Depressione: la terapia su misura con un esame del sangue

Potrebbe bastare un test sanguigno per diagnosticarela. E disegnare una cura ad hoc per ognuno

 
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UNA PERSONA su quattro sperimenta almeno un episodio depressivo nel corso della sua esistenza. Secondo l’Oms, sono circa 264 milioni di persone a soffrirne nel mondo. Il decorso può essere più o meno invalidante e nei casi più gravi portare al suicidio, anche se, grazie alla farmaco- e psicoterapia, esistono oggi trattamenti efficaci che riescono ad affrontarla. Il punto è che per le sindromi depressive, il disturbo bipolare e soprattutto la tendenza al suicidio, una diagnosi precisa, così come la prevenzione del gesto estremo, è spesso complicata. Ora un team di psichiatri della IU School of Medicine ha sviluppato un test sanguigno capace di distinguere tra pazienti a più alto rischio di sviluppare la malattia grave con comportamenti suicidari, e segnalare la predisposizione a soffrire di disturbo bipolare.

L'esame

L’esame si basa su biomarcatori a Rna e riuscirebbe anche a identificare terapie antidepressive su misura. È la cosiddetta 'precision medicine', la medicina di precisione, una tendenza clinica che punta a personalizzare il più possibile la prevenzione, la diagnosi e le cure in base alle caratteristiche e alla storia del singolo paziente; prassi certamente già attuata in alcuni campi della medicina, ma una novità assoluta per quello psichiatrico. "La pubblicazione è il prodotto dei nostri sforzi per traghettare la psichiatria dal 19esimo al 21esimo secolo – spiega Alexander Niculescu, psichiatra alla Indiana University School of Medicine (IU) - :l’obiettivo è sviluppare cure “customizzate”, come già avviene in campo oncologico".

Le impronte digitali della malattia

Da oltre vent’anni il lavoro del professor Niculescu mira a identificare biomarker sanguigni precursori non solo della propensione al suicidio, ma anche del dolore cronico e dell’Alzheimer. Non senza scatenare discussioni tra i pari all’interno della comunità scientifica. Il suo nuovo studio pubblicato su Molecular Psychiatry, rivista del gruppo Nature dall’elevato impact factor, è durato 4 anni e ha coinvolto oltre 300 partecipanti reclutati tra i pazienti del Richard Roudebush Medical Center di Indianapolis affetti da depressione e disturbo bipolare. Il team di ricerca li ha sottoposti a colloqui e prelievi sanguigni ciclici, cercando i marcatori biologici di Rna più elevati tra coloro che nel tempo pensavano più spesso al suicidio e peggioravano le loro condizioni mentali.

Il confronto con altre ricerche

Dopo aver identificato i 26 più significativi, la lista è stata validata confrontandola con studi precedenti ed è stato sviluppato un’analisi del sangue che secondo gli scienziati sarebbe in grado prevenire il suicidio nelle persone predisposte. In altre parole, per i pazienti che mostrano nel sangue livelli più alti di queste molecole “spia”, il rischio di sviluppare una depressione grave che può portare al suicidio è maggiore. “I biomarker stanno emergendo come importante strumento diagnostico – sostiene Niculescu – specie per quei disturbi la cui diagnosi è legata a sintomi auto-riportati dal paziente o alla sensibilità personale del medico”. Meccanismi soggettivi non sempre affidabili. E sarebbe proprio l’oggettività di valutazione a rendere i biomarker sanguigni un’arma diagnostica potenzialmente rivoluzionaria: sono come “impronte digitali” che la malattia lascia nel flusso sanguigno e che possono aiutare a individuare la terapia più adatta per ogni paziente.

Il futuro e la ricerca

La risposta a una malattia, così come a una cura e a qualsiasi altro stimolo esterno può variare notevolmente da persona a persona: è forse una delle lezioni più importanti post-covid che ci porteremo dietro. È vero per un virus, e lo è in misura ancora maggiore per i disturbi della psiche. Il test messo a punto dai ricercatori della IU identifica anche i cosiddetti “biomarcatori predittivi”, ovvero quelle molecole che ci informano sulla cura più adatta: quella a cui il singolo individuo reagisce meglio.

“Questo lavoro – prosegue l’esperto – potrebbe aprire la strada a terapie mirate e a un monitoraggio continuo della risposta che il paziente mostra verso i trattamenti”. Niculescu e il suo team stanno guardando ora a collaborazioni con altri medici, enti di ricerca e con le compagnie farmaceutiche per iniziare ad applicare questo metodo diagnostico nel mondo reale. Il suicidio è certamente uno dei fenomeni più tremendi e complessi che possano investire l’essere umano, e innumerevoli sono i fattori che possono portare a contemplarlo. Pensare di avere a disposizione in futuro una semplice analisi del sangue che in qualche modo contribuisca a evitarlo è una speranza da non lasciar cadere. “Serve ancora molta ricerca, ma il nostro obiettivo è quello di salvare e migliorare la vita delle persone”, conclude il professore.