La mia missione contro il tumore al seno

Raffaele Leuzzi 
Tomosintesi ed ecografia insieme per personalizzare la diagnosi in base al rischio. Raffaele Leuzzi: "La prevenzione fa parte della cura"
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“Il 50 per cento delle donne ha un seno denso. Questo comporta più rischio di tumore e anche meno possibilità che venga diagnosticato. La densità mammaria resta il problema principe della diagnosi precoce”.  Raffaele Leuzzi è così, i ricci bianchi sparati e gli occhi chiari severissimi: tace per diversi minuti mentre analizza l’immagine mammografica in 3D (tomosintesi) di un seno, poi con il vecchio manipolo dell’ecografo in mano, durante la visita, arriva il fiume di riflessioni sul male che insegue da una vita. Classe 55, medico senologo originario di Delianuova (Reggio Calabria), trapiantato a Roma dopo aver studiato a Padova e Napoli, è in missione contro il cancro da quando nel  1987 sbattè la porta di un centro di prevenzione dell’Università La Sapienza in polemica con le “baronie universitarie”, come le chiama lui.

Lo studio romano di Leuzzi ha un nome che è un programma: Servizio di Senologia Diagnostica. La sua fissazione è anticipare il cancro, o aggredirlo il più presto possibile o prevenirlo con la dieta mediterranea. Ovvero prevenzione e diagnosi precoce, appunto.

Il dottore visita oltre 7000 donne all’anno e sempre con uno screening personalizzato. “E’ inutile chiedere alle donne l’impegno a fare una mammografia ogni anno o ogni due se prima non si mette a fuoco che tipo di seno hanno. Ci sono quattro livelli di rischio, in base alla densità dei tessuti. Con una mammografia in 2D con un seno denso vedi poco, con uno marcatamente denso non vedi nulla e 6 mesi dopo arrivi tardi, hai i cancri ‘di intervallo’, che in realtà sono cancri non diagnosticati e insorgono nell’intervallo tra una mammografia e l’altra. Si dice sempre che il tumore alla mammella è il più curabile, ma non si dice che non riusciamo ad abbattere il tasso di mortalità in modo significativo da anni ormai”.

Alle sue spalle c’è una macchina nuova di zecca da 250mila euro: realizza mammografie in 3D, per tomosintesi mammaria. “Lavora sulla stratificazione dei tessuti con un impiego di raggi più modesto delle radiografie – spiega – sfruttando lo stesso principio della Tac”. In pratica elabora immagini in 3D e le porta su uno schermo in 2D. Può visualizzare sezioni sottili 1 mm (slices) o più spesse (slabs).E nel giro di un minuto il computer grazie al sistema della diagnosi assistita CAD offre uno strumento sofisticato di diagnosi segnalando sul monitor le aree di maggior interesse e fornendo informazioni e dettagli di qualità elevatissima, compresa la densità del tessuto del seno: più la densità quantificata secondo categorie. Il problema è che in giro non ce ne sono così tante come servirebbe.

“La tomosintesi – assicura Leuzzi - riconosce un terzo di tumori in più della mammografia in 2D perché riesce a evidenziare i tumori mascherati dalla sovrapposizione dei tessuti opachi e densi, i più difficili e pericolosi”. Lo provano i numeri: “La sensibilità della diagnostica in 2D ha una capacità di riconoscere il tumore del 60/64% sui casi esaminati, se faccio una mammografia in 3D ho un incremento del 15% e porto la mia certezza diagnostica all’80”.

La tecnologia dunque è importante ma non sufficiente. Il dottore proietta l’immagine in 3D su uno schermo gigante e poi comunque “scandaglia” il seno della paziente con seno denso con il vecchio sistema dell’ecografia a mano di ultima generazione. “E’ una terza mano che completa la tomosintesi, è la visita con il mezzo più economico, ma l’unico ancora che distingue tra liquido e solido. Il tumore è solido, la cisti liquida”, spiega. Chi ha un seno difficile, il 50 per cento di cui dicevamo, ogni anno dai 40 potrebbe associare alla tomosintesi l’ecografia che studia la struttura morfologica ghiandolare. “Con l’ecografia mammaria – garantisce Leuzzi - si alza la capacità diagnostica del 15/20%”.

La prevenzione perfetta però si fa con un ‘approccio multimodale’. “La tecnologia è fondamentale, le pazienti più difficili dovrebbero concordare con il medico anche la mammografia con contrasto o la risonanza col contrasto quando il seno è particolarmente denso. Ma al principio di tutto  - sottolinea Leuzzi - restano il dialogo e la visita. Ogni paziente deve trovare un’intesa col suo medico e fare dei controlli sempre con lo stesso team cadenzati secondo il grado di densità mammografica”.

Il senologo è preoccupato: “Nell’ultimo anno 53.500 donne si sono ammalate di cancro della mammella. Nei paesi occidentali una su otto svilupperà un tumore di questo tipo nel corso della vita. Le nuove attrezzature ci permettono di vedere benissimo distinguendo tra tumori maligni, che vanno in metastasi, e calcificazioni, che in alcuni Paesi come la Gran Bretagna ormai non vengono neanche più chiamati tumori. Avevo chiesto la convenzione per offrire i miei macchinari e il mio know how nel pubblico, ma preferiscono aprire a istituti privati con strumenti vecchi, mentre ci sono liste di attesa anche di un anno negli ospedali. Peccato”.

Leuzzi è un grande clinico, fa diagnosi, non ricerca sulle terapie. Ma prima di salutarlo gli chiediamo anche di questo. Quale sarà la strada di cura? Il vaccino? Gli studi genetici ? “La vera strategia contro il cancro è affamarlo – sentenzia l’oncologo -. Le masse tumorali sono le uniche che producono i vasi sanguigni e si moltiplicano. E’ bloccando questo meccanismo che si può fermare la crescita di un tumore e della sua diffusione”. E poi torna al principio: “E’ ‘cura’ anche la prevenzione. Dieta mediterranea, vita sana, buone abitudini. E screening personalizzati sulla base del rischio”. Consulenza e screening  che cerca di garantire gratis nella sua Calabria – la regione a più alta migrazione sanitaria per il tumore alla mammella – come presidente dell’associazione ‘ledonnescelgono’ e il Progetto Salute Seno.