L'arsenale di Cuba contro Covid: cinque vaccini propri e uno con la Cina

Sei i candidati, due sono in fase avanzata di sperimentazione con dati incoraggianti
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CINQUE vaccini e un possibile sesto candidato sviluppato insieme alla Cina. E’ quanto bolle in pentola a Cuba dove l’Istituto statale dei vaccini Finlay de L’Avana ha messo il turbo. Alcune delle sperimentazioni, infatti, sono già in fase tre e si attendono i risultati entro giugno. A illustrare lo scenario di una Cuba che riesce a battere Covid-19 grazie ai suoi vaccini fatti in casa è un’intervista a Vicente Vérez Bencomo, direttore generale dell’Istituto Finlay, pubblicata su Nature.

Dall’isolamento, la voglia di indipendenza

Nella prima ondata di Covid-19 a Cuba, che conta 11 milioni di abitanti, ci sono state poche infezioni, poi a partire da novembre, con la riapertura dei confini al turismo, i casi di Covid-19 hanno iniziato ad aumentare raggiungendo il picco a fine aprile, con quasi seimila casi. Cuba è uno degli ultimi paesi comunisti rimasti al mondo e ha sopportato decenni di embarghi commerciali imposti dagli Stati Uniti, che hanno impedito l'accesso ad alcuni beni essenziali di prima necessità. Vérez Bencomo sostiene che sono state proprio queste condizioni a dare al popolo cubano una spinta indipendentista, spingendolo a creare il proprio vaccino Covid-19 piuttosto che aderire all'iniziativa internazionale Covax, che si pone l’obiettivo di fornire vaccini in modo equo a tutti i paesi. Perciò, Bencomo è convinto che, nonostante la crisi economica provocata da 60 anni di embargo degli Stati Uniti, se tutto andrà secondo i piani, Cuba diventerà il primo Paese latino-americano ad avere un proprio vaccino anti-Covid.

 

Quando hanno deciso i cubani di non partecipare all’iniziativa internazionale e far da sé? Pare che tutto sia nato a maggio dello scorso anno quando il presidente, Miguel Díaz-Canel, ha fatto un appello chiedendo il massimo dell’impegno per poter sviluppare un vaccino contro il coronavirus. “È stato molto importante per noi”, spiega a Nature il direttore del Finlay Institute. “Avevamo previsto che quando i vaccini fossero stati pronti in altre parti del mondo, ci sarebbe voluto molto tempo prima che raggiungessero paesi come il nostro. Ovviamente, per poter lavorare in questa direzione, abbiamo dovuto abbandonare altri progetti. Abbiamo interrotto una sperimentazione clinica per un vaccino contro lo pneumococco ed anche quella per un vaccino contro la pertosse molto innovativo. Non è stato possibile continuare a fare altro”.

 

Il Soberana 2 in fase 3

All'Istituto statale dei vaccini Finlay all'Avana è stato creato uno dei candidati vaccini più avanzati di Cuba. Allo studio ci sono ben tre vaccini nella ‘serie Soberana’ (che vuol dire ‘sovrano’). Tra questi il Soberana 02 a marzo ha iniziato lo studio di fase III su 44 mila persone, alcune delle quali stanno assumendo placebo. A causa della grave situazione epidemiologica, si sta conducendo anche un altro test di efficacia su 75.000 persone senza placebo. Visto che non vengono vaccinati tutti contemporaneamente, le persone che aspettano il loro turno fungeranno da gruppo di controllo. Che efficacia sta mostrando questo vaccino? A Nature, Bencomo spiega che durante le precedenti fasi di sperimentazione, due dosi di Soberana 02 hanno generato una risposta anticorpale in circa l'80% delle persone vaccinate. Ma con una terza dose di richiamo fatta con Soberana Plus la percentuale è salita al 100%, “tutti con anticorpi neutralizzanti che possono impedire al virus di entrare nelle cellule”, spiega il direttore del Finlay Institute che anticipa che i risultati finali potrebbero essere pronti per giugno.

 

Dal punto di vista etico, non è più possibile lanciare nuovi studi con il placebo a Cuba perché i casi di Covid-19 sono in aumento. Quindi, per testare l’altro vaccino, il Soberana 01, si sta progettando un protocollo che prevede il confronto con Soberana 02, invece di usare un placebo. I ricercatori stanno aspettando l'approvazione dell'autorità nazionale di regolamentazione di Cuba per iniziare lo studio di fase II. E’ in corso anche una sperimentazione su 450 convalescenti, che si sono ripresi da Covid-19 o erano asintomatici, per testare Soberana Plus, una dose di richiamo progettata per stimolare nuovamente l'immunità iniziale sviluppatasi nei soggetti che hanno avuto da una precedente infezione.

Di che vaccini si tratta

Nell’ambito della famiglia di vaccini Soberana, ci sono alcune differenze. Lo 01 e lo 02 sono entrambi vaccini basati su subunità proteiche della proteina Spike di Sars-Cov-2 ma ci sono delle differenze nella formulazione. Soberana 02 è un vaccino coniugato, cioè combina un antigene più debole con uno più forte per stimolare una risposta immunitaria più importante. Per svilupparlo, i ricercatori dell’Istituto Finlay hanno abbinato frammenti della proteina Spike a una forma disattivata di tossina tetanica, un potente antigene già impiegato con successo dallo stesso istituto per due vaccini che si utilizzano nei bambini contro lo pneumococco e contro il batterio emofilo dell’Influenza. Soberana 01 è invece un vaccino non coniugato, contenente coppie di frammenti di proteine Spike e componenti della membrana esterna del meningococco che agisce da adiuvante, ovvero capace di stimolare maggiormente la risposta immunitaria. Si tratta di un approccio analogo a quello impiegato per il vaccino antimeningococcico Va-Mengoc- B-C, un prodotto ampiamente utilizzato a Cuba e nel resto del mondo.

 

L’altro vaccino in sperimentazione si chiama Abdala ed è uno dei due sieri messi interamente a punto dal Centro di Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Cuba (Cigb). Lo scorso 22 marzo è cominciata la fase 3 di sperimentazione su oltre 48mila volontari. Basato su subunità proteiche con uno schema vaccinale di due o tre dosi somministrate per via intramuscolare, ha superato con successo i primi test clinici, mostrando sicurezza e tollerabilità. Parallelamente, procedono anche i test di Mambisa, il vaccino sotto forma di spray nasale che può essere utilizzato nei convalescenti o come dose di richiamo di altri vaccini.

Il vaccino con i cinesi

Ma c’è ancora un altro candidato: si tratta di un vaccino sviluppato congiuntamente dal Cigb insieme al Centro di ricerca e sviluppo di Yongzhou, nella provincia di Hunan, in Cina, chiamato Pan-Corona, in grado di indurre una risposta immunitaria contro le nuove varianti del coronavirus. “Alla base della formulazione, alcune parti del virus che sono maggiormente conservate e non così esposte alla mutazione per produrre anticorpi, compresi quelli diretti alle risposte cellulari – indicano gli sviluppatori sul British Medical Journal. È una strategia che potrebbe proteggere dalle emergenze epidemiologiche di nuovi ceppi di coronavirus”.

Pronti a produrre dieci milioni di dosi al mese

In attesa dei risultati finali, a Cuba si lavora per riorganizzare la capacità produttiva ed ottenere l'autorizzazione per l'uso in emergenza visto che in questo momento c’è un'incidenza molto alta di Covid specialmente a L'Avana. Secondo Bencomo, Cuba sarà in grado di produrre circa dieci milioni di dosi ogni mese. “Abbiamo molta richiesta di vaccini in questo momento, molto di più di quanto potremmo fornire. Quindi stiamo cercando accordi per la fornitura all’estero con pagamenti anticipati che ci consentano di investire per la produzione le risorse che non abbiamo”, spiega Bencomo. Visto che è un paese povero, come ha trovato Cuba le risorse per produrre i suoi vaccini Covid-19? Bencomo assicura che non è stato utilizzato nemmeno un centesimo del denaro utilizzato per produrre medicinali o acquistare cibo, ma che gli enti di ricerca hanno fatto un grande sforzo utilizzando tutte le risorse degli altri progetti. “Abbiamo dovuto essere creativi al riguardo. I nostri scienziati sono abituati a fare molto con pochissimo”, confida a Nature.