Insufficienza cardiaca: la nuova tecnica che aiuta quando i farmaci falliscono

Arriva un intervento mininvasivo e all’avanguardia
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Affanno, stanchezza, il fiato che si ferma in gola. Tutti sintomi dell’insufficienza cardiaca, patologia tanto diffusa quanto invalidante: colpisce circa 14 milioni di europei e in Italia il 2% della popolazione: circa 1.200.000 persone, con una crescita media del 2,3% nei prossimi 10 anni. Ora, però, entra in scena una tecnica mininvasiva, innovativa e all’avanguardia, per curare lo scompenso cardiaco che non è controllabile con i farmaci, e quindi offrire ai pazienti un’aspettativa e una qualità di vita migliori. L’intervento prevede l’impianto di un nuovo dispositivo - Atrial Flow Regulator -. E’ stato eseguito solo due volte in Italia: all'ospedale di Bassano del Grappa e all’Istituto clinico Sant’Ambrogio di Milano, qui dal dottor Maurizio Tespili, (responsabile dell'Unità operativa di Cardiologia e coordinatore dell'area cardiologica degli Istituti Ospedalieri Bergamaschi) e dalla sua équipe (i dottori Alfonso Ielasi, Massimo Medda, Francesco Casilli, Marta Bande e Mariano Pellicano).

Cos’è?

Ma cos’è lo scompenso cardiaco? Si tratta dell’incapacità del cuore di assolvere alla normale funzione contrattile di pompa e di garantire il corretto apporto di sangue a tutti gli organi. Non è sempre facilmente diagnosticabile; nello stadio precoce, infatti, la malattia può essere asintomatica. I casi sono più frequenti con l’aumentare dell’età, e progressivamente se ne contano di più tra le donne, arrivando al 15% in entrambi i sessi nelle persone dagli 85 anni in su. A causa del progressivo invecchiamento della popolazione generale, lo scompenso cardiaco ha assunto una dimensione epidemiologica sempre più rilevante e rappresenta al momento la patologia cardiovascolare a maggior prevalenza e incidenza.

Sintomi e cause

Si manifesta con affanno, stanchezza, accelerazione del battito cardiaco, gonfiore alle gambe o all’addome. Può avere cause diverse, tra cui ipertensione, infarto, predisposizione ereditaria, malattie infiammatorie ed è destinata a peggiorare nel tempo. La nuova tecnica consente di trattarlo in modo innovativo. “Questa procedura di settostomia interatriale percutanea con Atrial Flow Regulator rappresenta, a tutti gli effetti, un modo del tutto nuovo per trattare l’insufficienza cardiaca – conferma Tespilli –. Un concetto rivoluzionario di intervento che, diversamente dalle tecniche tradizionali, va ad agire sul cuore grazie a un piccolo foro (di circa 8-10 mm) che permette di “alleggerire” le pressioni di riempimento del ventricolo sinistro attraverso la creazione di una connessione tra l’atrio sinistro e quello destro, migliorando così in modo evidente i sintomi legati alla scompenso»

Il paziente trattato

L’intervento è stato realizzato su un paziente di 55 anni, affetto da disfunzione sistolica post-infartuale del ventricolo sinistro di grado moderato e già sottoposto in precedenza a diverse angioplastiche coronariche percutanee. “Nonostante la terapia medica adeguata anti-scompenso cardiaco, il paziente continuava a lamentare sintomi costanti, come la fatica a respirare (dispnea) di grado severo, anche per sforzi lievi. Non essendo candidabile a un trapianto, abbiamo dovuto ricorrere a una procedura alternativa ma efficace che gli permettesse di aumentare non solo l’aspettativa di vita ma anche la qualità di vita stessa”. 

L’intervento

L’intervento dura circa 40 minuti, è eseguito in anestesia generale e consiste nel realizzare una comunicazione interatriale (tra atrio sinistro e destro) mediante un foro nel quale viene impiantato un piccolo e innovativo device (Atrial Flow Regulator) a forma di anello (in nitinolo, una speciale lega metallica), che garantisce una deviazione del flusso sanguigno da sinistra a destra (delle cavità atriali) con relativa riduzione della pressione intracavitaria atriale sinistra e indirettamente della pressione capillare polmonare, il cui aumento può essere responsabile della dispnea da sforzo. 
In pratica, la procedura viene eseguita per via trans-venosa femorale: dopo la puntura transettale e dopo aver posizionato il filo all’interno della vena polmonare superiore sinistra, si dilata il setto interatriale con un pallone di calibro adeguato (12-14 mm). Successivamente, viene avanzato il sistema di rilascio (catetere) attraverso cui viene fatto transitare il dispositivo (AFR) che viene infine agganciato progressivamente al setto interatriale. Il device, una volta posizionato, non necessita di essere sostituito

I benefici

I dati disponibili dagli studi internazionali dimostrano evidenti benefici nel follow-up, tra cui una significativa riduzione dei sintomi e delle ospedalizzazioni, associata a un miglioramento della capacità funzionale. «Trattandosi di una tecnica mininvasiva e percutanea con accesso dalla vena femorale, non c’è nessuna ferita chirurgica e la sintomatologia dolorosa è pressoché assente – conclude Tespilli –. Il paziente è tornato a casa dopo tre giorni dall’intervento, senza dover ricorrere a cicli di riabilitazione, ma solo con l’indicazione di sottoporsi periodicamente alle visite di controllo ecografico e clinico concordate con lo specialista. In conclusione possiamo dire che questo intervento rappresenta sì una grande innovazione tecnologica, ma con una importante ricaduta pratica nella cura quotidiana dei pazienti con scompenso cardiaco, un’arma efficace, all’avanguardia e sicura contro una patologia sempre più diffusa e invalidante”.