Covid, un trauma collettivo: la seconda ondata ha fatto più danni

La pandemia ci ha colpito nel profondo. Ecco perché  la ricaduta è stata peggio della malattia
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LA PANDEMIA e il lockdown hanno scosso profondamente la coscienza collettiva degli italiani, il 60% dei quali sente di aver vissuto un trauma, mentre uno su quattro ha pensato seriamente, durante questo anno di restrizioni, a farsi del male o persino a togliersi la vita. È il risultato di un’indagine su scala nazionale promossa dalla Fondazione Soleterre, che dal marzo 2020 si impegna in molte regioni italiane per fornire assistenza psicologica a persone colpite dal Covid, alle loro famiglie e agli operatori sanitari in difficoltà.

L’indagine, che è disponibile qui, ha evidenziato che le idee autolesionistiche durante la pandemia sono aumentate fortemente per intensità e frequenza: più del 4% degli intervistati ha riferito di aver pensato di farsi del male molto spesso o quasi tutti i giorni.

Una ricerca inglese coordinata dalla psichiatra Ann John, docente di Salute pubblica alla Swansea University Medical School, avverte che questo tipo di dati va interpretato con molta cautela, essendo difficile rilevare in tempo reale gli effetti di determinati fattori sociali sui tassi di suicidio; il problema sarebbe più evidente nei Paesi in via di sviluppo e nella cosiddetta “seconda ondata” del contagio, associata a sentimenti di delusione e sconforto, mentre nelle fasi iniziali della pandemia prevaleva il senso di appartenenza e solidarietà. Fasce particolarmente sensibili agli effetti psicologici del lockdown, come i giovani e i giovanissimi, meritano particolare attenzione.

Un’azione preventiva efficace dovrebbe articolarsi sul piano psicologico e sociale, individuando le persone più vulnerabili e tenendo presente che la disoccupazione e le difficoltà economiche rappresentano un fattore di rischio importante, che può aggiungersi o scatenare disturbi psicologici o psichiatrici, soprattutto depressione e stress post-traumatico, quest’ultimo particolarmente evidente dopo la seconda ondata, che ha avuto in molti casi un effetto ritraumatizzante anche su chi era riuscito a superare relativamente bene la prima.

I vissuti di disperazione, angoscia e oppressione sono i sentimenti più comuni, e sono particolarmente intensi in chi vive, sentendosi “in trappola”, situazioni familiari di violenza o di trascuratezza emotiva. Le istituzioni sanitarie si sono organizzate per intercettare tempestivamente questa sofferenza, fornendo ascolto e supporto psicologico alle persone in difficoltà.

In tutta Italia le ASL, le unità di psicologia, i dipartimenti di salute mentale e molte organizzazioni private hanno attivato servizi di sostegno emotivo, facilmente accessibili anche online o telefonicamente, utili per affrontare i sentimenti di abbandono e solitudine che possono permanere anche dopo il superamento dell’emergenza pandemica.

*Francesco Cro è psichiatra del Dipartimento di Salute Mentale, Viterbo