Insonnia, scopri quanta melatonina hai nella saliva. È la nuova terapia

Il trattamento proposto dall'istituto Mondino di Pavia evita i farmaci cercando di sintonizzarsi con il ritmo circadiano dei pazienti, ossia la sincronizzazione tra i ritmi sonno-veglia interni
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Dormire è difficile, quasi un lavoro per una buona parte di italiani. Ci si sdraia nel buio, ci si prepara a rilassarsi, e poi si fissa il soffitto per ore. La gente la chiama insonnia, e dentro questa definizione ci mette di tutto: pensa di non dormire e invece lo fa a scatti; si alza e poi torna a prendere sonno; va a letto presto pensando di favorire il sonno e invece alle 4 è già lì, con gli occhi sbarrati.

Così, se solo il 5% delle persone che sostiene di soffrire d'insonnia va dal medico - come confermano gli ultimi dati - il resto ricorre ai farmaci. Ai sonniferi soprattutto. Di fronte a questa situazione, l'istituto Mondino di Pavia, ha deciso di percorrere una strada diversa. Che con i sonniferi non ha nulla a che fare, ma che si aggancia ad un meccanismo naturale che sta dentro di noi: un approccio diagnostico che si traduce in un trattamento terapeutico che cerca di sintonizzarsi con il ritmo circadiano dei pazienti, ossia la sincronizzazione tra i ritmi sonno-veglia interni e il normale ciclo luce-buio.

Attraverso il dosaggio della melatonina salivare il Mondino studia le abitudini dei malati d'insonnia e propone una cura mirata: orari precisi di sonno e veglia che risincronizzino i tempi del loro organismo nella vita di tutti i giorni. 

Il 35% degli italiani combatte con il sonno

Nel corso dell'ultimo anno il 30-35% di italiani adulti ha avuto difficoltà con il sonno. All'interno di questa percentuale, un 15% ha accusato problemi significativi. E il 10% soffre di insonnia cronica, definita tale perché dura per tre mesi e si presenta almeno tre volte alla settimana.

Il Covid ha aggravato le cose. Prima del 2020 il disturbo è rimasto stabile, poi con il susseguirsi dei lockdown, è esploso. "L'insonnia non è certo una novità - spiega il professor Michele Terzaghi, direttore del Centro di medicina del sonno della Fondazione Mondino di Pavia -. Già nell'800 se ne parlava in relazione allo stress. E oggi c'è una buona letteratura che lo associa all'inquinamento luminoso".

I sintomi

Cosa lo contraddistingue? Per una diagnosi di insonnia non basta rilevare una riduzione del sonno notturno. Deve essere accompagnata da sintomi diurni, come riduzione delle performance lavorative, cefalea, sintomi gastrointestinali, difficoltà di memoria, aumento dei tempi di reazione, con rischio di incidenti stradali e sul lavoro. In questo vortice restano coinvolte anche le relazioni interpersonali, visto che subentrano irritabilità, calo del tono dell'umore e riduzione dell'energia, che interferiscono in modo significativo nella realtà quotidiana.

L'insonnia può essere cronica o transitoria, dovuta a diversi fattori, personali e non. Dal medico va il 5% dei pazienti, perché molti ricorrono alla terapia fai da te. Ossia farmaci presi per sentito dire. Le più utilizzate sono le benzodiazepine (Dalmadorm, Felison, Halcion, Minias, Roipnol, Tavor). Ma ci sono pazienti che preferiscono gli integratori: passiflora, luppolo, valeriana, biancospino. Che in malati complessi sono più o meno acqua fresca. 

La punta dell'iceberg

"È una specie di iceberg - sottolinea Terzaghi - . Il nostro Centro di medicina del sonno tratta in attività ambulatroiale 500 pazienti all'anno: arrivano da Lombardia, Piemonte, Liguria, dal Piacentino, ma pure da Friuli, Emilia, Campania e Sicilia. Se dicono di dormire da due settimane, spesso ciò non corrisponde a realtà: percepiscono di non dormire, è una sensazione, ma non è così perché incappano in fenomeni che danno la sensazione di insonnia completa. Abbiamo persone in cura da 20-30 anni, anche se normalmente ci si aspetta che chi si rivolge a noi guarisca in tempi brevi. Qualcuno il problema ce l'aveva da giovane, persino da quando era studente universitario. L'obiettivo, a qualunque età, è risolvere l'insonnia facendo in modo che il paziente dorma bene e senza farmaci. Purtroppo questo non è sempre possibile".

L'attenzione alla melatonina

Tra i rimedi all'insonnia c'è pure la melatonina, che deve essere utilizzata a basse dosi e in modo coerente con l'aspetto circadiano (i ritmi sonno-veglia), ossia gli orari di inizio e fine sonno. E qui entra in scena l'istituto Mondino. "Spesso si utilizza questo farmaco all'inizio del trattamento terapeutico" spiega Terzaghi. "Prima procediamo ad un inquadramento del problema in ambulatorio - prosegue -. Visite in cui si valuta sia l'aspetto legato all'insonnia (notturno, diurno ed eventuale ricaduta), sia le diagnosi differenziali, stabilendo se occorra fare esami, o chiedere una valutazione psicodiagnostica per il tono dell'umore. E su questo costruiamo un percorso ad personam, come il sarto fa con il vestito".

I ritmi circadiani

Quindi ogni paziente può contare su un percorso terapeutico diverso. "È in quest'ottica che si instaura un approccio legato a due aspetti particolari: la necessità di sonno, ossia quante ore un paziente ha bisogno di dormire per stare bene (sotto questo profilo le persone si dividono in cortodormitori e lungodormitori) e l'aspetto circadiano. Il ritmo circadiano si riferisce agli orari del sonno in relazione agli orari sociali. Ci stiamo lavorando da tre anni".

Il punto di partenza è dato dalla suddivisione delle persone in tre tipologie: quelle che hanno un cronotipo mattiniero, le "allodole", che si alzano la mattina presto e sono particolarmente attive nella prima parte del giorno; quelle con un cronotipo serotino, i gufi, che sono maggiormente attive durante la sera e preferiscono andare a letto tardi, anche alle 4 del mattino; gli intermedi, che poi è la quota rilvante: persone che vanno a letto fra le 22.30-23 e si svegliano alle 7. 

Le abitudini sbagliate

"Quando lo scostamento veglia-sonno è marcato diventa disturbo del ritmo circadiano e non insonnia - spiega l'esperto - . Ma può essere presente anche in soggetti insonni. In questo caso il nostro approccio diagnostico, che si traduce in trattamento terapeutico, è quello di cercare di capire il ritmo circadiano di questi soggetti. Il 20% dei pazienti insonni, più frequentemente i serotini, si corica in orari inappriopriati rispetto al loro assetto biologico: o prima che la melatonina abbia il picco, oppure a meno di un'ora dall'avvio dei meccanismi del sonno. Quindi abitudini che non rispecchiano gli orari di veglia e sonno e contribuiscono ad aggravare, oppure a non migliorare, l'insonnia".

L'esame della saliva

In simili circostanze gli esami che l'istituto Mondino porta a termine sono due: l'actigrafia e il dosaggio della melatonina. Il primo è un bracciale, che contiene un sensore di movimento, che si porta al polso per una o due settimane. Il dispositivo misura la luce ambientale e il movimento di chi lo indossa. In pratica dà un'idea di come la persona si comporta. Il dosaggio della melatonina salivare è un prelievo di saliva, che viene esaminata in laboratorio e indica l'orario in cui nell'esaminato partono i meccanismi circadiani del meccanismo del sonno.

Da questi due esami inizia l'osservazione sulle abitudini dei pazienti. "Abbiamo constatato il 20% non rispetta l'orario veglia-sonno: soprattutto gli anziani vanno a letto prima rispetto all'inizio del sonno biologico - aggiunge Terzaghi - . Cercano di recuperare sonno e invece vanno incontro ad uno stato di veglia. Come pure, quelli che al mattino rimangono a letto più a lungo, alla sera faticano ad addormentarsi".

Stop ai farmaci

L'approccio nuovo che l'istituto Mondino  propone, quello del dosaggio della melatonina salivare, in sostanza consente di scegliere un trattamento mirato da mettere in atto ad orari precisi. "Siamo in grado di stabilire quante ore una persona debba dormire, quando debba coricarsi, se eventualmente sia preferibile che assuma della melatonina per bocca e venga sottoposta a terapia della luce per risincronizzare i tempi di letto - conclude Terzaghi - . Questa terapia, che usiamo nel 25-30% dei casi, permette di dare ai pazienti una risposta efficace, e soprattutto non farmacologica. Li si lascia dormire bene e a lungo termine senza farmaci. In un mese o due potrebbero vedere risolto il loro problema".