Vaccino Covid: chi sono gli italiani che lo rifiutano

Maschio, quarantenne e in buona salute. Un rapporto traccia l'identikit di coloro che non hanno fiducia nei vaccini. Ma gli scettici sono soltanto il 16%
4 minuti di lettura

Il 31 dicembre, quando l’Italia ha iniziato a vaccinare, molti cittadini, per svariate ragioni, erano scettici. Eppure oggi, “nonostante tutti i mugugni, l’Italia è uno dei paesi europei in cui l’esitazione davanti ai vaccini è più bassa”. Lo attesta un’indagine effettuata in tutti i ventisette paesi dall’agenzia europea Eurofound (solo in inglese, qui  nel febbraio - marzo di quest’anno.

“Davanti alla paura del contagio da Cov-Sars-2 l’Italia si è scoperta un paese meno no-vax di quel che ci si aspettava”, osserva Massimiliano Mascherini, direttore dell’unità di politiche sociali dell’agenzia per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Nel nostra Paese soltanto il 16% dei cittadini (uno su sei) manifesta un atteggiamento critico nei confronti dell’offerta vaccinale, contro una media europea del 27% (uno su quattro).

“La larga adesione alla campagna vaccinale italiana è legata alla profonda fiducia che i cittadini hanno verso la sanità pubblica, la scienza e la ricerca farmaceutica”. Questa stima, sottolinea l’esperto, è persino più alta della media europea (ha espresso un giudizio positivo il 64% degli italiani - contro il 59% degli europei), nonostante gli italiani registrino solitamente un livello di fiducia nelle proprie istituzioni molto basso”.

L’identikit dello scettico italiano

 

Escludendo coloro che non possono immunizzarsi per motivi di salute, il profilo dello scettico italiano è il seguente: è uomo, ha un età compresa tra i 35 e i 49 anni (17%), è disoccupato (26%); ha un livello educativo mediamente basso (30%); ha una salute molto buona (23%) e vive in aeree rurali (34%). Ma sopratutto si informa perlopiù tramite social media (31%): spazi virtuali che ben si prestano ad ospitare disinformazione e infodemia.

In Italia la copertura non è ancora ottimale Eppure, nonostante la lusinghiera fotografia scattata da Eurofound, che ci vede più diligenti e coscienziosi degli altri, in Italia la copertura non sembra ancora aver raggiunto una copertura soddisfacente. Nicola Maturo, primario del pronto soccorso del Cotugno di Napoli, pochi giorni fa ha osservato che “molti dei ricoveri che stiamo facendo in questi giorni riguardano persone che per motivi di età o altri fattori avevano diritto alla vaccinazione ma non l’hanno fatta”.

Questa esperienza, commenta Mascherini, “non mi stupisce. A marzo l’impatto della sospensione di Astra Zeneca e la non ottimale comunicazione politica e scientifica da parte di tanti paesi europei ha avuto un impatto molto forte nell’aumentare lo scetticismo dei cittadini. C’è da dire però che questa esitazione si è riassorbita nelle settimane successive”.

Per quanto riguarda nello specifico l’Italia, sottolinea, “oggi possiamo tranquillamente riconoscere che con il crescente numero di under 60 a cui è data la possibilità di prenotare, l’ondata di scetticismo sta via via scemando. Anche perché è ormai evidente che tutti i vaccini approvati dall’agenzia europea del farmaco sono sicuri ed efficaci e riducono drasticamente le forme gravi del Covid e il rischio di ospitalizzazioni”.

Preoccupa l’estate

C’è però un aspetto che preoccupa particolarmente Mascherini, ed è l’avvento delle vacanze. “Può darsi che alcuni italiani, osservando la diminuzione di contagi e decessi, e magari temendo che la data per il vaccino cada durante il periodo estivo, decidano di non farsi immunizzare o di rimandare a settembre la prenotazione”, dice. “Credo che il richiamo di qualche giorno fa del generale Figliuolo  sia stato molto importante: facciamo in modo che il nostro piano vacanze non rallenti il piano delle vaccinazioni. Mettiamo la nostra salute e quella del nostro Paese al primo posto, per tornare il più presto possibile alla vita normale”.

Il confronto con gli altri paesi europei

Nel 2019 l’esitanza vaccinale (in inglese si chiama vaccine hesitancy), definita dall’OMS come “un ritardo nell'accettazione o nel rifiuto dei vaccini nonostante la disponibilità di servizi di vaccinazione”, è stata classificata dalla stessa organizzazione tra le “dieci minacce alla salute globale”. In Europa la questione è seria, ma non allarmante. O almeno, non a livello uniforme. Sulla base delle quasi cinquantamila risposte analizzate, Eurofound stima che la percentuale di scetticismo in Europa segue una sorta di divisione geografica.

“I Paesi del nord e quelli mediterranei - chiarisce Mascherini- sono meno scettici rispetto a quelli dell’Europa centrale; mentre i Paesi dell’est hanno la percentuale più alta”. Ad esempio, in Danimarca, Malta e Irlanda solo il 10% dei cittadini rifiuta in vaccino, mentre questa stessa percentuale è superiore al 40% in Slovenia, Croazia, Lettonia e Bulgaria. Ancora una volta, “questo divario può essere riconducibile alla fiducia che la popolazione ha nel proprio servizio di sanità pubblica: più alta è la fiducia, minore è lo scetticismo”, chiarisce l’esperto.

C’e (anche) chi crede che il virus non esista

Ad ogni modo, sottolinea ancora Mascherini, “quando parliamo di esitazione vaccinale occorre sforzarsi di distinguere tra quelli che non vogliono immunizzarsi perché temono che il vaccino possa peggiorare le proprie condizioni di salute, (perché magari sono in condizioni di salute vulnerabili, hanno disabilità, o malattie croniche); da quelli che invece rifiutano il vaccino credendo che la pandemia Covid non esista”. Questo secondo gruppo, rileva il documento di Eurofound, è composto prevalentemente da donne e uomini disoccupati, che vivono in piccole città o in campagna, che godono di ottima salute e che usano i social media.

“Quello che abbiamo detto a proposito del binomio “vaccine hesitancy” e social media vale tanto per gli italiani, quanto per gli altri cittadini europei”, rileva Mascherini. “Secondo i nostri dati, coloro che si aggiornano tramite post e tweet sono due volte più propensi essere scettici riguardo al vaccino, rispetto a coloro che usano i tradizionali mezzi di informazione; e sono quattro volte più propensi a credere che il Covid-19 non esista”.

Identikit dello scettico europeo

Inoltre, dal documento prodotto da Eurofound emerge che, mediamente in Europa, “le categorie che hanno sperimentato una maggiore insicurezza professionale e finanziaria, come i disoccupati e liberi professionisti, sono coloro che hanno una maggior propensione a credere che il Covid non esista, oppure che sia tutta una cospirazione”.

Queste stesse categorie, spiega il ricercatore di Dublino, “hanno accumulato un forte risentimento nei confronti delle istituzioni a causa dell’impatto economico che la crisi ha avuto su di loro e quindi non accettano le indicazioni espresse da chi li rappresenta: non tollerano le misure di contenimento del virus, come i lockdown e le quarantene, e rifiutano i vaccini”. Fattori che niente hanno a che fare con la salute e i vaccini, ma sono di natura politica, emotiva o ideologica, per contrastare i quali sono necessari impegni e azioni che esulano dalla portata dei servizi sanitari stessi.