Crisanti: "Senza i ragazzi non avremo immunità di gregge. Ma serve il vaccino giusto"

Intervista all'immunologo dell'università di Padova. Su green pass, immunità e origine del Coronavirus
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“L’immunità di gregge senza i ragazzi sotto i 18 anni non si raggiunge, e lo dicono i numeri. I conti sono facili da fare: abbiamo circa 10 milioni di italiani sotto i 18 anni, su 60 milioni, rimangono 50 milioni di adulti. Di questi si vaccina l’80% se va bene e siamo già a 40 milioni. E poi abbiamo una altra quota di residenti di cui tenere conto: i senza dimora, i richiedenti asilo non registrati. Arriviamo così a circa 20-23 milioni di persone che non si vaccinano, difficili da recuperare. In queste condizioni senza i ragazzi non è possibile raggiungere l’immunità di gregge”, precisa Andrea Crisanti, professore di Microbiologia all’Università di Padova, in una calda serata in cui racconta Covid e non solo nel cortile del palazzo storico in cui è nato e cresciuto, nel quartiere Prati, in occasione dell'iniziativa "Condomini" di Fondazione Musica per Roma.

Professore, le famiglie si preoccupano per gli effetti collaterali della vaccinazione, in particolare di AstraZeneca e J&J. Questi vaccini a vettore virale darebbero più rischi che benefici. Tanto che si sta pensando di destinare ai più giovani solo i vaccini a mRNA, ad open day già cominciati per i maturandi. Che ne pensa?

 “La mia posizione è molto semplice, il vaccino AstraZeneca è efficace e sicuro e causa solo in alcuni rarissimi casi reazioni avverse alcune delle quali anche gravi. Ma per abbattere anche quel remoto rischio, visto che abbiamo un’alternativa, cioè i vaccini a Rna messaggero, che si dia quell’alternativa. Somministrare l’AstraZeneca a tutti è un errore ma non perché questo vaccino non funzioni o non sia sicuro, è un errore perché abbiamo alternative, che vanno privilegiate in via precauzionale. Il rapporto rischio-benefici per i giovani non è a favore dei benefici: se per Coronavirus a 18 anni non si hanno decessi, basta un solo caso di morte per vaccino perché il rischio superi il beneficio. La questione è dunque etica. E sugli open day bisognava ragionarci meglio”.

Qual è la questione etica della vaccinazione ai ragazzi?

“La mia posizione è da sempre che i giovani non rischiano col Covid, quindi è necessario che il rischio posto dal vaccino sia per loro estremamente basso. La vaccinazione in quella fascia di popolazione è una sorta di servizio alla collettività, un atto altruistico per la salute pubblica. Ripeto: la ragione per cui vanno vaccinati i giovani è per raggiungere l’immunità di gregge. E per evitare che circolando il virus sorgano nuove varianti”.

Figliuolo qualche giorno fa ha dichiarato che per fine settembre raggiungeremo l’immunità di gregge: le pare un traguardo possibile?

“Penso che l’affermazione non si basi su dati epidemiologici: l’effetto gregge dipende dall’R0 (per chi lo avesse dimenticato: in epidemiologia, R con zero esprime con un numero la quantità di persone in media contagiate da un individuo con una malattia infettiva, ndr), se la variante indiana arriverà in Italia, e sicuramente arriverà, sarà un problema perché è molto più contagiosa. Ma noi non sappiamo ancora qual è l’R0 della variante indiana, quindi la vedo difficile oggi dire che raggiungeremo l’immunità di gregge nei prossimi 3 mesi e mezzo. E in ogni caso la vedo difficile anche basandoci sulla variante inglese. Possiamo sperare di raggiungere l’immunità di gregge a settembre se non arrivasse la variante indiana e vaccinando molto i giovani”.

Sono oltre 3 milioni gli anziani che ancora non hanno ricevuto la prima dose: 400mila over80, 900mila over70 e 2 milioni di over 60. Figliuolo ha chiesto alle regioni di mettersi in moto per recuperare questi cittadini. Pensa che sia un problema di difficoltà con le prenotazioni online o di timore?

“Il problema degli anziani che non si vaccinano non è una questione di resistenza alla vaccinazione, non si tratta di no-vax per capirci, quanto di scarsa competenza informatica, più diffusa in questa fascia di popolazione”.

Dal 1° luglio potremo viaggiare nell’Unione europea con un green pass, che durerà 9 mesi a partire dal quattordicesimo giorno dalla seconda dose per i vaccini che richiedono il richiamo. Chi ha avuto il Covid può ottenere il certificato, con durata sei mesi. Chi si è sottoposto a tampone ed è risultato negativo potrà essere libero di circolare per 48 ore. La convince un pass pensato in questo modo?

“Il certificato vaccinale ha un valore incentivante della vaccinazione. Tuttavia va detto che, messa così, la durata di validità non ha molto senso: se c’è una cosa di cui si è certi è che i guariti sono protetti per almeno un anno, mentre non sappiamo ancora per quanto tempo sono protetti i vaccinati. Per quanto riguarda il tampone: se parliamo di un tampone molecolare il rischio potrebbe essere accettabile. Ma concedere il pass per circolare liberamente sulla base di un antigenico sarebbe pericolosissimo, visto che il test antigenico ha una sensibilità ridotta e potrebbero risultare negative persone all’inizio della malattia, quando la carica virale é ancora bassa”.

Si riparla da qualche settimana dell'origine di questo Coronavirus: cambierebbe qualcosa se l'origine non fosse naturale? 

“Al momento non esistono prove che il Sars-Cov-2 sia uscito dai laboratori di Wuhan e penso francamente che sarà anche molto difficile dimostrarlo in futuro. Detto ciò, questa pandemia potrebbe essere lo spunto per aprire una discussione più generale sui laboratori di microbiologia nel mondo gestiti dai ministeri della difesa, il cui scopo non è la ricerca sulle malattie ma produrre armi biologiche. Ecco, io penso che questa pandemia potrebbe forse essere l’occasione giusta per chiedere trasparenza ai governi, eventualmente con l’obiettivo di arrivare a un vero e proprio disarmo biologico”.