Malattie ereditarie della retina, Aifa approva la prima terapia genica

Sono rare, di origine genetica e rappresentano la principale causa di cecità nell’infanzia e nella età lavorativa. Con una sola iniezione il trattamento ripristina la vista con un effetto duraturo nel tempo
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La prima e unica terapia genica per il trattamento di una forma particolare forma di malattia   ereditaria della retina è ora disponibile in Italia. La nostra agenzia regolatoria (Aifa), infatti, ha dato il suo via libera alla rimborsabilità di Luxturna® (voretigene neparvovec), terapia innovativa indicata per il trattamento di pazienti pediatrici e adulti con perdita della vista a causa di una mutazione genetica in entrambe le copie del gene RPE65 e che hanno sufficienti cellule retiniche vitali. A dicembre del 2019 due piccoli pazienti pugliesi ipovedenti avevano ricevuto, primi in Italia, questo innovativo trattamento presso la Clinica Oculistica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli dove ha sede il “Centro Malattie Oculari Rare” (Centro di riferimento europeo nell’ambito dell’European Reference Network for Rare Diseases) e anche l’Unità di Terapie oculari avanzate Telethon.

Le malattie ereditarie della retina

Tra le patologie che possono colpire i nostri occhi ci sono anche quelle geneticamente determinate. Alcune di queste malattie ereditarie rare riguardano la retina e colpiscono bambini e giovani adulti. Si tratta di patologie che comportano una progressiva degenerazione dei fotorecettori della retina (coni e bastoncelli) con una grave riduzione della capacità visiva nel corso degli anni. Il gene RPE65 è uno degli oltre 260 geni che possono essere responsabili di una distrofia retinica ereditaria. Le persone nate con mutazioni in entrambe le copie del gene RPE65 possono andare incontro ad una perdita quasi totale della vista sin dalla tenera età, con la maggior parte dei pazienti che progredisce fino alla cecità totale. Si stima che la mutazione di entrambe le copie del gene RPE65 colpisca 1 persona su 200.000. Quasi il 60% dei pazienti è affetto da una forma severa della malattia che comporta gravi danni alla vista sin dalla nascita.

La storia di Alessia

A testimoniare l’impatto invalidante di questa malattia è anche la storia di Alessia, una bambina di Bari di sette anni affetta da una delle forme più severe di malattia. “Il primissimo sintomo lo abbiamo notato nei primi due mesi di vita - racconta il papà - fissava qualsiasi forma di luce e non inseguiva con lo sguardo persone e oggetti. Poi, crescendo, abbiamo notato dei movimenti incontrollati della pupilla e la cecità notturna, per cui di sera si azzerava completamente la sua capacità di muoversi e inoltre giocava di meno con i suoi fratellini”. La mamma di Alessia racconta: “All’inizio ci dicevano di aspettare perché poteva essere un ritardo nello sviluppo della vista, ma poi ad un anno ci fu detto che si trattava di distrofia retinica ereditaria. Da allora tutte le nostre scelte sono state condizionate dalle esigenze di Alessia”. Dopo il trattamento con la nuova terapia, la bambina ha iniziato a vedere: ad agosto ha potuto vedere la sua prima stella.

Una sola iniezione

Per i bambini come Alessia ma anche per i pazienti adulti, Voretigene neparvovec è la prima terapia genica una tantum. Come funziona? “La terapia - spiega Stanislao Rizzo, ordinario Oftalmologia Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore Uoc di Oculistica Fondazione Policlinico universitario Gemelli Irccs di Roma - fornisce una copia funzionante del gene RPE65 che agisce al posto del gene RPE65 mutato e ha il potenziale di ripristinare e migliorare la vista. Viene somministrata come singola iniezione retro-retinica in entrambi gli occhi”. Questo trattamento ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e duraturo nel tempo (dati fino a 7,5 anni) della funzionalità visiva e della capacità di movimento nello spazio.  

Come funziona la terapia genica

Dati che vengono confermati dalla pratica clinica. “Il gene difettoso porta all’alterazione del ciclo visivo e la degenerazione dei fotorecettori nel corso del tempo – spiega Rizzo - grazie alla terapia genica si realizza il sogno di indirizzare il decorso della malattia migliorando il funzionamento delle cellule che ne sono responsabili, poiché il cuore di questo nuovo campo di ricerca è dato dalla correzione dei geni alterati che scatenano la malattia stessa. Voretigene neparvovec, in particolare, è un vettore virale modificato con una copia funzionante del gene RPE65, che introdotto nell’occhio con un’iniezione sottoretinica veicola l’informazione corretta nelle cellule retiniche malate”.

Risultati duraturi nel tempo

Per chi non ha altre opzioni terapeutiche a disposizione, questa terapia genica approvata in Italia è davvero una chance di cura importante, come dimostra anche l’esperienza dei due bambini pugliesi trattati a dicembre 2019 presso la Clinica Oculistica dell’Università della Campania Luigi Vanvitelli.  “Un anno fa, autorizzati da Aifa grazie al fondo del 5%, abbiamo trattato i primi due bambini in Italia ed i risultati sono stati evidenti già dopo pochi giorni dall’intervento con un marcato allargamento del campo visivo ed una riconquistata capacità di visione in condizione di scarsa luce”, commenta Francesca Simonelli, ordinario Oftalmologia e direttrice della Clinica oculistica dell’università campana. A distanza di un anno possiamo confermarne l’efficacia e sostenere che voretigene neparvovec rappresenta una reale opportunità per questi pazienti, un risultato dal profondo valore scientifico e clinico poiché la sua efficacia è duratura nel tempo. Affinché tutto ciò non sia sprecato, dobbiamo essere in grado di individuare quanto più precocemente possibile i pazienti che possono beneficiare dei nuovi trattamenti”.

L’impatto della malattia sulla vita quotidiana

Il riconoscimento dei sintomi unito alla identificazione della mutazione del gene RPE65 attraverso il test genetico è funzionale non solo alla diagnosi della malattia ma anche alla valutazione della sua progressione e dell’eleggibilità del paziente al trattamento. Questa forma ereditaria di malattia della retina è progressiva, ma provoca una gravissima invalidità anche nelle fasi molto precoci sia sul piano della formazione scolastica che dell’inserimento nel mondo del lavoro. “Molti aspetti della qualità della vita come il grado di autonomia, il benessere psicologico e l’abilità di relazionarsi agli altri sono fortemente determinati dalla progressione della patologia”, aggiunge Assia Andrao, presidente Retina Italia Onlus. “La disponibilità di una terapia ha il potenziale di ridurre il notevole onere fisico, emotivo e finanziario che questa malattia ha sui pazienti e sulle loro famiglie, andando a migliorare le loro prospettive e qualità di vita”.