l'apertura delle scuole nei mesi estivi è una iniziativa positiva che le famiglie dovrebbero cogliere, là dove è possibile almeno per un paio di mesi, perché consente ai ragazzi di ritrovarsi, di svolgere delle attività in gruppo, di colmare le lacune dovute alla scuola a distanza. Sappiamo che ci sono apprendimenti che vanno fatti in successione in determinate età, saltarli crea squilibri a cui non è sempre facile porre rimedio.

Capita, per esempio, di incontrare  in prima liceo ragazzi che non sono in grado di capire ciò che leggono: non è solo una questione di vocabolario ridotto, ma anche di assenza di letture di buon livello, di una insufficiente preparazione di base, di difficoltà a riassumere e sintetizzare ciò che leggono, che vedono o che ascoltano. 

Professoressa di Psicologia dell'età evolutiva Università di Roma Sapienza