Così il Covid mette ko il nostro sistema immunitario

A confemarlo uno studio dell’Università di Birmingham: potrebbe provocare alcune patologie auto-immuni
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"BASTA la parola". Negli anni '60 serviva a pubblicizzare un lassativo. Oggi, quell'indovinato spot calza a pennello per un'altra parola, 'autoanticorpi', che da sola si svela e spiega di cosa si sta parlando. Gli anticorpi rappresentano l'impalcatura-base su cui si regge il sistema immunitario che dovrebbe difenderci dall'aggressione di molte malattie, ma se il meccanismo, per cause diverse, si inceppa, tutto finisce a carte quarantotto. Con un sistema immunitario allo sbando. E quegli anticorpi-soldatini, attaccando il nostro organismo, si trasformano in auto-anticorpi che non distinguono più tra chi va difeso e chi va combattuto e annientato. Ma questo accade anche quando ci si ammala delle cosiddette patologie autoimmuni. Per esempio, la sclerodermia o l'artrite reumatoide piuttosto che il lupus, il diabete di tipo 1 o la sindrome di Sjogren.  

Cosa ha fatto Covid

Adesso arriva, a distanza di un anno dalle prime evidenze scientifiche, uno studio che, condotto dall'Università di Birmingham e finanziato dal Consorzio di Immunologia del coronavirus del Regno Unito, conferma la responsabilità di Covid-19 nell'innescare un analogo fenomeno nelle sue forme più gravi. I ricercatori hanno infatti scoperto che molti pazienti infettati da Sars-Cov-2 producono risposte immunitarie contro i tessuti o gli organi del proprio corpo.

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Un passo indietro. L'auto-anticorpo si identifica in un tipo di proteina prodotto dal sistema immunitario, a sua volta diretto contro una o più proteine proprie dell'individuo, e questo è alla base delle malattie autoimmuni. Accade però anche che sia proprio un'infezione, talvolta, a provocarle. E appunto, i primi dati rivelano che Covid-19 sarebbe in grado di innescare complicanze autoimmuni a lungo termine, mentre (lo dicono gli autori dello studio britannico) ci sono "segnalazioni di infezione da Sars-Cov-2 associata a una serie di malattie autoimmuni tra cui la sindrome di Guillain-Barré". Lo studio ha infatti riscontrato un numero maggiore di autoanticorpi nei pazienti Covid-19 rispetto al gruppo di controllo, definendone anche la loro presenza: fino a sei mesi.

Come funzionano

Lo studio conferma, va ribadito, quanto già segnalato negli ultimi mesi dalla letteratura internazionale, che cioè reperti di laboratorio sarebbero compatibili con malattie autoimmuni sistemiche in pazienti Covid-19.

Il problema di cui sarebbe indispensabile venire a capo è il comportamento degli auto-anticorpi nei confronti dell'infezione Covid-19. Secondo Matthew Woodruff, ricercatore della Emory university di Atlanta (Georgia) e primo autore di uno studio pubblicato pochi mesi fa su The Conversation, "questi autoanticorpi potrebbero essere addirittura benefici, attraverso un meccanismo cellulare ancora sconosciuto, nel combattere l'infezione. Ma, al contrario, potrebbero essere responsabili di un aggravamento della malattia. E addirittura, in alcuni casi, la risposta potrebbe prolungarsi con gli auto-anticorpi, aggiunge lo scienziato, che diventano la causa di un'alterazione o di una patologia autoimmune". Nello stesso articolo si pone il dubbio se questi anticorpi possano essere messi in relazione alle conseguenze del Covid nel tempo: dalla stanchezza che non se ne va alle lesioni polmonari e fino alle manifestazioni del long-Covid, tanto temuto quanto di frequente riscontro nei pazienti guariti.

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Come funziona

Il professor Gianni Marone, già presidente del Collegio mondiale di Immunologia Clinica ed emerito della Federico II di Napoli, sottolinea che Sars-Cov2, "si è rivelato molto più complesso di quanto si riteneva all'inizio. Prima ci eravamo concentrati sugli aspetti polmonari, ma oggi è evidente che si tratta di una sindrome multiforme caratterizzata da una profonda ed eterogenea alterazione dell'immunità innata ed adattativa. In questo contesto, possono prevalere la componente infiammatoria, la cosiddetta cytokine storm, quella trombotica, l'interessamento vasculitico e, anche, fenomeni autoimmunitari di varia natura che stanno emergendo".

Ma come può innescarsi il meccanismo autoimmune nei pazienti Covid? "In questo caso, le cellule immunitarie perdono il self-control e possono produrre anticorpi contro costituenti endogeni del proprio organismo", risponde l'immunologo. Che poi si sofferma anche sulle segnalazioni emerse nel 2020: "Le alterazioni descritte sono riconducibili ad almeno tre diversi meccanismi. La prima da Nature in cui si dimostrava che circa il 10% dei pazienti con Covid-19 severo producevano anticorpi diretti contro il sistema degli interferoni. Sono molecole fondamentali per la difesa antivirale, ma svolgono un ruolo centrale nella insorgenza di malattie autoimmuni. Un altro meccanismo è rappresentato dalla presenza nel sangue di questi pazienti di autoanticorpi diretti contro antigeni della cute, del cuore ed il DNA. Un ulteriore elemento deriva da alcuni studi che hanno dimostrato l'attivazione della via alternativa della cascata del complemento in corso di Covid-19. Questo è un meccanismo di danno cellulare tipico di alcune malattie autoimmuni sistemiche".

Il cortisone

Rimane, tra i tanti nodi da sciogliere, uno su cui si concentra da tempo l'attenzione della scienza e il protocollo terapeutico. In particolare riguarda  la relazione tra farmaci come il cortisone che hanno migliorato la sopravvivenza di alcuni pazienti Covid e le malattie autoimmuni. Marone, concludendo chiarisce: "La terapia con i glucocorticoidi ha drammaticamente rivoluzionato la prognosi di gravi malattie autoimmuni sistemiche, già dagli anni '80. E non si può escludere che l'efficacia di questi farmaci in alcune fasi ed in alcuni pazienti con Covid-19 possa essere attribuita, almeno in parte, a un'influenza positiva sull'insorgenza ed evoluzione di manifestazioni autoimmuni durante la malattia".

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