Novavax, un vaccino contro Covid diverso da tutti quelli che abbiamo

2 minuti di lettura

Nonostante l'efficacia prossima al 90% nel prevenire i sintomi di Covid-19, il vaccino Novavax rischia di restare in soffitta ancora per un po'. A dispetto dell'efficacia infatti la compagnia statunitense - almeno per quanto riguarda la richiesta alla Fda - non conta di iniziare a distribuire il prodotto prima dell'autunno. Per il resto del mondo l'approvazione potrebbe anche arrivare prima. C'è un però: secondo gli addetti ai lavori - e alla luce di uno studio da poco pubblicato - proprio per la natura differente del tipo di vaccino, Novavax potrebbe risultare utile in futuro per un eventuale richiamo.

Ad oggi i vaccini approvati nel nostro Paese contro Sars-Cov-2 appartengono a due categorie: i vaccini a mRNA e i vaccini a vettore virale. In entrambi i casi viene stimolato il sistema immunitario a produrre anticorpi contro la proteina spike. I primi due sono i vaccini sviluppati da Pfizer-BioNTech e Moderna. I secondi due da AstraZeneca e Janssen. A differenza dei vaccini conosciuti sino ad oggi -che stimolano la risposta immunitaria sfruttando virus attenuati, inattivati o frazioni proteiche di essi- sia quelli a mRNA sia quelli a vettore virale hanno la caratteristica di contenere le informazioni necessarie per far produrre alle nostre cellule la proteina spike.

 

In quelli a mRNA il vaccino consiste nel fornire alle cellule tutte le informazioni necessarie sotto forma di mRNA. L'informazione è veicolata all'interno di una "capsula" di lipidi. Una volta assemblata ed espulsa dalla cellula, la proteina viene riconosciuta dal sistema immunitario dando vita alla produzione di anticorpi capaci di riconoscere il virus. In quelli a vettore virale l'informazione è contenuta sotto forma di DNA che viene poi trascritto in mRNA e poi "tradotto" per dare vita alla "spike". L'informazione in questo caso è veicolata all'interno della cellula attraverso un virus innocuo per l'uomo che funge da trasportatore.

 

Se e quando sarà approvato il vaccino di Novavax saremo di fronte ad un prodotto differente da tutti. L'obbiettivo è sempre lo stesso, ovvero fare produrre anticorpi contro la proteina spike. Per farlo però l'azienda statunitense ha utilizzato un metodo differente, molto comune per altri tipi di vaccini a subunità: per prima cosa una porzione di Dna contenente le informazioni necessarie a produrre la proteina spike è stata inserita all'interno di un "baculovirus". Successivamente in vitro alcune cellule che fungono da serbatoio vengono infettate dal virus.

Una volta entrato, il baculovirus rilascia il materiale genetico utile alla produzione della spike. Questa, come per i vaccini a vettore virale, viene prodotta e poi rilasciata all'esterno della cellula. Ottenuta una quantità sufficiente di proteina spike, questa viene estratta, purificata e compattata dando luogo a delle nanoparticelle virali che contengono sino a 14 spike. Tali particelle, addizionate ad una molecola adiuvante in grado di stimolare il sistema immunitario, sono così pronte per essere iniettate.

L'efficacia

Secondo quanto dichiarato dall'azienda, l'efficacia del vaccino si aggirerebbe intorno al 90%. Una percentuale del tutto paragonabile a quella ottenuta con i vaccini a mRNA. Efficacia che per quanto riguarda la prevenzione dei casi gravi è prossima al 100%: alla sperimentazione hanno partecipato circa trentamila volontari. Ventimila hanno ricevuto il vaccino, diecimila il placebo. Nel gruppo dei vaccinati si sono registrati 14 casi, tutti in forma lieve; nel placebo 63, dieci dei quali in forma moderata e quattro in forma grave.

I pro e i contro

Ma l'efficacia non è la sola interessante caratteristica del vaccino Novavax. Uno dei vantaggi è l'estrema sicurezza poiché rientra nella categoria di quelli a subunità, già utilizzati per l'epatite B, lo streptococco e la meningite. Inoltre, tale prodotto, può essere conservato a temperature tra i 2 e gli 8 gradi centigradi. I contro invece sono tutti nella difficoltà di reperimento della sostanza utilizzata come adiuvante. Una molecola, la saponina, estremamente costosa. Ed è proprio in virtù di questa caratteristica che al momento l'Unione Europea non ha ancora stretto un accordo definitivo circa l'acquisto del vaccino.

Strategia della terza dose

Tornando alle questioni "scientifiche", l'utilizzo di Novavax potrebbe essere utile se mai ci sarà la necessità di una terza dose. Il perché è presto detto: da tempo l'azienda sta lavorando ad una nuova versione del vaccino, in particolare utile contro la variante beta (Sudafricana).

Risultati preliminari, ottenuti nei babbuini, indicano che una terza dose di Novavax, dopo le due classiche della versione originale, ha portato ad una robusta risposta immunitaria contro la variante beta, alfa e la versione originale del coronavirus. Il vaccino Novavax dunque, a detta degli addetti ai lavori, potrebbe rappresentare un buon "booster" per l'eventuale terza dose.